Di Gilles Kepel.
Da Jihad. Ascesa e declino. Storia del fondamentalismo islamico.
Osama bin Laden avrebbe poi creato, intorno al 1986, una serie di propri campi [di addestramento per jihaidisti] in Afghanistan. La sua ricchezza e la sua generosità, i suoi modi semplici e il suo fascino personale, il suo coraggio in combattimento furono tutti elementi che alimentarono la sua leggenda. Intorno al 1988, creò un database in cui erano inseriti gli "jihadisti" e gli altri volontari che che erano passati per i suoi campi: ciò diede vita ad una struttura organizzata costituita intorno ad un archivio elettronico il cui nome arabo, Al Qa'ida ("la base" dei dati) sarebbe diventato celebre una decina di anni dopo, quando le autorità americane avrebbero descritto questa struttura come una rete terroristica ultrasegreta, accusando bin Laden di "cospirazione".
www.radicalisenzafissadimora.org
Laici, Nonviolenti, Antiproibizionisti, Liberali, Federalisti
Visualizzazione post con etichetta Islam. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Islam. Mostra tutti i post
domenica 24 luglio 2011
martedì 10 maggio 2011
Comunicato stampa Guaiana – Lista Bonino-Pannella: Contro il clericalismo di vescovi e imam occorre un voto laico e anticlericale
Guaiana – Lista Bonino-Pannella: Contro il clericalismo di vescovi e imam occorre un voto laico e anticlericale.
Dichiarazione di Yuri Guaiana Candidato al Consiglio Comunale di Milano e alla zona 2 nella Lista Bonino-Pannella x Pisapia Sindaco.
Il 7 maggio i vescovi su «Avvenire» si sono scagliati contro «il partito dell'eutanasia e dell'aborto come 'diritto'» e hanno invitato a votare solo coloro che valorizzano la famiglia «nel 'format' fondato sul matrimonio uomo-donna sancito dalla Costituzione». Il 9 maggio Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, ha emesso una fatwa contro gli esponenti gay di partito perché quella omosessuale sarebbe «una condotta che non va d'accordo con l'etica islamica».
Contro questa deriva clericale occorre una risposta rigorosamente laica, ispirata alla legge delle guarentigie, che garantisca a tutti piena libertà di culto, ma senza alcun privilegio né cedimento a indebite ingerenze. La politica e il dibattito pubblico devono rimanere uno spazio abitabile davvero da tutti senza nessuna limitazione alla libertà e ai diritti di alcuno. Per questo io, così come TUTTI i candidati della Lista Bonino-Pannella, ho sottoscritto i punti proposti dalla Consulta milanese per la Laicità delle Istituzioni (http://osservatoriocandidati.jimdo.com/) sulla libertà di culto e sulla non esposizione di simboli religiosi nelle sedi delle istituzioni dipendenti dall'amministrazione comunale.
Per finanziare la campagna elettorale: http://milano.boninopannella.it/contribuisci
http://milano.boninopannella.it/
Facebook: Milanoradicalmentenuova lista bonino-pannella
Twitter: Bonino Pannella Milano
Dichiarazione di Yuri Guaiana Candidato al Consiglio Comunale di Milano e alla zona 2 nella Lista Bonino-Pannella x Pisapia Sindaco.
Il 7 maggio i vescovi su «Avvenire» si sono scagliati contro «il partito dell'eutanasia e dell'aborto come 'diritto'» e hanno invitato a votare solo coloro che valorizzano la famiglia «nel 'format' fondato sul matrimonio uomo-donna sancito dalla Costituzione». Il 9 maggio Ali Abu Shwaima, imam della moschea di Segrate, ha emesso una fatwa contro gli esponenti gay di partito perché quella omosessuale sarebbe «una condotta che non va d'accordo con l'etica islamica».
Contro questa deriva clericale occorre una risposta rigorosamente laica, ispirata alla legge delle guarentigie, che garantisca a tutti piena libertà di culto, ma senza alcun privilegio né cedimento a indebite ingerenze. La politica e il dibattito pubblico devono rimanere uno spazio abitabile davvero da tutti senza nessuna limitazione alla libertà e ai diritti di alcuno. Per questo io, così come TUTTI i candidati della Lista Bonino-Pannella, ho sottoscritto i punti proposti dalla Consulta milanese per la Laicità delle Istituzioni (http://osservatoriocandidati.jimdo.com/) sulla libertà di culto e sulla non esposizione di simboli religiosi nelle sedi delle istituzioni dipendenti dall'amministrazione comunale.
Per finanziare la campagna elettorale: http://milano.boninopannella.it/contribuisci
http://milano.boninopannella.it/
Facebook: Milanoradicalmentenuova lista bonino-pannella
Twitter: Bonino Pannella Milano
mercoledì 4 maggio 2011
Come cambia Al Qaeda dopo la morte di Osama bin Laden?
Di Marco del Ciello.
A causa della sua distribuita topologia autorganizzata Al Qaeda è così capillare e autosufficiente che neppure l'eliminazione di Osama bin Laden e dei suoi più vicini sostituti potrebbe a questo punto sradicare la minaccia creata da questi uomini. È una tela senza il ragno.
(Albert-László Barabási, Link. La scienza delle reti)
La settimana che stiamo vivendo si è aperta con l'annuncio della morte di Osama bin Laden. Mentre ancora aspettiamo di conoscere i dettagli della sua uccisione, possiamo però già farci qualche domanda sul futuro dell'organizzazione fondata dal terrorista saudita nell'ormai lontano 1988. Che ne sarà di Al Qaeda ora che il suo (presunto) leader è morto? Se a livello emotivo i militanti quaedisti sono oggi in lutto, da un punto di vista operativo non cambia però nulla per loro... e per noi. Bin Laden ha infatti costruito negli anni una rete senza precedenti, capace di resistere anche alla rimozione dei suoi nodi più importanti: non solo l'organizzazione in sé, ma anche ogni singola cellula locale è in grado di fare a meno di chiunque tra i suoi membri. Come per l'Idra della mitologia greca, il taglio della testa è tutt'altro che un colpo fatale. Non perché i leader uccisi vengano sostituiti rapidamente, ma semplcimente perché i leader non sono necessari al funzionamento della rete. Non esiste né una burocrazia né una gerarchia del terrore.
Questa descrizione può apparire sorpredente a chi sia abituato a osservare e studiare le organizzazioni terroristiche o più in generale le associazioni e i movimenti politici. Siamo abituati a vedere strutture rigide, con una linea di comanando chiara e definita, sul modello dei grandi eserciti moderni con generali, ufficiali e sottoufficciali, leader e gregari. Ma diventa tutto più chiaro se invece pensiamo ad altre reti che compongono la nostra esperienza quotidiana come, ad esempio, Internet o gli ecosistemi, dove la perdita di nodi (o server) anche importanti non pregiudica il funzionamento della rete stessa. Si tratta infatti di sistemti ridondanti, dove più persone (o cose) sono in grado di e svolgono le stesse funzioni. Ridondanti e dunque robusti, capaci cioè di sopravvivere e prosperare anche di fronte traumi importanti. Se è sempre difficile comprendere con esattezza le dinamiche interne di un'organizzazione che opera per definizione in segreto, possiamo tuttavia già sapere che la perdita del suo fondatore non causerà la scomparsa di Al Qaeda. Purtroppo.
www.radicalisenzafissadimora.org
A causa della sua distribuita topologia autorganizzata Al Qaeda è così capillare e autosufficiente che neppure l'eliminazione di Osama bin Laden e dei suoi più vicini sostituti potrebbe a questo punto sradicare la minaccia creata da questi uomini. È una tela senza il ragno.
(Albert-László Barabási, Link. La scienza delle reti)
La settimana che stiamo vivendo si è aperta con l'annuncio della morte di Osama bin Laden. Mentre ancora aspettiamo di conoscere i dettagli della sua uccisione, possiamo però già farci qualche domanda sul futuro dell'organizzazione fondata dal terrorista saudita nell'ormai lontano 1988. Che ne sarà di Al Qaeda ora che il suo (presunto) leader è morto? Se a livello emotivo i militanti quaedisti sono oggi in lutto, da un punto di vista operativo non cambia però nulla per loro... e per noi. Bin Laden ha infatti costruito negli anni una rete senza precedenti, capace di resistere anche alla rimozione dei suoi nodi più importanti: non solo l'organizzazione in sé, ma anche ogni singola cellula locale è in grado di fare a meno di chiunque tra i suoi membri. Come per l'Idra della mitologia greca, il taglio della testa è tutt'altro che un colpo fatale. Non perché i leader uccisi vengano sostituiti rapidamente, ma semplcimente perché i leader non sono necessari al funzionamento della rete. Non esiste né una burocrazia né una gerarchia del terrore.
Questa descrizione può apparire sorpredente a chi sia abituato a osservare e studiare le organizzazioni terroristiche o più in generale le associazioni e i movimenti politici. Siamo abituati a vedere strutture rigide, con una linea di comanando chiara e definita, sul modello dei grandi eserciti moderni con generali, ufficiali e sottoufficciali, leader e gregari. Ma diventa tutto più chiaro se invece pensiamo ad altre reti che compongono la nostra esperienza quotidiana come, ad esempio, Internet o gli ecosistemi, dove la perdita di nodi (o server) anche importanti non pregiudica il funzionamento della rete stessa. Si tratta infatti di sistemti ridondanti, dove più persone (o cose) sono in grado di e svolgono le stesse funzioni. Ridondanti e dunque robusti, capaci cioè di sopravvivere e prosperare anche di fronte traumi importanti. Se è sempre difficile comprendere con esattezza le dinamiche interne di un'organizzazione che opera per definizione in segreto, possiamo tuttavia già sapere che la perdita del suo fondatore non causerà la scomparsa di Al Qaeda. Purtroppo.
www.radicalisenzafissadimora.org
domenica 17 aprile 2011
Chi sono i salafiti e cosa vogliono?
Di Tamim Ansary.
Da Un destino parallelo. La storia del mondo vista attraverso lo sguardo dell'Islam.
Ibn Taymiyah mitizzava la perfezione della vita in quella prima comunità, riferendosi ai compagni di Maometto come al-salaf al-salihin, 'i Pii Predecessori'. Versioni delle sue dottrine riemersero poi in India e in Nordafrica in un movimento chiamato salafismo, che è giunto fino ai nostri giorni. La parola appare spesso negli articoli di giornale che parlano degli "islamisti". È qui che tutto ha avuto inizio, all'ombra dell'olocausto mongolo.
[...].
Ibn Taymiyah non riassume l'islam, neanche quello del XIII secolo - esistono tante scuole di pensiero e approcci diversi -, ma proprio quell'atteggiamento che faceva così infuriare il clero e le autorità portò tanti altri ad ammirarlo. Ibn Taymiyah apparteneva alla scuola di giurisprudenza musulmana fondata da Ibn Hanbal, quello studioso dell'era abbaside che aveva preso fermamente posizione contro il primato e la sufficienza della ragione. Ibn Hanbal aveva privilegiato una interpretazione molto letterale del Corano e dei metodi estremamente rigidi per applicare i suoi insegnamenti, rifiutando quasi del tutto anche il ragionamento analogico come strumento per diffondere le dottrine; e così fece anche Ibn Taymiyah. Entrambi avevano un temperamento duro, combattivo e inflessibile. Il fatto che tutti e due andarono in prigione per le loro idee finì per nobilitarne l'eredità, a prescindere dai meriti intellettuali che potesse avere il loro pensiero.
www.radicalisenzafissadimora.org
Da Un destino parallelo. La storia del mondo vista attraverso lo sguardo dell'Islam.
Ibn Taymiyah mitizzava la perfezione della vita in quella prima comunità, riferendosi ai compagni di Maometto come al-salaf al-salihin, 'i Pii Predecessori'. Versioni delle sue dottrine riemersero poi in India e in Nordafrica in un movimento chiamato salafismo, che è giunto fino ai nostri giorni. La parola appare spesso negli articoli di giornale che parlano degli "islamisti". È qui che tutto ha avuto inizio, all'ombra dell'olocausto mongolo.
[...].
Ibn Taymiyah non riassume l'islam, neanche quello del XIII secolo - esistono tante scuole di pensiero e approcci diversi -, ma proprio quell'atteggiamento che faceva così infuriare il clero e le autorità portò tanti altri ad ammirarlo. Ibn Taymiyah apparteneva alla scuola di giurisprudenza musulmana fondata da Ibn Hanbal, quello studioso dell'era abbaside che aveva preso fermamente posizione contro il primato e la sufficienza della ragione. Ibn Hanbal aveva privilegiato una interpretazione molto letterale del Corano e dei metodi estremamente rigidi per applicare i suoi insegnamenti, rifiutando quasi del tutto anche il ragionamento analogico come strumento per diffondere le dottrine; e così fece anche Ibn Taymiyah. Entrambi avevano un temperamento duro, combattivo e inflessibile. Il fatto che tutti e due andarono in prigione per le loro idee finì per nobilitarne l'eredità, a prescindere dai meriti intellettuali che potesse avere il loro pensiero.
www.radicalisenzafissadimora.org
Iscriviti a:
Post (Atom)