“E’ violento, illogico, irrazionale, illegittimo. Trovo
assurdo che il destino di una persona che sta vivendo un dramma così
particolare, com’è vivere con un tubo in gola, debba essere deciso da qualcuno
seduto dietro a una scrivania”.
Le parole del dott. Mario Sabatelli, possono rendere
irreversibile il passaggio dal paternalismo del medico a un atteggiamento
rispettoso e simpatetico nei confronti del paziente affidato alle sue cure; possono diffondere quel diverso rapporto medico-paziente, auspicato da chi opera
– ancora e nonostante tutto – per un mondo dove “l’altro” (nelle carceri come
negli ospedali) non sia sempre e soltanto uno strumento nelle mani di chi in
quel momento dispone di lui.
Ma il neurologo del Policlinico Gemelli (l’ospedale di
Giovanni Paolo II) chiede anche “chiarezza legislativa”.
Parlamento (che "non dovrebbe ignorare il problema delle scelte di fine vita e eludere 'un sereno e approfondito confronto di idee' su questa materia"), Governo e "servizio pubblico" RAI non sembrano tuttavia percepire l’importanza di questa esigenza. La proposta di legge di iniziativa popolare per il testamento
biologico e l’eutanasia - del Comitato per la legalizzazione dell'eutanasia - probabilmente non sarà inserita nel calendario dei lavori della Camera.
E i medici compassionevoli come il Dott. Mario Riccio, se non
protetti dall’esimente del pronunciamento di qualche tribunale (art. 51 C.P.), continueranno
a rischiare di essere imputati, e condannati ad anni di carcere, per “omicidio del
consenziente”.
In corsivo uno stralcio della lettera inviata dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Carlo Troilo il 18 marzo 2014 a Carlo Troilo, dell'Associazione Luca Coscioni.
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