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venerdì 19 aprile 2013

1963 – 2013 cinquant’anni di lotte radicali con la nonviolenza

1963 – 2013 cinquant’anni di lotte radicali con la nonviolenza


Ecco la trascrizione, pubblicata su Notizie Radicali, dell'intervento del tesoriere del PRNTT Maurizio Turco in apertura del V congresso della nostra associazione 
www.radicalisenzafissadimora.org

giovedì 4 aprile 2013

venerdì 13 gennaio 2012

Due nuove poesie di Giorgio Inzani

Di Giorgio Inzani.


PANNELLA

Pannella è il Leonardo della Politica
(anche se tutti dicon ch'è gran rompiscatole)
perché lui trasforma una "cosa" disprezzata e asfittica
in flusso sorprendente e irrituale.
È lui che non dà mai niente per scontato
per cui l'individuo divien davvero responsabile
quando vien messo di fronte a scelte precise.
E, mentre gli altri parlan di speranze recise,
lui ricostruisce un mondo considerato irreparabile
ritrovando vita e vigore dove tutto pareva bruciato.


A P. P. PASOLINI: IN MEMORIA

Voglio dire fuori dai denti:
io scendo all'Inferno e

Devo. Devo dire che...
Non posso quantificare, delimitare
l'infinita gratitudine che debbo
a quest'uomo "dalla voce mite
e dalla penna forte" che ha percorso
il suo Golgota per tutti noi, senza
deflettere, senza cercare scorciatoie
gratificanti, senza ignorare o chiudere
gli occhi di fronte ai "diversi", senza
irridere agli storpi e ai reietti, proprio
come noi, come noi radicali...

so cose che non disturbano
la pace di altri

Devo. Devo dire che...
Mi ha guidato per oltre tre decenni
fra gli scogli distruttivi e autodistruttivi
delle scelte violente, lui, uomo mite
che dialogava coi miti radicali, col figlio
putativo – Pannella – da tutti considerato:
eccessivo – rompicoglioni – inconcludente –
squinternato – sregolato: liberandone la
saggezza, la dura prudenza, le Carità sopite.
Lui che guardava indietro dicendo d'esser vivo
in un mondo che a tutti i costi lo voleva morto.

Ma state attenti.
L'Inferno sta salendo da voi*.

Devo. Devo dire che...
Non posso prescindere dal suo volto entelechiaco
che mi turba e mi trattiene ogni volta dal mollare
dal mandare tutto all'aria perché ogni volta
posso chiedermi: e cosa avrebbe
fatto lui per proseguire e seguire le orme
del figlio putativo sempre più ignorato
sempre più dileggiato quanto più le sue
profezie scandiscono gli anni che ci
separano dall'irreparabile deriva e frantumazione
dei capisaldi di una democrazia?
Fin

* P. P. Pasolini intervistato da Furio Colombo alle ore 17,00
del 1° novembre 75, alcune ore prima di morire ammazzato.

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venerdì 23 settembre 2011

Nonviolenza

Di Giorgio Inzani.
Da La bontà è scomparsa?.

La nonviolenza
è rivoluzionaria
perché manda all'aria
la catena delle complicità
che permetton alla violenza
di apparire come ovvietà
Perché la violenza, è, invece, rivolta
poiché viene all'umanità tolta
la capacità di decidere
ma non quella d'irridere.

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giovedì 8 settembre 2011

Proibizionismo

Di Giorgio Inzani.
Da La bontà è scomparsa?.

Quando in nome di questo
si fa quello.
Quando in nome di quello
si fa questo:
ecco che il proibizionismo
diventa crimine
perché come il nazismo
usa il discrimine.
Dicendo che il diverso
è pure perverso
che va "purificato"
e pur eliminato.

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martedì 17 maggio 2011

I voti dei 'nostri' candidati alle elezioni comunali di Milano /1

Molti dirigenti, militanti e iscritti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora hanno deciso di mettersi a disposizione della Lista Bonino-Pannella per Milano candidandosi alle elezioni comunali del 15 e 16 maggio. La lista ha raccolto 10.215 voti, pari all'1,72% dei votanti. Di seguito le preferenze.

Lista Bonino-Pannella - Voti dei candidati alla carica di consigliere comunale iscritti all'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora per l'anno politico 2011.

Maria Antonietta Farina Coscioni: 109
Franca Letizia Angiolillo: 0
Stefano Bilotti: 14
Giulia Cortese: 4
Giulia Crivellini: 70
Giorgio Inzani: 2
Diego Mazzola: 7
Claudio Radaelli: 19
Angela Roveda: 4
Emiliano Silvestri: 6

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lunedì 9 maggio 2011

I 'nostri' candidati alle elezioni comunali di Milano /1 (aggiornato)

Molti dirigenti, militanti e iscritti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora hanno deciso di mettersi a disposizione della Lista Bonino-Pannella per Milano candidandosi alle elezioni comunali del prossimo 15 e 16 maggio.

Lista Bonino-Pannella - Candidati alla carica di consigliere comunale iscritti all'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora per l'anno politico 2011.

Maria Antonietta Farina Coscioni. Deputata radicale, è Segretario della XII Commissione Affari sociali. Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, l'associazione che porta il nome del marito conosciuto all'università, con cui ha condiviso tutte le fasi della sua lotta per la libertà di ricerca scientifica fino alla sua scomparsa il 20 febbraio 2006. È membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, di cui è stata Presidente... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Franca Letizia Angiolillo. Nata a Torre Pellice (TO) il 26/08/1930. Avvocato penalista, storica militante radicale... (continua qui). Iscritta dal 2008.

Stefano Bilotti. Nato a Napoli il 27 giugno del 1964. Laurea in scienze dell'informazione alla Statale di Milano, responsabile in una società di telecomunicazioni. Tesoriere dell'Associazione Radicale Rientrodolce... (continua qui). Iscritto dal 2009.

Giulia Cortese. Sono nata il 22 Marzo dell'88 a Buenos Aires (Argentina). Romana di adozione, ho passato 8 anni della mia vita all'estero, seguendo gli spostamenti di mio padre diplomatico. Questi anni mi hanno regalato luna buona disposizione a comprendere paesi e culture diverse... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Giulia Crivellini. Nata a Milano il 31 maggio 1988. Studentessa di giurisprudenza alla Statale di Milano,
componente della giunta di segreteria dell’Associazione radicale Enzo Tortora e iscritta all'associazione radicale Radicali Senza Fissa Dimora... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Giorgio Inzani. Nato a Cremona il 21 settembre 1941. medico antiproibizionista milanese, già capogruppo radicale in Consiglio regionale della Lombardia. È iscritto all'associazione radicale Radicali Senza Fissa Dimora... (continua qui). Iscritto dal 2008.

Diego Mazzola. Nato a Milano il 26 ottobre 1946. Radicale storico, iscritto ai vari movimenti dell'area radicale già dagli anni '80, già tesoriere dell'Associazione Radicale "Radicali Senza Fissa Dimora". È ora uno dei promotori della campagna per l'abolizione del sistema penale... (continua qui). Iscritto dal 2008.

Claudio Radaelli. Milanese di famiglia milanese, sposato con due bambine, appassionato di musica e cinema, sono iscritto a Radicali Italiani e al Partito Radicale Transnazionale. Quest'anno ho diffuso il repertorio politico dei Radicali all'estero con un simposio sul Partito Radicale in Inghilterra e due lezioni sul federalismo del Manifesto di Ventotene in Norvegia... (continua qui). Iscritto dal 2011.

Angela Roveda. Nata a Lodi il 26 marzo 1971. Avvocato civilista e tributarista oltre che gattofila radicale... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Emiliano Silvestri. Nato a Milano il 29 dicembre 1949. Giornalista, da oltre 20 anni collabora a Radio Radicale. È attualmente il tesoriere dell'Associazione radicale "Radicali Senza Fissa Dimora". Da oltre 20 anni collabora a Radio Radicale prima come responsabile della struttura tecnica per l'alta Italia, da qualche anno svolgendo esclusivamente attività giornalistica... (continua qui). Iscritto dal 2008.

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venerdì 29 aprile 2011

I 'nostri' candidati alle elezioni comunali di Milano /2

Molti dirigenti, militanti e iscritti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora hanno deciso di mettersi a disposizione della Lista Bonino-Pannella per Milano candidandosi alle elezioni comunali del prossimo 15 e 16 maggio. Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato sempre su questo blog l'elenco dei candidati alla carica di consigliere comunale, ecco adesso l'elenco di tutti i candidati agli otto consigli di zona in cui la lista radicale sarà presente.

Lista Bonino-Pannella - Candidati alla carica di consigliere di zona iscritti all'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora per l'anno politico 2011.

Zona 1: Centro storico

Guido Biancardi
Giulia Crivellini

Zona 2: Stazione Centrale, Gorla, Turro, Greco, Crescenzago

Guido Biancardi
Giuseppe Manzionna
Francesco Pasquariello

Zona 3: Città Studi, Lambrate, Venezia

Diego Mazzola
Francesco Pasquariello

Zona 4: Vittoria, Forlanini

Franca Angiolillo
Giulia Cortese

Zona 6: Barona, Lorenteggio

Maria Teresa Dal Monte
Marco Di Salvo
Franco Levi

Zona 7: Baggio, De Angeli, San Siro

Stefano Bilotti
Maria Teresa Dal Monte
Marco Di Salvo
Giorgio Inzani
Franco Levi

Zona 9: Stazione Garibaldi, Niguarda

Giuseppe Manzionna

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venerdì 22 aprile 2011

I 'nostri' candidati alle elezioni comunali di Milano /1

Molti dirigenti, militanti e iscritti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora hanno deciso di mettersi a disposizione della Lista Bonino-Pannella per Milano candidandosi alle elezioni comunali del prossimo 15 e 16 maggio. Cominciamo a pubblicare l'elenco dei candidati alla carica di consigliere comunale, nei prossimi giorni troverete sempre su questo blog anche l'elenco di tutti i candidati agli otto consigli di zona in cui la lista radicale sarà presente.

Lista Bonino-Pannella - Candidati alla carica di consigliere comunale iscritti all'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora per l'anno politico 2011.

Maria Antonietta Farina Coscioni. Deputata radicale, è Segretario della XII Commissione Affari sociali. Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, l'associazione che porta il nome del marito conosciuto all'università, con cui ha condiviso tutte le fasi della sua lotta per la libertà di ricerca scientifica fino alla sua scomparsa il 20 febbraio 2006. È membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, di cui è stata Presidente... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Franca Letizia Angiolillo. Nata a Torre Pellice (TO) il 26/08/1930. Avvocato penalista, storica militante radicale... (continua qui). Iscritta dal 2008.

Stefano Bilotti. Nato a Napoli il 27 giugno del 1964. Laurea in scienze dell'informazione alla Statale di Milano, responsabile in una società di telecomunicazioni. Tesoriere dell'Associazione Radicale Rientrodolce... (continua qui). Iscritto dal 2009.

Giulia Cortese. Sono nata il 22 Marzo dell'88 a Buenos Aires (Argentina). Romana di adozione, ho passato 8 anni della mia vita all'estero, seguendo gli spostamenti di mio padre diplomatico. Questi anni mi hanno regalato luna buona disposizione a comprendere paesi e culture diverse... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Giulia Crivellini. Nata a Milano il 31 maggio 1988. Studentessa di giurisprudenza alla Statale di Milano,
componente della giunta di segreteria dell’Associazione radicale Enzo Tortora e iscritta all'associazione radicale Radicali Senza Fissa Dimora... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Giorgio Inzani. Nato a Cremona il 21 settembre 1941. medico antiproibizionista milanese, già capogruppo radicale in Consiglio regionale della Lombardia. È iscritto all'associazione radicale Radicali Senza Fissa Dimora... (continua qui). Iscritto dal 2008.

Diego Mazzola. Nato a Milano il 26 ottobre 1946. Radicale storico, iscritto ai vari movimenti dell'area radicale già dagli anni '80, già tesoriere dell'Associazione Radicale "Radicali Senza Fissa Dimora". È ora uno dei promotori della campagna per l'abolizione del sistema penale... (continua qui). Iscritto dal 2008.

Emiliano Silvestri. Nato a Milano il 29 dicembre 1949. Giornalista, da oltre 20 anni collabora a Radio Radicale. È attualmente il tesoriere dell'Associazione radicale "Radicali Senza Fissa Dimora". Da oltre 20 anni collabora a Radio Radicale prima come responsabile della struttura tecnica per l'alta Italia, da qualche anno svolgendo esclusivamente attività giornalistica... (continua qui). Iscritto dal 2008.

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domenica 27 marzo 2011

Non la spada, ma la rosa

Di Marco del Ciello.


Il liberale del secolo XIX era un radicale, sia nel senso etimologico di andare alla radice delle questioni, sia nel senso politico di aspirare a un mutamento radicale delle istituzioni sociali. Ma tali devono essere anche i suoi legittimi eredi nel mondo attuale.
(Milton Friedman, Capitalismo e libertà).

Negli ultimi mesi si è sviluppato all'interno della nostra associazione un intenso e vivace dibattito sulla giustizia penale, di cui trovate traccia anche in questo blog. Grazie soprattutto alla determinazione di Diego Mazzola e Giorgio Inzani, siamo tornati come radicali milanesi e dopo una pausa di qualche anno a riflettere in modo critico sul sistema penale, a metterne in discussione i fondamenti e a studiare possibili alternative alla pena, secondo la lezione dei pensatori abolizionisti. Per portare avanti questo discorso in modo non più episodico, ho deciso adesso di aprire un mio blog personale, che spero possa diventare il punto di partenza di iniziative politiche che vadano in direzione della riduzione del sistema penale e, in prospettiva, della sua abolizione. L'ho chiamato Non la spada, ma la rosa per richiamare un modello di giustizia che rinunci alla pena in favore del risarcimento e della conciliazione. Insomma, una dea della giustizia che stringa in una mano la bilancia del giudizio e nell'altra, al posto della spada della punizione, una rosa radicale. Spero che possa rivelarsi uno strumento utile e fecondo.

http://nonlaspada.posterous.com/

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mercoledì 16 marzo 2011

D'Alema

Di Giorgio Inzani.

C'è un certo 'Presidente' D'Alema
che ritiene che la gente sia scema
per cui gli somministra le sue medicine
utilizzando battute via via più cretine.
Ma, poi, è il suo sghignazzino
che ci dice chi è per davvero cretino.

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mercoledì 23 febbraio 2011

PRT

Di Giorgio Inzani.

È qualcosa di vivo e di pulsante
che, se dall'informazione è molto trascurato,
continua a generare forza umile e militante
indicando all'umanità come uscir dal fossato
dell'odio, delle discriminazioni, delle violenze
grazie a una tenace e persistente resistenza:
è il partito radicale transnazionale
nonviolento e transpartito, che, però, quasi nessuno
(poiché potrebbe far pulsar il cuor di ciascuno)
sa quanto importante sia e quanto vale.
È solo un aggregato di umili e scontate follie
o è qualcosa - e per davvero - importante?
Perché è solo sublimando le singole fobie
che ci e si trasforma in modo rivoluzionante.

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venerdì 24 dicembre 2010

On line gli atti del convegno "Abolire il carcere, un'utopia concreta" (Milano, 4/4/1995)

Nell'aprile del 1995, al termine del suo mandato come consigliere regionale, Giorgio Inzani organizzò a Milano un convegno dal titolo "Abolire il carcere, un'utopia concreta", con la partecipazione di detenuti, professionisti del settore penale e studiosi della materia. Scopo del convegno era, nelle parole dello stesso Inzani, dare una prospettiva veramente giuridica di ripristino dello stato di diritto, che è molto lontano dalla situazione carceraria odierna, ma anche mettere in discussione l'organizzazione culturale e sociale alla base del sistema penale.

Due anni dopo, nel 1997, l'allora Associazione per l'Iniziativa Radicale e Democratica "Enzo Tortora" - Milano, che già aveva contribuito all'organizzazione dell'evento, diede alle stampe gli atti di quel convegno, in una edizione oggi quasi introvabile. A distanza rispettivamente di quindici anni dal convegno e di tredici anni dalla pubblicazione degli atti, l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora ha perciò deciso di digitalizzare questo importante documento per renderlo nuovamente accessibile a chiunque sia interessato ai problemi del carcere e, più in generale, della giustizia penale.

Grazie al lavoro dei militanti Diego Mazzola e Marco del Ciello, il testo integrale è ora disponibile in formato .pdf, e liberamente scaricabile, a questo link:

Abolire il carcere, un'utopia concreta.

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domenica 28 novembre 2010

Burocrati di tutto il mondo: disunitevi! Un contributo teoretico all'antiproibizionismo

Di Giorgio Inzani.

a) La burocrazia diviene un puro e semplice ingranaggio della macchina sociale al servizio dell'astrazione, giacché la sua propria corporeità, ch'essa s'immagina di servire, diviene una pura e semplice astrazione a misura che si rivela la sua totale assenza di significato storico (emerge infatti che questa corporeità non è lì per qualcos'altro, e anzi, in ultima analisi, nel quadro dell'alienazione totale, non è lì neppure per se stessa). L'essere-per-sé della burocrazia si svela essere un essere-per l'astrazione, vale a dire in definitiva un essere-per-nessuno.
C. Castoriadis, La società burocratica, Sugar, 1946 [sottolineature mie].

1. Quando si parla di burocrazia si fa presto a cadere nell'ovvio, nel banale, perché ciascuno di noi, nella sua quotidianità, è stato vittima del burocrate di turno (comunale, provinciale, regionale, statale, sanitario, ecc.) e quindi parlare di questo argomento in genere serve ad alimentare quel furore di fondo che tende ad accumularsi e scaricarsi alternativamente senza minimamente intaccare l'onnipresente e reale potere di questo Moloch moderno. E invece un'analisi puntuale si impone se si vogliono davvero conquistare effettivi spazi di libertà, perché è fuor di dubbio che se esiste una vera e propria “internazionale” - fortemente embricata con le multinazionali economico-finanziarie-criminali – e, come esse e con esse, invincibile e invulnerabile, è proprio la narco-burocrazia che sta costruendo – e per fortuna in modo disorganico – un futuro allucinato per ciascuno di noi.

b) Sotto Stalin il vertice della burocrazia era composto da schiavi potentissimi, sempre sull'orlo della catastrofe. Il loro potere e i loro privilegi erano oscurati da un costante memento mori.
I. Levin cit. in Il secolo breve di E. Hobsbawm.

2. Col crollo dei regimi burocratici dell'Est, tutti hanno potuto rendersi conto di come quelle burocrazie avessero letteralmente depredato le economie di quei Paesi (URSS in testa) e ridotto sul lastrico centinaia di milioni di persone. La durata quasi cinquantennale di quei regimi (con il top per l'URSS di oltre 70 anni) trova la sua spiegazione nella persistente e consistente credibilità dell'ideologia marxista-leninista, vero e proprio cemento sociale, sgretolandosi il quale i regimi sono crollati come castelli di carta. Questo crollo pressoché ubiquitario (non dimentichiamoci però che il colosso cinese è più forte che mai) potrebbe portare all'errore di credere impossibile un analogo dominus burocratico in Occidente. Purtroppo non è così: il contraltare ideologico anticomunista ha fruttato alla sua burocrazia depositaria (soprattutto militare, ma non solo) la gestione di migliaia di miliardi di dollari destinati ad inutili arsenali militar-nucleari-missilistici togliendoli ai programmi di “lotta alla miseria” propugnati dai vari presidenti democratici. La narcoburocrazia, che ha sicure origini americane, è risposta anticipatoria e sostitutiva alla disgregazione del cemento ideologico anticomunista. E non è un caso allora, che, proprio Reagan, da un lato con l'apertura di credito nei confronti di Gorbaciov, contribuisce alla disgregazione dell'URSS (e quindi dell'ideologia anticomunista in USA) mentre, contestualmente, diviene il più strenuo assertore della “guerra alla droga” come piattaforma di una ideologia per il futuro.

c1) Conoscono poco il nazionalsocialismo coloro che non vi vedono niente di più di un movimento politico... È persino qualcosa di più di una religione: è la volontà di creare una nuova umanità.
A. Hitler, cit. in Il volto del III Reich di J. Fest

c2) Il “nuovo modo di produzione” ha prodotto, dunque, non solo nuove merci, ma nuova umanità, ossia una “nuova cultura”. (…) Ma se la seconda rivoluzione industriale – attraverso le nuove immense possibilità che si è data – producesse da ora in poi dei “rapporti sociali” immodificabili? Questa è la grande e forse tragica domanda che oggi va posta.
P. P. Pasolini, Lettere luterane, 1975 [sottolineature mie]

3. Alle radici della “necessarietà” di una gestione burocratica c'è proprio l'esigenza, profondamente connaturata dal più minuscolo al più potente dei burocrati, di mantenere sine die i rapporti sociali immodificabili, ma è chiaro anche che esisteva una differenza profonda (ma che giorno dopo giorno si va colmando sempre di più) fra la burocrazia dell'Est (totalmente inefficiente ed inefficace) e quella dell'Ovest (mediamente efficace ed efficiente) e questa differenza è che, se il nucleo ideologico marxista-leninista aveva perso la sua “presa” da alcuni decenni, quello proibizionista (il nuovo essere-per-nessuno di Castoriadis) si candida alla propria egemonia per i futuri decenni. Questo nucleo ideologico, vero e proprio concentrato mitico, è così riassunto da F. Savater:
d) La droga è un'invenzione malefica, promossa da una mafia internazionale di individui senza scrupoli, per tesaurizzare immensi benefici, schiavizzare la gioventù e corrompere la salute fisica e morale dell'umanità; a fronte di tale minaccia, è valida soltanto un'energica politica repressiva a tutti i livelli, che inizi dal cammello e termini con le piantagioni di coca nella selva boliviana: quando la polizia avrà incarcerato l'ultimo grande narcotrafficante, l'uomo si vedrà liberato dalla minaccia della droga.
Questa citazione di Savater va evidenziata particolarmente. Commenta Savater: «In questa leggenda, che fa davvero pena, si nascondono echi e pregiudizi, si presentano gli effetti come se fossero cause e si elude con indifferenza olimpica il nocciolo del problema: però si crea un capro espiatorio politico di evidente utilità, si incentiva un eccezionale commercio, si utilizza la sfortuna altrui come supporto della propria buona coscienza. (…) La persecuzione contro la droga è una deviazione della persecuzione religiosa: oggi la salute fisica è il sostitutivo laico della salvezza spirituale».
Come si vede il cerchio si chiude: la Madre di tutte le burocrazie (la Chiesa) come sempre è buona maestra di potere. Non bisogna mai dimenticare, però, che quel nucleo ideologico – per quanto risibile possa sembrare a chi si sia occupato di questa tematica – in realtà ha un tasso di credibilità molto forte e diffuso (perfino tra i tossicodipendenti: il che è tutto dire!); ecco perché, proprio a partire da questa “credibilità di massa” non è difficile prevedere un'aggregazione narco-burocratica internazionale che riesca a mettere insieme spezzoni disarticolati come: le varie Agenzie federali americane (da sempre all'avanguardia, la mafia russa (costituita per lo più da ex quadri medio alti della burocrazia sovietica), i Talebani afghani (il cui integralismo va molto d'accordo col monopolio dell'eroina afghana), i narco-burocrati dell'ONU (che hanno ultimamente acquisito ai loro vertici l'ulivista Arlacchi), le mafie più “anziane” (italiana, sudamericana, iraniana) eccetera.

e1) La megamacchina è una struttura invisibile, formata da elementi umani viventi, ma irrigiditi, ciascuno con un compito, un ruolo e uno scopo preciso.
L. Mumford, The myth of the machine, 1948

e2) Lo stato totalitario controlla il pensiero ma non intende consolidarlo. Crea dogmi indiscutibili, cambiandoli un giorno dopo l'altro.
G. Orwell [cit. del 1942]

4. Certo è più che evidente la sproporzione tra la banalità e inconsistenza del nucleo ideologico proibizionista e la sua pretesa di divenire paradigma universalmente valido per tutti, ma, in realtà, questo è quel che storicamente si è sempre verificato quando i pensieri totalizzanti si son trasformati in totalitarismi (i nuclei ideologici nazisti e leninisti non erano forse banali? E allora, perché il loro successo?). In qualche modo, questi nuclei, - ed ecco perché gli eserciti burocratici si pongono subito al servizio della loro realizzazione – recuperano l'eternità sublimando la paura della morte all'interno di una pseudo-vita (sempre l'essere-per-nessuno di Castoriadis): ed è questo dato che, in ultima analisi, trasforma la banalità – agli occhi dell'uomo massa – in disegno grandioso, tanto più grandioso quanto più irrealizzabile. Ma in fondo, i fondamentalismi che si stanno diffondendo a macchia d'olio in tutto il mondo, cosa sono? E il proibizionismo non è forse la risposta “fondamentalista” secreta da democrazie sempre più svuotate dei loro cuori di tolleranza laica e di certezza del diritto? Ed è solo un caso che il proibizionismo predominante nasca in USA dove oggi esistono un milione e settecentomila detenuti (cioè quasi più detenuti che popolazione universitaria)? Perché, allora, bisogna avere la coerenza di rendere esplicita un'analisi (che H. Arendt applicava ai totalitarismi) cioè che la triade “organizzazione/teologia/terrore” ha forse, nel primo (disastro d'organizzazione) qualche inciampo, ma, per quanto riguarda gli altri due, non ha niente da invidiare ai residuati storici. Per gli USA, oltre al dato allucinante appena citato (gonfiato “anche” dalle leggi proibizioniste), basta leggersi gli esempi citati da Arnao (vedi Re Nudo n. 1) per rendersi conto di che cosa significhi la parola terrore, oppure bisogna continuare a tener presente che in tutti i Paesi proibizionisti i malati di AIDS sono per il 70% tossicodipendenti a fronte di cifre dieci volte inferiori dell'Olanda.

f1) La Cina e i Paesi islamici sostengono da tempo e con determinazione la teoria secondo la quale l'adesione dei vari Paesi all'ONU debba valere in quanto si tratta di Paesi difensori dei “diritti collettivi”.
E. Bonino, dichiarazione a Radio Radicale 26/9/97

f2) «Il Grande Fratello esiste veramente?»
«Certo che esiste. Il Partito esiste, e il Grande Fratello è la personificazione del Partito.»
«Ma esiste proprio come esisto io?»
«Tu non esisti», rispose O'Brien.
G. Orwell, 1984

5. La narcoburocrazia ha bisogno dell'uomo senza diritti, dell'uomo anonimo, paziente e silente, ha bisogno, insomma, dell'uomo-massa da proteggere dal Male (che prende la forma della droga di turno).
Dire che gli USA sono i leader della “guerra alla droga” è una mezza verità; in realtà loro hanno la leadership di questa “guerra” in campo economico (perché le multinazionali americane sono le più importanti del mondo) mentre di fatto, con il crollo dell'URSS, essi hanno paradossalmente ereditato dal “collettivismo burocratico” (Rizzi, Melotti), forma mentis e modalità organizzative. Ma la vera capo-bastone è la Cina: lei, gli “spacciatori” li fucila a centinaia per volta negli stadi, mentre per gli “altri” ci sono i campi di concentramento. Dietro il velo della “guerra alla droga” sta avvenendo un cambiamento molto profondo nelle “visioni del mondo”, per cui si può parlare di una vera e propria asiatizzazione del Diritto Internazionale, e non è un caso, allora, che, Cina in testa seguita da tutti i Paesi Islamici, si stiano battendo perché la loro adesione all'ONU non sia attivata dalla sottoscrizione della “Carta dei diritti dell'uomo”, da cui deve discendere la salvaguardia dei diritti individuali, bensì in nome della difesa dei “diritti collettivi”, locuzione che vuol dire tutto e non vuol dire niente, ovvero vuol dire sacrificare i diritti dell'individuo sull'altare delle patrie, degli Stati, dei Partiti, degli Ayatollah, eccetera. Non a caso la Cina è un mix di megacapitalismo selvaggio e di collettivismo burocratico (molto vicino al “nuovo modo di produzione” di cui parlava Pasolini) che rischia di spazzare via l'Occidente, che pure lì investe a bizzeffe, invece che nella democratica India. O continuiamo a scordarci tutti che un prodotto in Cina costa cento volte meno che da noi?

g1) Sé (Selbst) – la totalità dell'uomo, entità sopraordinata all'io cosciente. Esso abbraccia non solo la psiche cosciente ma anche la psiche inconscia, (…) è anche lo scopo della vita, perché è la più perfetta espressione della combinazione di destini che si chiama individuo.
C. G. Jung [cit. del 1951]

g2) Ogni uomo o donna, per quanto debole, è il difensore della propria libertà e del rispetto di sé. Questa difesa è valida anche se tutto il mondo si schierasse contro il singolo resistente.
M. K. Gandhi [cit. del 1946]

g3) Il possibile è “più ricco” del reale.
H. Poincaré, H. Bergson, A. Withead, Ilya Prigogine

6. Dovendo tirare le fila delle cose dette fin qui, si può cercare di farlo proficuamente ponendo una domanda semplificatrice (ma non semplicistica): cosa possono fare i vari individui che hanno una consapevolezza antiproibizionistica, per mettere un bastone negli ingranaggi della megamacchina burocratica? Cominciare a costruire il possibile contro il real-burocratico, in questo settore, significa anche comprendere che: o si strappano risultati concreti e significativi nei prossimi 5-6 anni (prima che avvenga la saldatura degli spezzoni di cui parlo alla fine del 3° paragrafo) oppure la lotta antiprobizionista sarà marginalizzata per il prossimo ventennio. C'è un antico detto cinese – spesso citato da Jung – che recita:
Se un uomo
seduto da solo
nella sua stanza
pensa i pensieri giusti,
la sua voce sarà udita a
mille miglia di distanza
che trova, in questa occasione, una sua validità più generale, purché i numerosi individui che hanno raggiunto la consapevolezza antiproibizionista sappiano organizzarsi a livello internazionale. Che si tratti di una battaglia difficile è un dato ovvio, pochi però si rendono conto che questa difficoltà discende direttamente da una contraddizione profonda tra chi “fa politica” e chi “si droga” e che Pasolini trenta anni fa (durante il “mitico” Sessantotto) aveva schematizzato nel seguente modo: «“I giovani ignoranti” che non si drogano, e che magari si drogano attraverso l'azione politica specializzata (che è una forma di particolare ignoranza), sono molto spesso cattivi, disumani, impietosi, sgradevoli: proprio così come la cultura tecnica neocapitalista (contro cui lottano) li vuole. Invece i giovani “ignoranti” che si drogano sono, in genere, buoni, dolci, pietosi, pieni di carità, apostolici, disarmati, non aggressivi, fiduciosi (come i primitivi): la loro contestazione in re, ossia nel proprio corpo, è molto più terribile e commovente. Essi sì, se ne fossero capaci, sarebbero nel pieno diritto di lanciare la prima pietra. Al contrario degli estremisti primi della classe, che parlano come (cattivi) libri stampati, essi hanno bruciato i ponti: si sono resi impossibile ogni possibilità di integrazione. Tuttavia, la loro rivolta, benché terribile e commovente, è inutile: appunto perché priva di cultura, e fuori dalla cultura. Dopotutto è facile essere buoni come i primitivi, è facile essere pietosi a causa del terrore che proviene da vuoto in cui si vive». Capire questa contraddizione, allora, e proporsi di superarla (senza mai dimenticare che al proibizionismo sulle droghe segue sempre, come corollario, e in mille modi inimmaginabili, un proibizionismo sulle cure) significa ridare slancio e continuità ad una lotta che riguarda per davvero - e in prima persona – i soggetti che la conducono.

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