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giovedì 11 ottobre 2012

Se legalizzando io potessi... Dibattito con Claudia Sterzi e Carla Rossi


Domani l'associazione culturale studentesca Anime Salve Spa organizza un dibattito sull'antiproibizionismo dal titolo 'Se legalizzando io potessi...'. Partecipano: Stefano Gurciullo, economista e co-redattore del sito Quattrogatti.info; Carla Rossi, ordinaria di statistica medica presso l'Università di Roma Tor Vergata e rappresentante del Parlamento Europeo nel Consiglio di amministrazione dell'Osservatorio europeo sulle droghe e tossicodipendenza (EMCDDA); Chiara Cremonesi, consigliere regionale di Sinistra Ecologia e Libertà in Lombardia; Claudia Sterzi, segretaria dell'Associazione Radicale Antiproibizionisti; Eleonora Montani, docente di criminologia presso l'Università Bocconi. Modera: Laura Cesaris, docente di procedura penale presso l'Università Bocconi.

'Se legalizzando io potessi... combattere la criminalità organizzata? Arginare la tossicodipendenza? Aumentare il gettito fiscale? Nel 2005, Milton Friedman è stato il primo firmatario di un appello sottoscritto da oltre 500 economisti americani per denunciare gli enormi costi (7,7 miliardi di dollari all'anno) del proibizionismo sulla marijuana: considerava questa legge un sussidio virtuale del governo alla criminalità organizzata. Può la legalizzazione apportare benefici sociali ed economici? E soprattutto: può essa combattere la criminalità organizzata? Anime Salve Spa vorrebbe aprire un dibattito, con gli esperti e con gli studenti della comunità studentesca'.

Il dibattito sarà trasmesso in diretta su Radio Radicale.

Appuntamento venerdì 12 ottobre alle 12:00, presso l'aula N02 dell'edificio Velodromo dell'Università Bocconi in piazza Angelo Sraffa 13 a Milano.

www.radicalisenzafissadimora.org

giovedì 29 dicembre 2011

Il proibizionismo sulle droghe

Di Milton Friedman.
Da Newsweek del 1 maggio 1972.

'Il regno delle lacrime è finito. I bassifondi saranno presto solo un ricordo. Trasformeremo le nostre prigioni in fabbriche, magazzini e granai. Gli uomini cammineranno a testa alta, le donne sorrideranno e i bambini saranno felici. L'inferno resterà per sempre vuoto'. Con queste parole Billy Sunday, il noto predicatore evangelico a capo della crociata contro il demone dell'alcol, salutava l'inizio del proibizionismo nei primi anni Venti. Noi oggi sappiamo che la sue speranze erano destinate a non realizzarsi. Nuove prigioni dovettero essere costruite per ospitare i criminali generati dalla trasformazione del bere liquori in un crimine contro lo stato. Il proibizionismo minò il rispetto della legge, corruppe i poliziotti e creò un clima morale decadente, ma non fermò il consumo di alcolici. Nonostante questa tragica lezione, pare che siamo decisi a ripetere esattamente gli stessi errori nella gestione delle droghe.

Etica e opportunità

Sul piano etico, abbiamo noi il diritto di usare la macchina dello stato per impedire a un individuo di diventare un alcolista o un tossicodipendente? Per quanto riguarda i bambini, quasi tutti risponderebbero almeno un sì con qualche condizione. Ma per quanto riguarda gli adulti responsabili, io per esempio risponderei di no. Parlare con il potenziale tossicodipendente, sì. Spiegargli le conseguenze, sì. Pregare per e con lui, sì. Ma credo che non abbiamo il diritto di usare la forza, direttamente o indirettamente, per impedire a un nostro simile di suicidarsi, non parliamo quindi di bere alcolici o assumere droghe. Sono disposto ad ammettere che la questione etica è complessa e che uomini in buona fede potrebbero benissimo essere in disaccordo con me. Per fortuna, però, non dobbiamo risolvere la questione etica per trovare un accordo sulle politiche da seguire. Il proibizionismo è infatti un tentativo di cura che peggiora le cose – sia per il tossicodipendente sia per noi altri. Perciò, anche se si ritiene che l'attuale politica sulle droghe sia giustificata sul piano etico, considerazioni di opportunità fanno apparire quella stessa politica molto poco saggia.

Pensiamo prima al tossicodipendente. Legalizzare le droghe potrebbe far aumentare il numero di tossicodipendenti, ma non è certo che lo farebbe. Il frutto proibito è attraente, soprattutto per i giovani. Più importante, molti tossicodipendenti sono deliberatamente resi tali dagli spacciatori, che danno ai potenziali clienti le prime dosi gratis. Allo spacciatore conviene comportarsi così perché, una volta preso all'amo, il tossicodipendente è un cliente sicuro. Ma se le droghe fossero disponibili in modo legale, ogni possibile profitto derivante da un'attività così disumana sparirebbe, perché il tossicodipendente potrebbe acquistare la droga dal fornitore più economico. Qualunque cosa accada al numero dei tossicodipendenti, il singolo tossicodipendente starebbe sicuramente molto meglio se le droghe fossero legali. Oggi le droghe sono un prodotto incredibilmente costoso e di qualità molto incerta. I tossicodipendenti sono spinti a entrare in contatto con criminali per procurarsi la droga, a diventare loro stessi criminali per finanziare il proprio vizio e a correre un costante rischio di morte e malattia.

Passiamo adesso a noi altri. Qui la situazione è di una chiarezza cristallina. I danni che noi subiamo a causa della dipendenza altrui derivano quasi esclusivamente dal fatto che le droghe sono illegali. Un comitato dell'American Bar Association ha di recente stimato che i tossicodipendenti commettono da un terzo a metà di tutti i crimini di strada degli Stati Uniti. Se legalizzassimo le droghe, il numero di crimini di strada crollerebbe. Senza contare che i tossicodipendenti e gli spacciatori non sono gli unici a essere corrotti. Sono in gioco somme enormi. È inevitabile quindi che alcuni poliziotti e funzionari governativi relativamente poco pagati – così come anche alcuni tra quelli più pagati – cedano alla tentazione di guadagnare soldi facili.

Sicurezza

Legalizzare le droghe ridurrebbe la quantità di crimini e al tempo stesso migliorerebbe la qualità dell'applicazione della legge. Riuscite a immaginare un qualsiasi altro provvedimento che otterrebbe un simile risultato nel promuovere la sicurezza dei cittadini? Ma, si potrebbe dire, dobbiamo quindi accettare la sconfitta? Perché non mettere semplicemente fine al traffico di droga? Qui è dove l'esperienza del periodo del proibizionismo è più rilevante ai nostri fini. Non possiamo infatti mettere fine al traffico di droga. Potremmo anche bloccare l'oppio che arriva dalla Turchia, ma ci sono innumerevoli altri posti dove il papavero da oppio cresce. Con l'aiuto della Francia, potremmo poi rendere Marsiglia un luogo inadatto alla produzione di eroina, ma ci sono innumerevoli altri posti dove le semplici operazioni necessarie alla produzione di droga possono essere portate a termine. Finché grandi somme di denaro saranno coinvolte – e sono destinate a esserlo se le droghe restano illegali – è letteralmente impossibile aspettarsi di porre fine al traffico di droga o anche di ridurre in maniera significativa la sua portata. Per quanto riguarda le droghe, così come in altri campi, infatti, la persuasione e l'esempio possono essere molto più efficaci rispetto all'uso della forza nel modellare il comportamento degli altri a nostra immagine.

(Traduzione a cura di Marco del Ciello).

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giovedì 8 settembre 2011

Proibizionismo

Di Giorgio Inzani.
Da La bontà è scomparsa?.

Quando in nome di questo
si fa quello.
Quando in nome di quello
si fa questo:
ecco che il proibizionismo
diventa crimine
perché come il nazismo
usa il discrimine.
Dicendo che il diverso
è pure perverso
che va "purificato"
e pur eliminato.

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venerdì 24 giugno 2011

Legalizzate il latte, il vero latte!

Di Mark Thornton*.
Da Mises Daily.

Bevete latte?

La maggior parte degli americani pensa di bere latte regolarmente. In effetti, praticamente tutte queste persone stanno consumando latte pastorizzato, non latte. Il latte nel suo stato naturale – il latte crudo – viene consumato da pochissimi americani, perché è illegale in molti stati e fortemente sconsigliato dalle organizzazioni sanitarie federali, dalle autorità di regolazione e dalla lobby della Grande Industria Casearia.

Il latte crudo è proibito in Canada e in Australia, sebbene il latte crudo e i suoi derivati siano legali quasi in ogni altro luogo. In effetti, in paesi dalla cucina rinomata, come la Francia, il latte crudo e i suoi derivati sono considerati una scelta di alta qualità.

Niente di cui meravigliarsi. Il latte crudo è più fresco, ha un sapore migliore ed è più nutriente. È più fresco perché viene usata solo la refrigerazione per evitarne il deterioramento e si sa subito quando va a male per via dell'odore e del sapore. Deve essere prodotto sul posto o spedito e consumato rapidamente.

Il latte crudo è più nutriente del latte pastorizzato. Il latte crudo ha globuli bianchi vitali, cellule della ghiandola mammaria, vari batteri (ad esempio, i probiotici) e parecchi enzimi attivi, che vengono tutti distrutti durante la pastorizzazione.

Ci sono alcuni studi europei che indicano – anche se nessun risultato è ancora definitivo – che il latte crudo potrebbe essere utile per alleviare le allergie, l'asma e l'eczema. Il latte crudo ha anche più probabilità di provenire da mucche 'pascolate', che mangiano solo la loro dieta naturale: erba. Perciò queste mucche hanno anche meno probabilità di essere trattate regolarmente con antibiotici e ormoni della crescita.

Mentre siamo in tema di alimentazione, va sottolineato che anche se la componente di proteine del latte è una delle migliori disponibili, la parte più nutriente del latte potrebbe essere la componente di grassi. Il grasso butirrico è naturalmente benefico. Contiene anche le vitamine liposolubili A, D, E e K, di cui molti americani sono carenti. Perciò smettete di comprare latte scremato e con pochi grassi.

Il latte crudo ha un sapore molto migliore, perché non ha il sapore 'morto' del latte pastorizzato e ultrapastorizzato. Ad alcune persone che non amano il latte pastorizzato piace il sapore del latte crudo e molte persone che che sono intolleranti al lattosio possono invece tollerare il latte crudo. Io penso che il latte crudo abbia anche un profumo migliore. Se non avete mai consumato latte crudo, bevetene un po', accompagnandolo con qualche biscotto Oreo, e sarà un vero piacere – cioè, solo se non vivete in Nord America o in Australia, dove il latte crudo è spesso illegale e viene considerato pericoloso.

Qui l'obbligo di pastorizzazione è imposto dalla Grande Industria Casearia e viene fatto rispettare dallo stato. Adesso che il movimento per il latte crudo sta cominciando a decollare, lo stato sta usando la mano pesante con i piccoli produttori di latte che cercano di guadagnarsi da vivere portando il prodotto sul mercato. L'applicazione della legge è anche andata tanto in là da distruggere il latte, proprio come accadde agli alcolici durante il periodo del Proibizionismo.

Trovare latte crudo è difficile. Nel mio caso, mi sono dovuto unire a una cooperativa che fa in modo di importare il latte da uno stato dove il latte crudo è ancora legale. Ci incontriamo tutti a una certa ora di un certo giorno in una località poco frequentata per ricevere e pagare i nostri ordini. Altre aziende casearie vendono il loro latte crudo e i suoi derivati solo per il consumo 'non umano'. Andiamo! Cioccolato al latte crudo per il consumo non umano?

La Food and Drug Administration sostiene istericamente che il latte crudo non è sicuro per il consumo e afferma alcune cose che sono palesemente false. Anche il Centro per il Controllo delle Malattie la vede come una questione da mettere 'nero su bianco'. Dicono che il latte crudo fa male, citando quattro 'focolai' di infezione dal 2000. Va sottolineato che la pastorizzazione non elimina tutti i contaminanti che causano infezioni e questo ha condotto a un numero molto maggiore di focolai d'infezione.

Con il latte crudo il numero di persone che si ammalano è poco più di 100 all'anno e si dice che nell'ultimo decennio due persone siano morte dopo aver consumato latte crudo. Così ci sono rischi reali, così come per ogni altro cibo reale, come gli spinaci, il melone e gli hamburger. Le popolazioni a rischio, come i malati e gli anziani, probabilmente dovrebbero stare alla larga dal latte crudo. Tutti i commercianti di latte crudo che conosco mettono in guardia i loro clienti dai rischi dei loro prodotti, mentre i commercianti di latte pastorizzato non lo fanno.

Io sono sicuro che alcuni di questi casi riportati di infezioni da latte crudo dovrebbero essere attribuiti al fatto che il latte crudo è illegale. Notate che il mio latte crudo deve essere trasportato attraverso mezzo paese! Che cosa succede se l'unità di refrigerazione sul camion delle consegne si guasta durante il trasporto, senza che nessuno se ne accorga per parecchie ore?

Legalizzare il latte crudo ridurrebbe i rischi causati dalla proibizione. Inoltre ridurrebbe anche ulteriormente i rischi nel corso del tempo, portando le forze della concorrenza a incidere su di essi. L'aumento del numero di produttori di latte crudo potrebbe avere come risultato nuove scoperte che evitino alle mucche di essere esposte alle malattie. Se il mercato si allargasse, altre aziende potrebbero trovare profittevole vendere apparecchiature di prova in modo che le mucche o il loro latte possano essere testati prima di arrivare sul mercato. Col tempo questo potrebbe diventare un mercato molto ampio, legato a un rischio sanitario molto piccolo e a sostanziosi benefici per la salute.

Più in generale, il punto è che le autorità di governo non dovrebbero prendere queste decisioni per noi. Non dovrebbero proibire qualcosa che è stato in circolazione per più di ottomila anni della storia umana. Qui non c'è proprio nessun interesse pubblico che possa giustificare l'intervento del governo.

C'è, invece, un interesse privato grande come un elefante nel nostro bicchiere di latte – quello della Grande Industria Casearia. Il latte crudo è un concorrente, anche se piccolo, per le multinazionali e le cooperative che dominano il mercato del latte. La Grande Industria Casearia è un potente gruppo d'interesse che è ben finanziato e ben organizzato allo scopo di conservare i suoi sussidi governativi.

Ai vecchi tempi il vostro latte sarebbe venuto da mucche che avreste anche potuto vedere lungo la strada andando al lavoro. L'allevatore avrebbe avuto un numero relativamente piccolo di mucche. L'allevatore avrebbe anche munto e lavorato il latte da solo o lo avrebbe venduto a una piccola cooperativa, che lo avrebbe lavorato e consegnato davanti alla porta di casa vostra la mattina stessa.

Oggi, gli allevamenti sono organizzati su una scala più grande. Le mucche vengono munte e poi il latte viene spedito a una distanza molto maggiore verso impianti industriali per la lavorazione. Il latte viene poi distribuito, non davanti alla porta di casa vostra ma nei supermercati e nelle drogherie. L'approccio moderno consiste in un processo produttivo 'molto più indiretto', per usare le parole del maestro di von Mises, Eugen von Böhm-Bawerk. Il processo è più indiretto ed è molto più produttivo ed efficiente. Più latte viene prodotto usando meno risorse per litro. Perciò, il processo moderno produce latte più economico. Richiede però più tempo e quindi rende necessaria la pastorizzazione per aumentare la vita del prodotto sullo scaffale.

Il latte crudo non funziona così; non potrebbe funzionare così. Di base il tempo tra la mungitura e il consumo è limitato. Il latte crudo è molto meglio del latte lavorato, ma c'è una controindicazione: costa circa il doppio e dovete berlo entro pochi giorni.

Perciò, possiamo lasciare che sia il mercato a decidere la questione. Potete comprare costoso latte crudo o il più economico latte pastorizzato. Il problema è che la Grande Industria Casearia non vuole che voi abbiate questa possibilità di scelta. Fanno pressione sui legislatori, sui regolatori, sui funzionari della sistema sanitario e sulle forze dell'ordine per impedire alle persone di avere la possibilità di scegliere.

Quando la Grande Industria Casearia risponde alla domanda – Bevete Latte? - la risposta è sempre no.

(Traduzione a cura di Marco del Ciello. Il testo nell'originale inglese è disponibile a questo link).

* Mark Thornton è ricercatore presso il Ludwig von Mises Institute di Auburn in Alabama ed è redattore del Quarterly Journal of Austrian Economics. È inoltre l'autore di L'economia della proibizione.

www.radicalisenzafissadimora.org

domenica 5 giugno 2011

Il proibizionismo sulle droghe non può funzionare

Di Misha Glenny.
Da McMafia. Droga, armi, esseri umani: viaggio attraverso il nuovo crimine organizzato globale.

Sostenuto dalla maggior parte dei suoi membri, l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine è a favore di una politica proibizionista senza compromessi, che conferisce ai singoli stati il diritto di utilizzare le proprie risorse di polizia per debellare il mercato degli stupefacenti. Con una merce quale può essere il materiale fissile (per il quale la polizia ha qualche possibilità di rintracciare le regioni di produzione e i gruppi da cui proviene la richiesta), il proibizionismo ha effettivamente qualche possibilità di raggiungere i propri obiettivi dichiarati. Ma con la droga, dove la domanda è immensa e inelastica, il proibizionismo conduce inesorabilmente il mercato verso l'unica fonte atta a soddisfare la richiesta e regolare tutta l'attività: la criminalità organizzata.
Lev Timofeev, il matematico ex dissidente sovietico, che ora è divenuto uno studioso dell'economia ombra in Russia, ha redatto una delle più esaustive analisi sul mercato della droga. Le sue conclusioni sono spietate:

Proibire un commercio non vuol dire distruggerlo. Significa mettere un mercato vietato, ma dinamicamente in via di sviluppo, sotto il controllo assoluto delle multinazionali del crimine. Significa inoltre arricchire la malavita di centinaia di miliardi di dollari, consentendole ampio accesso a beni e attività di proprietà pubblica. Proibire un commercio significa dare alle corporation del crimine opportunità e risorse per esercitare un'influenza sulla guida di intere società e nazioni. Questo è il peggiore effetto provocato dal mercato della droga. L'opinione pubblica deve ancora capire che sfida esso stia ponendo alla civilità.

[...] Spesse volte i trafficanti di narcotici hanno hanno dimostrato che la loro forza economica è sufficiente a corrompere anche funzionari di paesi come quelli scandinavi in cui il livello di corruttibilità è molto basso. Quasi ovunque in narcotrafficanti possono contare su miliardi di dollari, laddove le forze dell'ordine nazionali hanno a disposizione solo decine o centinaia di milioni.

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domenica 28 novembre 2010

Burocrati di tutto il mondo: disunitevi! Un contributo teoretico all'antiproibizionismo

Di Giorgio Inzani.

a) La burocrazia diviene un puro e semplice ingranaggio della macchina sociale al servizio dell'astrazione, giacché la sua propria corporeità, ch'essa s'immagina di servire, diviene una pura e semplice astrazione a misura che si rivela la sua totale assenza di significato storico (emerge infatti che questa corporeità non è lì per qualcos'altro, e anzi, in ultima analisi, nel quadro dell'alienazione totale, non è lì neppure per se stessa). L'essere-per-sé della burocrazia si svela essere un essere-per l'astrazione, vale a dire in definitiva un essere-per-nessuno.
C. Castoriadis, La società burocratica, Sugar, 1946 [sottolineature mie].

1. Quando si parla di burocrazia si fa presto a cadere nell'ovvio, nel banale, perché ciascuno di noi, nella sua quotidianità, è stato vittima del burocrate di turno (comunale, provinciale, regionale, statale, sanitario, ecc.) e quindi parlare di questo argomento in genere serve ad alimentare quel furore di fondo che tende ad accumularsi e scaricarsi alternativamente senza minimamente intaccare l'onnipresente e reale potere di questo Moloch moderno. E invece un'analisi puntuale si impone se si vogliono davvero conquistare effettivi spazi di libertà, perché è fuor di dubbio che se esiste una vera e propria “internazionale” - fortemente embricata con le multinazionali economico-finanziarie-criminali – e, come esse e con esse, invincibile e invulnerabile, è proprio la narco-burocrazia che sta costruendo – e per fortuna in modo disorganico – un futuro allucinato per ciascuno di noi.

b) Sotto Stalin il vertice della burocrazia era composto da schiavi potentissimi, sempre sull'orlo della catastrofe. Il loro potere e i loro privilegi erano oscurati da un costante memento mori.
I. Levin cit. in Il secolo breve di E. Hobsbawm.

2. Col crollo dei regimi burocratici dell'Est, tutti hanno potuto rendersi conto di come quelle burocrazie avessero letteralmente depredato le economie di quei Paesi (URSS in testa) e ridotto sul lastrico centinaia di milioni di persone. La durata quasi cinquantennale di quei regimi (con il top per l'URSS di oltre 70 anni) trova la sua spiegazione nella persistente e consistente credibilità dell'ideologia marxista-leninista, vero e proprio cemento sociale, sgretolandosi il quale i regimi sono crollati come castelli di carta. Questo crollo pressoché ubiquitario (non dimentichiamoci però che il colosso cinese è più forte che mai) potrebbe portare all'errore di credere impossibile un analogo dominus burocratico in Occidente. Purtroppo non è così: il contraltare ideologico anticomunista ha fruttato alla sua burocrazia depositaria (soprattutto militare, ma non solo) la gestione di migliaia di miliardi di dollari destinati ad inutili arsenali militar-nucleari-missilistici togliendoli ai programmi di “lotta alla miseria” propugnati dai vari presidenti democratici. La narcoburocrazia, che ha sicure origini americane, è risposta anticipatoria e sostitutiva alla disgregazione del cemento ideologico anticomunista. E non è un caso allora, che, proprio Reagan, da un lato con l'apertura di credito nei confronti di Gorbaciov, contribuisce alla disgregazione dell'URSS (e quindi dell'ideologia anticomunista in USA) mentre, contestualmente, diviene il più strenuo assertore della “guerra alla droga” come piattaforma di una ideologia per il futuro.

c1) Conoscono poco il nazionalsocialismo coloro che non vi vedono niente di più di un movimento politico... È persino qualcosa di più di una religione: è la volontà di creare una nuova umanità.
A. Hitler, cit. in Il volto del III Reich di J. Fest

c2) Il “nuovo modo di produzione” ha prodotto, dunque, non solo nuove merci, ma nuova umanità, ossia una “nuova cultura”. (…) Ma se la seconda rivoluzione industriale – attraverso le nuove immense possibilità che si è data – producesse da ora in poi dei “rapporti sociali” immodificabili? Questa è la grande e forse tragica domanda che oggi va posta.
P. P. Pasolini, Lettere luterane, 1975 [sottolineature mie]

3. Alle radici della “necessarietà” di una gestione burocratica c'è proprio l'esigenza, profondamente connaturata dal più minuscolo al più potente dei burocrati, di mantenere sine die i rapporti sociali immodificabili, ma è chiaro anche che esisteva una differenza profonda (ma che giorno dopo giorno si va colmando sempre di più) fra la burocrazia dell'Est (totalmente inefficiente ed inefficace) e quella dell'Ovest (mediamente efficace ed efficiente) e questa differenza è che, se il nucleo ideologico marxista-leninista aveva perso la sua “presa” da alcuni decenni, quello proibizionista (il nuovo essere-per-nessuno di Castoriadis) si candida alla propria egemonia per i futuri decenni. Questo nucleo ideologico, vero e proprio concentrato mitico, è così riassunto da F. Savater:
d) La droga è un'invenzione malefica, promossa da una mafia internazionale di individui senza scrupoli, per tesaurizzare immensi benefici, schiavizzare la gioventù e corrompere la salute fisica e morale dell'umanità; a fronte di tale minaccia, è valida soltanto un'energica politica repressiva a tutti i livelli, che inizi dal cammello e termini con le piantagioni di coca nella selva boliviana: quando la polizia avrà incarcerato l'ultimo grande narcotrafficante, l'uomo si vedrà liberato dalla minaccia della droga.
Questa citazione di Savater va evidenziata particolarmente. Commenta Savater: «In questa leggenda, che fa davvero pena, si nascondono echi e pregiudizi, si presentano gli effetti come se fossero cause e si elude con indifferenza olimpica il nocciolo del problema: però si crea un capro espiatorio politico di evidente utilità, si incentiva un eccezionale commercio, si utilizza la sfortuna altrui come supporto della propria buona coscienza. (…) La persecuzione contro la droga è una deviazione della persecuzione religiosa: oggi la salute fisica è il sostitutivo laico della salvezza spirituale».
Come si vede il cerchio si chiude: la Madre di tutte le burocrazie (la Chiesa) come sempre è buona maestra di potere. Non bisogna mai dimenticare, però, che quel nucleo ideologico – per quanto risibile possa sembrare a chi si sia occupato di questa tematica – in realtà ha un tasso di credibilità molto forte e diffuso (perfino tra i tossicodipendenti: il che è tutto dire!); ecco perché, proprio a partire da questa “credibilità di massa” non è difficile prevedere un'aggregazione narco-burocratica internazionale che riesca a mettere insieme spezzoni disarticolati come: le varie Agenzie federali americane (da sempre all'avanguardia, la mafia russa (costituita per lo più da ex quadri medio alti della burocrazia sovietica), i Talebani afghani (il cui integralismo va molto d'accordo col monopolio dell'eroina afghana), i narco-burocrati dell'ONU (che hanno ultimamente acquisito ai loro vertici l'ulivista Arlacchi), le mafie più “anziane” (italiana, sudamericana, iraniana) eccetera.

e1) La megamacchina è una struttura invisibile, formata da elementi umani viventi, ma irrigiditi, ciascuno con un compito, un ruolo e uno scopo preciso.
L. Mumford, The myth of the machine, 1948

e2) Lo stato totalitario controlla il pensiero ma non intende consolidarlo. Crea dogmi indiscutibili, cambiandoli un giorno dopo l'altro.
G. Orwell [cit. del 1942]

4. Certo è più che evidente la sproporzione tra la banalità e inconsistenza del nucleo ideologico proibizionista e la sua pretesa di divenire paradigma universalmente valido per tutti, ma, in realtà, questo è quel che storicamente si è sempre verificato quando i pensieri totalizzanti si son trasformati in totalitarismi (i nuclei ideologici nazisti e leninisti non erano forse banali? E allora, perché il loro successo?). In qualche modo, questi nuclei, - ed ecco perché gli eserciti burocratici si pongono subito al servizio della loro realizzazione – recuperano l'eternità sublimando la paura della morte all'interno di una pseudo-vita (sempre l'essere-per-nessuno di Castoriadis): ed è questo dato che, in ultima analisi, trasforma la banalità – agli occhi dell'uomo massa – in disegno grandioso, tanto più grandioso quanto più irrealizzabile. Ma in fondo, i fondamentalismi che si stanno diffondendo a macchia d'olio in tutto il mondo, cosa sono? E il proibizionismo non è forse la risposta “fondamentalista” secreta da democrazie sempre più svuotate dei loro cuori di tolleranza laica e di certezza del diritto? Ed è solo un caso che il proibizionismo predominante nasca in USA dove oggi esistono un milione e settecentomila detenuti (cioè quasi più detenuti che popolazione universitaria)? Perché, allora, bisogna avere la coerenza di rendere esplicita un'analisi (che H. Arendt applicava ai totalitarismi) cioè che la triade “organizzazione/teologia/terrore” ha forse, nel primo (disastro d'organizzazione) qualche inciampo, ma, per quanto riguarda gli altri due, non ha niente da invidiare ai residuati storici. Per gli USA, oltre al dato allucinante appena citato (gonfiato “anche” dalle leggi proibizioniste), basta leggersi gli esempi citati da Arnao (vedi Re Nudo n. 1) per rendersi conto di che cosa significhi la parola terrore, oppure bisogna continuare a tener presente che in tutti i Paesi proibizionisti i malati di AIDS sono per il 70% tossicodipendenti a fronte di cifre dieci volte inferiori dell'Olanda.

f1) La Cina e i Paesi islamici sostengono da tempo e con determinazione la teoria secondo la quale l'adesione dei vari Paesi all'ONU debba valere in quanto si tratta di Paesi difensori dei “diritti collettivi”.
E. Bonino, dichiarazione a Radio Radicale 26/9/97

f2) «Il Grande Fratello esiste veramente?»
«Certo che esiste. Il Partito esiste, e il Grande Fratello è la personificazione del Partito.»
«Ma esiste proprio come esisto io?»
«Tu non esisti», rispose O'Brien.
G. Orwell, 1984

5. La narcoburocrazia ha bisogno dell'uomo senza diritti, dell'uomo anonimo, paziente e silente, ha bisogno, insomma, dell'uomo-massa da proteggere dal Male (che prende la forma della droga di turno).
Dire che gli USA sono i leader della “guerra alla droga” è una mezza verità; in realtà loro hanno la leadership di questa “guerra” in campo economico (perché le multinazionali americane sono le più importanti del mondo) mentre di fatto, con il crollo dell'URSS, essi hanno paradossalmente ereditato dal “collettivismo burocratico” (Rizzi, Melotti), forma mentis e modalità organizzative. Ma la vera capo-bastone è la Cina: lei, gli “spacciatori” li fucila a centinaia per volta negli stadi, mentre per gli “altri” ci sono i campi di concentramento. Dietro il velo della “guerra alla droga” sta avvenendo un cambiamento molto profondo nelle “visioni del mondo”, per cui si può parlare di una vera e propria asiatizzazione del Diritto Internazionale, e non è un caso, allora, che, Cina in testa seguita da tutti i Paesi Islamici, si stiano battendo perché la loro adesione all'ONU non sia attivata dalla sottoscrizione della “Carta dei diritti dell'uomo”, da cui deve discendere la salvaguardia dei diritti individuali, bensì in nome della difesa dei “diritti collettivi”, locuzione che vuol dire tutto e non vuol dire niente, ovvero vuol dire sacrificare i diritti dell'individuo sull'altare delle patrie, degli Stati, dei Partiti, degli Ayatollah, eccetera. Non a caso la Cina è un mix di megacapitalismo selvaggio e di collettivismo burocratico (molto vicino al “nuovo modo di produzione” di cui parlava Pasolini) che rischia di spazzare via l'Occidente, che pure lì investe a bizzeffe, invece che nella democratica India. O continuiamo a scordarci tutti che un prodotto in Cina costa cento volte meno che da noi?

g1) Sé (Selbst) – la totalità dell'uomo, entità sopraordinata all'io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente ma anche la psiche inconscia, (…) è anche lo scopo della vita, perché è la più perfetta espressione della combinazione di destini che si chiama individuo.
C. G. Jung [cit. del 1951]

g2) Ogni uomo o donna, per quanto debole, è il difensore della propria libertà e del rispetto di sé. Questa difesa è valida anche se tutto il mondo si schierasse contro il singolo resistente.
M. K. Gandhi [cit. del 1946]

g3) Il possibile è “più ricco” del reale.
H. Poincaré, H. Bergson, A. Withead, Ilya Prigogine

6. Dovendo tirare le fila delle cose dette fin qui, si può cercare di farlo proficuamente ponendo una domanda semplificatrice (ma non semplicistica): cosa possono fare i vari individui che hanno una consapevolezza antiproibizionistica, per mettere un bastone negli ingranaggi della megamacchina burocratica? Cominciare a costruire il possibile contro il real-burocratico, in questo settore, significa anche comprendere che: o si strappano risultati concreti e significativi nei prossimi 5-6 anni (prima che avvenga la saldatura degli spezzoni di cui parlo alla fine del 3° paragrafo) oppure la lotta antiprobizionista sarà marginalizzata per il prossimo ventennio. C'è un antico detto cinese – spesso citato da Jung – che recita:
Se un uomo
seduto da solo
nella sua stanza
pensa i pensieri giusti,
la sua voce sarà udita a
mille miglia di distanza
che trova, in questa occasione, una sua validità più generale, purché i numerosi individui che hanno raggiunto la consapevolezza antiproibizionista sappiano organizzarsi a livello internazionale. Che si tratti di una battaglia difficile è un dato ovvio, pochi però si rendono conto che questa difficoltà discende direttamente da una contraddizione profonda tra chi “fa politica” e chi “si droga” e che Pasolini trenta anni fa (durante il “mitico” Sessantotto) aveva schematizzato nel seguente modo: «“I giovani ignoranti” che non si drogano, e che magari si drogano attraverso l'azione politica specializzata (che è una forma di particolare ignoranza), sono molto spesso cattivi, disumani, impietosi, sgradevoli: proprio così come la cultura tecnica neocapitalista (contro cui lottano) li vuole. Invece i giovani “ignoranti” che si drogano sono, in genere, buoni, dolci, pietosi, pieni di carità, apostolici, disarmati, non aggressivi, fiduciosi (come i primitivi): la loro contestazione in re, ossia nel proprio corpo, è molto più terribile e commovente. Essi sì, se ne fossero capaci, sarebbero nel pieno diritto di lanciare la prima pietra. Al contrario degli estremisti primi della classe, che parlano come (cattivi) libri stampati, essi hanno bruciato i ponti: si sono resi impossibile ogni possibilità di integrazione. Tuttavia, la loro rivolta, benché terribile e commovente, è inutile: appunto perché priva di cultura, e fuori dalla cultura. Dopotutto è facile essere buoni come i primitivi, è facile essere pietosi a causa del terrore che proviene da vuoto in cui si vive». Capire questa contraddizione, allora, e proporsi di superarla (senza mai dimenticare che al proibizionismo sulle droghe segue sempre, come corollario, e in mille modi inimmaginabili, un proibizionismo sulle cure) significa ridare slancio e continuità ad una lotta che riguarda per davvero - e in prima persona – i soggetti che la conducono.

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domenica 24 ottobre 2010

Se gli americani riscoprono l'antiproibizionismo...

Di Marco del Ciello.


Tra meno di dieci giorni i cittadini della California si recheranno alle urne per decidere, attraverso un voto referendario, se legalizzare il consumo, la coltivazione e la vendita dei derivati della cannabis, assoggettando così la marijuana alle stesse regole previste oggi per gli alcolici. Una vittoria dei “sì” avrebbe senza dubbio ripercussioni sulle politiche del governo federale statunitense e anche del vicino Messico, aprendo potenzialmente la strada a una ondata antiproibizionista globale. Non dimentichiamo che gli Stati Uniti sono oggi i principali sostenitori del proibizionismo all'interno degli organismi internazionali e lì fanno valere tutto il loro peso, politico ed economico.

Non è un caso che questa proposta di legge passi attraverso uno strumento di democrazia diretta, come già era avvenuto in Italia con il referendum sulla depenalizzazione del consumo, vinto dai radicali nel 1993. Le politiche proibizioniste ricevono infatti il sostegno di piccoli gruppi d'interesse (organizzazioni criminali, burocrazie statali, comunità di recupero), mentre impongono gravi costi economici e sociali alla collettività dei cittadini. I gruppi d'interesse riescono con relativa facilità a influenzare le assemblee legislative e i governi, ma si trovano in grave difficoltà di fronte a una consultazione popolare.

I sondaggi assegnano un leggero vantaggio ai promotori del referendum, ma la sfida resta apertissima, anche perché il fronte del "no" può contare su sponsor importanti come il presidente Obama e il governatore uscente della California Arnold Schwarzenegger. Nella notte tra martedì 2 novembre e mercoledì 3 la Web TV Radicale dedicherà uno speciale alle elezioni di medio termine americane, naturalmente con un occhio di riguardo agli esiti del referendum californiano. Appuntamento da mezzanotte alle sei, all'indirizzo http://www.tvradicale.it.

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