“Inappropriate” e “irrispettose della Corte, di chi soffre e di chi ha operato per un modello detentivo diverso”: così Mauro Palma - presidente della Commissione del Ministero della Giustizia per l'elaborazione degli interventi in materia penitenziaria - ha definito le dichiarazioni dei radicali dopo il pronunciamento del Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa che il 5 giugno 2014 ha valutato positivamente quanto fatto dall’Italia sulle condizioni di detenzione e, di conseguenza, rimandato a giugno 2015 la decisione definitiva sull'esecuzione della sentenza Torreggiani.
Cosa avevamo dichiarato? Che il Consiglio d’Europa aveva di fatto prorogato di un anno la tortura dei carcerati e che il Governo era in procinto di quantificarne il “prezzo”: 8€ per ogni giorno di disumanità e degrado patito. Infatti, pur essendo diminuita di settemila unità la popolazione detenuta, quei “trattamenti” non sono cessati come chiedevano la Corte EDU, la Corte Costituzionale e il Presidente della Repubblica. Anzi, per operare stoltamente nella direzione dei “tre metri quadri per tutti”, per combattere il sovraffollamento, il Governo Renzi ha aggiunto ulteriori violazioni di legge deportando come pacchi postali migliaia di detenuti in istituti lontani dai familiari. Autolesionismo, morti e suicidi fra detenuti e agenti lo dimostrano.
Se fossimo diversi da quello che siamo (cioè come gli altri), avremmo potuto rivendicare i settemila detenuti in meno come successo della lotta nonviolenta di Marco Pannella, dei radicali e delle migliaia di detenuti e loro familiari. Invece, consideriamo quello del 5 giugno un nostro insuccesso. Continueremo a lottare per amnistia e indulto, cioè per quel che è giusto: ci vuol pure qualcuno in Italia, in Europa e nel mondo che, come Marco Pannella, sappia denunciare, per rimuoverli, i segni del degrado democratico che porta con sé crimini considerati debellati.
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Laici, Nonviolenti, Antiproibizionisti, Liberali, Federalisti
martedì 17 giugno 2014
Carceri illegali: continueremo a lottare per amnistia e indulto. I radicali rispondono a Mauro Palma
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