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venerdì 23 maggio 2014

Dossier radicale a Strasburgo sulla sentenza Torreggiani

 

 Dossier radicale a Strasburgo 

sulla sentenza Torreggiani


Punto per punto, oltre 50 pagine di analisi della mancata ottemperanza da parte del nostro Paese.
Non interrotto lo stato di illegalità: i trattamenti inumani e degradanti dei detenuti proseguono (violazione art. 3 - tortura).




http://radicalisenzadimora.blogspot.it/

venerdì 19 aprile 2013

1963 – 2013 cinquant’anni di lotte radicali con la nonviolenza

1963 – 2013 cinquant’anni di lotte radicali con la nonviolenza


Ecco la trascrizione, pubblicata su Notizie Radicali, dell'intervento del tesoriere del PRNTT Maurizio Turco in apertura del V congresso della nostra associazione 
www.radicalisenzafissadimora.org

martedì 5 marzo 2013

Con Pannella, oltre Pannella



Nei giorni successivi il risultato elettorale siamo stati tutti, chi più chi meno, investiti da interventi via mail o Facebook, che auspicavano “nuove vie” per la rinascita del soggetto politico radicale. Alcuni di questi interventi hanno avuto il pregio della schiettezza e della chiarezza; altri sono soltanto caterve di insulti nei confronti di una non meglio definita “classe dirigente radicale”, nelle quali ci è sembrato di cogliere, più che altro frustrazione, astio e voglia di rissa. A questi ultimi interlocutori ci permettiamo di non rispondere. Finita però la campagna politica legata alla scadenza elettorale, vorremmo proporre a chi avrà orecchie per sentire e cervello e bocca disposti al dialogo - senza pretesa di completezza - due questioni preliminari, alcune considerazioni e alcune domande. (segue su con-pannella-oltre-pannella)
www.radicalisenzafissadimora.org

martedì 5 febbraio 2013

AMNISTIA GIUSTIZIA LIBERTA’/ NAPOLITANO A MILANO: DOMANI PRESIDI RADICALI NEI LUOGHI DELLA VISITA



Dalle ore 9.00 davanti San Vittore con conferenza stampa alle 11.00. Nel pomeriggio secondo presidio davanti all'ISPI

In occasione della visita del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a Milano, gli esponenti della Lista Amnistia Giustizia Libertà, le associazioni  milanesi Enzo Tortora - Radicali Milano e Radicali Senza Fissa Dimora e i parenti dei reclusi, organizzano un presidio dalle ore 9.00 in Piazza Filangieri, che si concluderà con una conferenza stampa alle ore 11.00 del senatore radicale Marco Perduca,del deputato radicale Marco Beltrandi, del consigliere comunale Marco Cappato e dei capolista della Lista Amnistia Giustizia Libertà Maurizio Turco (deputato radicale e tesoriere del Partito Radicale Nonviolento e Transnazionale) ed Emiliano Silvestri Cecinelli. Alla conferenza stampa parteciperanno anche gli altri candidati al Senato per la Lista Amnistia Giustizia Libertà.

Nel pomeriggio dalle ore 17.00 il presidio si sposterà davanti la sede dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale a Palazzo Clerici dove alle 17,30, il Presidente della Repubblica terrà, in occasione dell'avvio delle celebrazioni per gli ottanta anni dell'Ispi, una prolusione su "L'Italia e la politica internazionale".
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martedì 18 dicembre 2012

Riunione settimanale #iostoconMarco


Stasera, come tutti i martedì, ci ritroveremo nella sede di via Borsieri 12 (MM2 Garibaldi) a Milano, dalle 20:30 alle 22:00 circa, per la consueta riunione settimanale dell'associazione. In risposta all'appello lanciato da Marco Pannella, giunto ormai all'ottavo giorno di un drammatico sciopero della fame e della sete, proveremo a capire quali personalità siano effettivamente disponibili a candidarsi nelle liste Amnistia, Giustizia e Libertà. La riunione è aperta alla partecipazione di tutti, iscritti e non.

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mercoledì 10 ottobre 2012

Radical Party: le registrazioni e le fotografie di tutti gli eventi!


A cura di Marco del Ciello.

Dal 28 settembre al 9 ottobre l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora ha tenuto aperto in piazza Cordusio, nel pieno centro di Milano, un doppio gazebo di otto metri per quattro. In queste due settimane scarse abbiamo organizzato e ospitato un gran numero di eventi radicali sotto il titolo complessivo di Tu chiamala, se vuoi, democrazia.... Questa seconda edizione, dopo quella del 2011, del Radical Party milanese ha avuto un successo di pubblico anche superiore alle nostre aspettative. Ieri l'iniziativa si è ufficialmente conclusa, ma ci restano un gran numero di fotografie (scattate da me) e le registrazioni audio e video realizzate da Radio Radicale. Ecco l'elenco completo degli eventi, con i relativi link:

...venerdì 28 settembre abbiamo arredato il gazebo con manifesti, citazioni e notizie sulle attività dei radicali (guarda le fotografie)...

...sabato 29 settembre abbiamo organizzato un dibattito dal titolo Religioni e libertà religiosa, chiese e stato con Maurizio Turco, Giuseppe Platone e Vittorio Bellavite (guarda le fotografie e ascolta la registrazione)...

...domenica 30 settembre abbiamo ospitato una serata organizzata dall'Associazione Radicali Certi Diritti dal titolo Varianza, non devianza con Roberta Ribali (guarda le fotografie e ascolta la registrazione)...

...giovedì 4 ottobre, mattina, abbiamo ospitato la conferenza stampa di presentazione del IX Congresso dell'Associazione Luca Coscioni con Stefano Boeri, Marco Cappato e Marcello Crivellini (ascolta la registrazione)...

...giovedì 4 ottobre, sera, abbiamo organizzato una riunione settimanale speciale dal titolo Alternativa nonviolenta: utopia o necessità? con Aligi Taschera e Guido Biancardi (guarda le fotografie)...

...venerdì 5 ottobre abbiamo organizzato un dibattito dal titolo Ingiust'Italia: lo stato criminale della giustizia nel nostro paese con Marco Pannella e Vittorio Feltri (guarda le fotografie e la registrazione video)...

...domenica 7 ottobre abbiamo organizzato un dibattito dal titolo Le sfide per il Partito Radicale Nonviolento: dall'Europa al Medio Oriente per una politica transnazionale dei diritti con Marco Perduca, Daniele Nahum e Matteo Cazzulani (guarda le fotografie e ascolta la registrazione).

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venerdì 5 ottobre 2012

Radical Party, Ingiust'Italia: lo stato criminale della giustizia nel nostro paese. Con Marco Pannella e Vittorio Feltri


Oggi pomeriggio, nell'ambito dell'iniziativa Radical Party in corso a Milano dal 28 settembre al 9 ottobre, l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora organizza un dibattito dal titolo 'Ingiust'Italia: lo stato criminale della giustizia nel nostro paese'. All'interno del nostro gazebo in piazza Cordusio Marco Pannella e il giornalista Vittorio Feltri si confronteranno pubblicamente sullo stato della giustizia in Italia, dalla condizione delle carceri all'intollerabile lunghezza dei processi.

L'anno scorso Vittorio Feltri ha spiegato con un articolo su Il Giornale il suo sostegno alla proposta di amnistia lanciata da Marco Pannella e dai radicali:


N. B.: per seguire e commentare il dibattito in diretta su Twitter, cercate l'hashtag #PannellaFeltri. Faremo il live-tweeting dell'evento dal nostro account @radicalisfd.

Appuntamento venerdì 5 ottobre alle ore 17:00, presso il gazebo Radical Party in piazza Cordusio (MM1 Cordusio) a Milano.

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mercoledì 3 ottobre 2012

Vittorio Feltri: Cari onorevoli, sull'amnistia io sto con Pannella


Venerdì pomeriggio, nell'ambito dell'iniziativa Radical Party in corso a Milano dal 28 settembre al 9 ottobre, Vittorio Feltri incontra Marco Pannella per discutere pubblicamente dello stato criminale della giustizia in Italia, dalla condizione delle carceri all'intollerabile lunghezza dei processi. Ripubblichiamo quindi un articolo in cui il giornalista spiega il suo sostegno alla proposta di amnistia lanciata da Pannella e dai radicali. Appuntamento venerdì 5 ottobre alle ore 17:00, presso il gazebo Radical Party in piazza Cordusio (MM1 Cordusio) a Milano.


Di Vittorio Feltri.
Da Il Giornale del 25 giugno 2011.

È una posizione impopolare che molti italiani non capiscono. Ma qualcuno deve smuovere l'indifferenza del Parlamento. Marco Pannella sfida la morte per dire che i carcerati hanno diritto a situazioni dignitose. Se l'Italia non può costruire nuovi penitenziari, si rassegni a trovare pene alternative.

L'ennesima violenza di Mar­co Pannella su se stesso (sciopero della sete, un ri­schio letale) lascia perplessi gli italiani se addirittura non li irrita.

Perché è finaliz­z­ata ad accendere l'attenzio­ne della politica, e dell'opi­nione pubblica in generale, su un problema autentico, grave, che tuttavia la gente non considera neppure: la condizione disumana in cui vengono tenuti i carcerati. La mentalità diffusa è que­sta: chi finisce dentro ci de­ve rimanere per espiare. Non importa se la metà dei detenuti è in attesa di giudi­zio e non è detto sia colpevo­le. Non importa neppure che la Costituzione (oltre alla tradizione di civiltà) sia chiara: la pena deve servire a emendare (rieducare) e non può trasformarsi in una sorta di vendetta contro il reo, il quale dunque sia pri­vato della libertà, ma non della dignità.

Il più delle vol­te questi discorsi teorici fan­no venire i nervi a chi li ascol­ta, convinto semmai dell'op­portunità di infliggere qual­siasi tormento a chi sta die­tro le sbarre, così impara a non delinquere. Se le prigioni sono sovraf­follate, indecenti, stabili­menti di tortura dove la pro­miscuità annulla la perso­nalità e abbrutisce, chisse­nefrega: tanto peggio per i criminali, tanto meglio per noi onesti. L'idea cambia se all'onesto capita (eccome se capita) di essere arresta­to, magari per errore. Allora prova cosa voglia dire nel Terzo Millennio subire umi­liazioni di tipo medievale e si propone, appena fuori, di dedicare il resto della vita al­la battaglia: riservare ai car­cerati un trattamento alme­no cristiano se non proprio civile.

Peccato che dopo un me­se di libertà, il ricordo dei pa­timenti sbiadisca e la volon­tà che essi non si ripetano mai più, per nessuno, evapo­ri e lasci il posto ad altri impegni. Sicché per i detenuti si perpetuano indicibili sof­ferenze. L'unico politico che invece non dimentica mai nessuno, nemmeno gli «ultimi», è Marco Pannella, eroe (senza retorica) di mil­le guerre contro le ingiusti­zie (e a favore dei diritti), al­cune perse e molte vinte. Lui, il Grande Radicale, ha speso l'esistenza non per ar­ricchirsi e farsi bello in tivù, ma per imporre le «ragioni della Ragione» sull'egoismo e la meschinità dei potenti, bravi solo a farsi gli affari propri e a difendere i privile­gi della casta cui apparten­gono. Anche adesso, vecchio e malandato, Marco sfida la morte per dire al Palazzo che se un Paese basa il pro­prio ordinamento giudizia­rio sulle condanne alla de­tenzione, bisogna almeno che si doti delle strutture ne­cessarie affinché tali con­danne siano scontate in luo­ghi idonei. L'Italia non è all' altezza, per mancanza di mezzi, di costruire nuovi pe­nitenziari Si rassegni a tro­vare pene alternative.

E a de­penalizzare certi reati. Infine l'amnistia non è una bestemmia. Se ne discu­ta con serietà come si faceva un tempo. E si rammenti che, a differenza dell'indul­to, cancella il reato e quindi anche il processo, non sola­mente la sanzione, e pertan­to la sua applicazione contri­buirebbe a sollevare i tribu­nali dal lavoro che non rie­scono a svolgere. Azzerare e ripartire da capo. Forza Pannella. E che qual­cuno gli dia retta. So che que­sto articolo è impopolare. Mi auguro però serva a smuovere dall'indifferenza i signori del Parlamento.

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domenica 20 maggio 2012

Carcere e diritti delle minoranze

Di Alessandro Tessari.
Da Raccontando Pannella... a ruota libera.

Una delle prime esperienze forti che feci quando mi imbarcai nell'avventura radicale fu quella di andare a visitare le carceri. Qualcuno riteneva che fosse pericoloso entrare nelle celle. E spesso gli agenti scortano i visitatori nelle celle. I Radicali avevano un diverso stile. Ti fermi davanti ad una cella, te la fai aprire. A quel punto entrano il maresciallo, le guardie, specie se il detenuto è pericoloso. Le prime volte delle mie visite, il personale di custodia voleva fermarsi dentro, mentre tu parlavi con i detenuti. Mi resi subito conto che un detenuto non ti può raccontare le cose che non vanno, davanti agli agenti. Da allora ho sempre fatto uscire tutto il personale di custodia e poi mi sono chiuso dentro con i detenuti. A quel punto scattava una gara tra tutti i presenti a farti ogni sorta di cortesie: il caffè, la sigaretta, la chiacchiera sulle condizioni di vita del detenuto. Non ho mai avuto un attimo di timore che mi potesse succedere qualcosa. Certo è che se tu li tratti come gli animali che si vedono allo zoo: passi davanti alle loro gabbie con l'aria di chi pensa: prima me la sbrigo meglio è, ti può capitare anche che ti sputino in faccia, come successe a qualcuno. La sensibilità dei Radicali per il carcere, come luogo separato della società, come non luogo, dove fino a non molti anni fa non era consentito andare e non si andava, ma dove le società occultano il loro più profondo modo di essere, ha fatto crescere quella sensibilità che dal mondo delle carceri dilaga nella società. La stratificazione, la discesa agli inferi ha tanti gironi e in ciascuno c'è una componente della nostra società, e in basso stanno quelle meno significative, quelle che hanno un po' meno opportunità e dunque, consequenzialmente, qualche diritto in meno. È la strada che porta a scoprire che i diritti civili da rivendicare, non sono mai delle minoranze, ma di quasi la totalità delle nostre società. È che ciascuna minoranza crede di essere l'unica minoranza sventurata. E così i giovani senza futuro o le donne o gli anziani o gli handicappati. I carcerati, gli omosessuali, i senzacasa, i senza lavoro. Queste categorie sono quasi tutta la nostra società. Se poi andiamo a esaminare quella minoranza forte che governa le nostre società, i maschi adulti impiegati nelle attività produttive, si scopre che anche fra questi, i più si sentono, e sanno di essere, minoranze. Perché vengono espulsi dal lavoro prima, perché a parità di prestazioni hanno paghe più basse e così via.

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venerdì 9 marzo 2012

Presentazione di 'Formigoni. Biografia non autorizzata' a Milano. Con Marco Pannella e Marco Cappato


Giovedì prossimo Lorenzo Lipparini, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, presenta a Milano il suo libro 'Formigoni. Biografia non autorizzata'. Partecipano: Marco Cappato, consigliere comunale del Gruppo Radicale - Federalista europeo a Milano e autore dell'introduzione; Pippo Civati, consigliere regionale del Partito Democratico in Lombardia; Luigi Amicone, direttore del settimanale Tempi; Marco Pannella. Modera: Eleonora Bianchini, giornalista del Fatto Quotidiano.

'Tutto poteva aspettarsi Roberto Formigoni, il quasi ventennale presidente della regione Lombardia che da anni si propone come successore di Silvio berlusconi. Ma non che a scrivere la sua biografia non autorizzata fosse Lorenzo Lipparini, il suo incubo peggiore, il giovane radicale che ha fatto tremare lui e tutto il PdL lombardo, presentando l'esposto sulle firme irregolari che aveva lasciato il governatore senza lista e che qui viene raccontato in dettaglio come mai prima d'ora. Ma non solo: l'infanzia di Formigoni su quel «ramo del lago di Como», le polemiche sul padre "fascistissimo", le inchieste giudiziarie e il rapporto simbiotico con Comunione e Liberazione. Un Formigoni inedito, narrato con precisione chirurgica e con altrettanta correttezza: una biografia documentata e imparziale, che, fuori da ogni logica politica, racconta l'uomo e il politico che ha plasmato intorno a sé l'intera Regione Lombardia. Il cattolicissimo amico e discepolo di don Giussani che ha spalancato, senza batter ciglio, le porte del Consiglio Regionale a Nicole Minetti, intrattenitrice dell'ex premier alle feste di Villa Certosa. Con buona pace della sua guida spirituale'.

Appuntamento giovedì 15 marzo alle ore 18:00, presso la Libreria Coop in via Festa del Perdono 12 (MM3 Missori) a Milano.

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venerdì 13 gennaio 2012

Due nuove poesie di Giorgio Inzani

Di Giorgio Inzani.


PANNELLA

Pannella è il Leonardo della Politica
(anche se tutti dicon ch'è gran rompiscatole)
perché lui trasforma una "cosa" disprezzata e asfittica
in flusso sorprendente e irrituale.
È lui che non dà mai niente per scontato
per cui l'individuo divien davvero responsabile
quando vien messo di fronte a scelte precise.
E, mentre gli altri parlan di speranze recise,
lui ricostruisce un mondo considerato irreparabile
ritrovando vita e vigore dove tutto pareva bruciato.


A P. P. PASOLINI: IN MEMORIA

Voglio dire fuori dai denti:
io scendo all'Inferno e

Devo. Devo dire che...
Non posso quantificare, delimitare
l'infinita gratitudine che debbo
a quest'uomo "dalla voce mite
e dalla penna forte" che ha percorso
il suo Golgota per tutti noi, senza
deflettere, senza cercare scorciatoie
gratificanti, senza ignorare o chiudere
gli occhi di fronte ai "diversi", senza
irridere agli storpi e ai reietti, proprio
come noi, come noi radicali...

so cose che non disturbano
la pace di altri

Devo. Devo dire che...
Mi ha guidato per oltre tre decenni
fra gli scogli distruttivi e autodistruttivi
delle scelte violente, lui, uomo mite
che dialogava coi miti radicali, col figlio
putativo – Pannella – da tutti considerato:
eccessivo – rompicoglioni – inconcludente –
squinternato – sregolato: liberandone la
saggezza, la dura prudenza, le Carità sopite.
Lui che guardava indietro dicendo d'esser vivo
in un mondo che a tutti i costi lo voleva morto.

Ma state attenti.
L'Inferno sta salendo da voi*.

Devo. Devo dire che...
Non posso prescindere dal suo volto entelechiaco
che mi turba e mi trattiene ogni volta dal mollare
dal mandare tutto all'aria perché ogni volta
posso chiedermi: e cosa avrebbe
fatto lui per proseguire e seguire le orme
del figlio putativo sempre più ignorato
sempre più dileggiato quanto più le sue
profezie scandiscono gli anni che ci
separano dall'irreparabile deriva e frantumazione
dei capisaldi di una democrazia?
Fin

* P. P. Pasolini intervistato da Furio Colombo alle ore 17,00
del 1° novembre 75, alcune ore prima di morire ammazzato.

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mercoledì 28 dicembre 2011

Un partito di lotta e non di parole. Cronaca del 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito

Di Emiliano Silvestri.
Da Confronti. Mensile di fede, politica e vita quotidiana del gennaio 2012.

Demba Traore: un avvocato africano di 41 anni padre di quattro figli, già deputato dell'assemblea nazionale del Mali, credente e praticante la religione musulmana, è il nuovo segretario del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito. Nel presentarsi alla stampa italiana (che, con rare eccezioni, non lo ha degnato di una riga) Traore ha sottolineato come la sua elezione rappresenti l'affermazione reale della transnazionalità del partito e ne confermi la sua caratteristica diversità: considerare le differenze culturali e spirituali un arricchimento dello spirito federatore del Partito Radicale piuttosto che un handicap. L'attuale segretario del Partito Radicale, attivista nella difesa dei diritti umani ed esponente dell'Union pour la République et la Démocratie, secondo partito del Mali, è stato eletto al termine del 39° congresso di questa organizzazione, svoltosi a Roma dall'otto all'undici dicembre.

Il congresso è stato aperto dal ministro degli Affari Esteri della Repubblica Italiana, apprezzato dai congressisti per l'instancabile opera svolta nel dicembre del 2007 all'Onu, quando l'allora Ambasciatore Terzi guidava la Farnesina. Grazie anche al suo operato infatti, i radicali riuscirono finalmente a conquistare al mondo la Moratoria Universale delle esecuzioni capitali. Il ministro, che interveniva a nome del Governo Italiano, ha ricordato il senso di riconoscenza che lo lega ai radicali (che ha definito: "difensori dei valori democratici") per la collaborazione avuta negli anni e ha riconosciuto nella platea la presenza di personalità simbolo di concetti che si sono ormai affermati nel diritto internazionale come la "responsabilità di proteggere" (verso la quale si muove ora anche la Lega Araba) e i diritti dell'immigrato, che devono essere sostenuti e difesi.

Nella tre giorni di dibattito, con tre commissioni (Diritti umani, democrazia, legalità; Antiproibizionismi su "droghe", scienza e scelte individuali; Ambiente, debito ecologico, demografia), il Partito Radicale Nonviolento ha discusso della degenerazione delle democrazie nei Paesi avanzati e della necessità del consolidamento delle democrazie di più recente costituzione; del rafforzamento del rispetto della legalità e, soprattutto della difesa dei diritti umani.

Attraverso due tavole rotonde, sono stati affrontati i temi della crisi europea e della "primavera araba". Con Marco Pannella ed Emma Bonino ne hanno discusso tra gli altri, gli ex ministri degli Esteri di Francia e Germania: Bernard Kouchner e Joschka Fischer, Rami George Khouri direttore del quotidiano libanese "Daily Star" e Ibrahim Saad Eddin presidente del Centro "Ibn Khaldun" per gli studi sullo sviluppo. Nel dibattito sono intervenuti 150 tra i 550 congressisti arrivati da 44 Paesi del mondo. Penelope Faulkner del Que-me, Azione per la democrazia in Vietnam, ha ricordato i milioni di dollari arrivati in quel Paese dagli Stati occidentali per "riforme legali" di facciata: tutte le libertà, comprese quelle di espressione e di religione, sono proclamate e poi strettamente limitate; Saad Ibrahim, a lungo incarcerato per la sua opposizione al regime di Mubarak, dopo aver ascoltato i dissidenti cubani, ha osservato: "In Egitto avevamo libertà di esprimerci, ma una volta che ti eri espresso finivi in galera", ha poi ricordato i recenti processi dei manifestanti di piazza Tahrir: durati pochi minuti e terminati con condanne pesantissime e senza nessun elemento di legalità e di leggi che pure, anche in Egitto, esistono e non vengono rispettate. Rebija Kader leader del popolo uiguro del Turkestan Orientale (per la Cina – che ne ha occupato i territori – Xinjiang) ha raccontato la sua condanna a sette anni e il carcere, che oggi tocca ai suoi figli, inflitto per stroncare la sua opposizione, nonviolenta come quella degli altri.

Un quadro di autoritarismo diffuso ovunque, a partire dall'amministrazione della giustizia e delle carceri. Marco Pannella (al settimo giorno sciopero della fame per conquistare alla Repubblica Italiana un'amnistia che avvii a soluzione i problemi della giustizia e risponda alla "prepotente urgenza" invocata dal Presidente Napolitano a proposito della tortura carceraria) ha perciò proposto che il partito avvii un monitoraggio internazionale sulle condizioni di detenzione. Proposta accolta nella mozione approvata che, tra l'altro, rilancia il progetto di Stati Uniti d'Europa come unica feconda risposta alla crisi dell'Unione. Questa la conclusione di un congresso che sancisce il successo di un partito che, come ricorda il neosegretario (che nell'esperienza del Mali vede la dimostrazione che non c'è incompatibilità tra Islam e democrazia) sta guadagnando sempre maggior appoggio nel mondo; un partito che (con l'istituzione della Corte Penale Internazionale, con la Moratoria della pena di morte, con la campagna contro le mine antiuomo e le mutilazioni genitali delle bambine) "ha dimostrato di essere partito di lotta e non di parole".

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venerdì 23 dicembre 2011

Lettera di convocazione del IV Congresso dell'Associazione


Cara compagna, caro compagno,

Domenica 8 gennaio 2012 si terrà il quarto congresso della nostra associazione.

Nella lettera di convocazione dello scorso congresso scrivevamo che vivevamo “un momento storico particolarmente grave per il nostro paese e anche per la nostra piccola ma combattiva flottiglia radicale.” Non possiamo certo dire che nel corso del 2011 le cose siano migliorate, anzi.

Però si sono accese delle speranze, nonostante il contesto democratico sia sempre più in via di disgregazione, non solo in Italia. Dopo il Congresso del PRNTT che ha visto l'elezione di Demba Traorè a segretario, è tempo di riprendere la battaglia sul piano transnazionale, come Marco Pannella ci ha invitato a fare per tutto lo scorso anno, partendo dalla battaglia sulle condizioni carcerarie in versione mondiale e come la mozione finale del congresso del PRNTT mette nero su bianco.

La nostra riunione può apparire ben poca cosa di fronte a questi impegni, ma sarà certamente un momento di riflessione e di riorganizzazione importante per condurre al meglio le battaglie che ci troveremo davanti nel corso del prossimo anno. Nei prossimi giorni ti invieremo l'ordine del giorno e le informazioni logistiche per l'assemblea, certi che non vorrai mancare a questo incontro.

A presto
Marco Di Salvo / Emiliano Silvestri

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venerdì 9 dicembre 2011

Perché la battaglia sulle carceri non può non essere transnazionale

Di Marco del Ciello.

Ieri pomeriggio Marco Pannella, intervenendo a Roma al 39° Congresso del Partito Radicale, ha dichiarato che la battaglia che i radicali conducono da sempre per la legalità e i diritti umani nelle carceri italiane deve oggi diventare transnazionale, impegnandoci a monitorare le condizioni di vita dei detenuti di tutti i paesi del mondo. Pannella dimostra così di aver compreso che una lotta condotta esclusivamente sul piano nazionale, in questo caso come in molti altri, è destinata al fallimento. Un piccolo ma prezioso volumetto, ristampato pochi mesi fa dall'editore Elèuthera, ci aiuta a comprendere perché. L'autore, l'attivista per i diritti umani Ahmed Othmani, comincia raccontandoci, con la collaborazione della giornalista francese Sophie Bessis, la sua esperienza di detenuto politico nelle carceri tunisine, per poi spiegarci come il suo impegno per la democrazia lo abbia portato a dedicarsi progressivamente alla tutela dei diritti dei detenuti in decine e decine di paesi, del Nord e del Sud del mondo. Questo racconto ci offre dunque una prospettiva originale e inconsueta sul problema. Diciamo subito che la fotografia che ne emerge è sconfortante. Il dato forse più inquietante è quello che riguarda la carcerazione preventiva, cioè gli innocenti in carcere: la media mondiale oscilla addirittura tra il 50 e il 60%, molto al di sopra del già vergognoso 42% italiano, e nessun paese riesce a scendere sotto il 25%, cioè uno su quattro. Ma un altro aspetto deve soprattutto farci riflettere: le persone recluse in tutto il mondo sono circa nove milioni, con percentuali sulla popolazione molto diverse da paese a paese, ma con una costante. Dovunque, negli ultimi trent'anni, il numero dei detenuti è cresciuto più rapidamente sia della popolazione sia del numero di reati commessi. Negli Stati Uniti, ad esempio, i detenuti sono aumentati del 200%, i reati solo del 7%.

Questa crescita esplosiva, che Othmani attribuisce anche al ruolo dei media e alla demagogia dei politici, è la causa prima di quel sovraffollamento che noi radicali denunciamo in Italia ma che è problema globale. Ce lo dimostrano, se ce ne fosse bisogno, anche le cronache di questo ultimo anno. Il settimanale conservatore The Economist ci dice ad esempio che, a seguito delle rivolte londinesi di questa estate, la popolazione carceraria del Regno Unito ha raggiunto la cifra record di 87.000 detenuti, in una drammatica situazione di sovraffollamento. Poche settimane prima la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una decisione senza precedenti, ordinava allo Stato della California di rilasciare ben 40.000 detenuti, per ripristinare le condizioni minime di rispetto dei diritti umani all'interno degli istituti di pena. E questi sono paesi di democrazia liberale, con redditi pro capite tra i più elevati dell'intero pianeta. La situazione delle carceri africane, che Othmani ben conosce, come pure l'inferno nascosto dei campi di lavoro cinesi, è infinitamente peggiore. Le condizioni di vita dei reclusi devono infatti essere sempre peggiori di quelle della parte più povera della popolazione, altrimenti svanisce qualunque effetto di deterrenza. Non solo, ma i regimi autoritari, accanto alla pena di morte e alla tortura, utilizzano il carcere come strumento principe per reprimere il dissenso. Anche da questo si capisce quanto siano intimamente connesse la lotta per l'affermazione della democrazia e quella per l'umanizzazione delle carceri. Il libro di Ahmed Othmani ce lo ricorda, con la forza della sua esperienza personale di vita e di politica: in quei paesi africani dove la democrazia avanza, vediamo infatti crescere di pari passo anche la sensibilità e l'impegno dei politici e dei cittadini per le carceri. Secondo un circolo virtuoso che sembra invece essersi spezzato in quei paesi occidentali che stanno pian piano scivolando verso forme di 'democrazia reale'.

Ahmed Othmani, Sophie Bessis, La pena disumana. Per una critica radicale del carcere. Prefazione di Giuliano Pisapia, Elèuthera, 2011.

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domenica 13 novembre 2011

Se io fossi ministro del Tesoro. Intervista a Marco Pannella leader della lista omonima

Di Franco Bechis.
Da MF - Il quotidiano dei mercati finanziari del 31 marzo 1992.


"Se fossi ministro del Tesoro mi ispirerei a Friedman. Per risanare l'economia partirei dall'abolizione di tutti gli ordini professionali. E poi chiederei a Bruxelles un piano Marshall per l'Italia per riconvertire il debito pubblico".

È tanto imprevedibile che in fondo uno se lo aspetta. La sorpresa per le urne '92 di Giacinto Pannella, detto Marco, è quella lista all'americana, con il nome del suo fondatore. L'uomo dei cento referendum, delle battaglie civili, dei digiuni, del Partito Radicale, della scheda bianca, del polo laico, dell'antiproibizionismo, del partito trasnazionale, e, perché no, l'uomo che ha portato in Parlamento Enzo Tortora, Toni Negri e Cicciolina, e che poi da quello stesso Parlamento è stato espulso fino a diventare quasi un desaparecido della politica, ora arriva alle elezioni più confuse della nostra storia recente vestendo i panni di un Bill Clinton all'italiana.

"Una piccola lista che però fa già paura" spiega a MF Pannella, "temono che in questo modo apriamo la strada al bi o tripartitismo. E sono già tutti impegnati a fare la controriforma istituzionale". Nell'ultimo week end l'ha spiegato a tutta la Ciociaria. Un comizio dietro l'altro, a Frosinone, a Terracina, nei paesini più sperduti. Affiancato da quel Nino Manfredi che ha rifiutato all'ultimo la candidatura per la Camera, ma che non si è tirato indietro, e piano piano si è scoperto grande affabulatore sui palchi un po' improvvisati del suo debutto politico.

Il tour elettorale è fitto di appuntamenti. E domenica sera finisce in un interminabile filo diretto con gli ascoltatori di un'emittente televisiva romana. Un passaggio obbligato per lui che in questi giorni lotta per avere il quorum: "Non è così", ribatte Pannella, "oggi lotto per una politica e sottolineo che sono l'unico ad avere il problema del quorum". Forse ce la farà, e ancora una volta arriverà a Montecitorio a tuonare dai banchi dell'opposizione. Ma non è uno scenario sicuro, perché la novità di Pannella è che questa volta si candida a essere un uomo di governo. L'altro giorno a un quotidiano ha confessato di aspirare al Ministero degli Esteri. "Ma noi", osserva Pannella, "siamo già una forza di governo da molti anni". Un esempio? "Propongo da anni la smilitarizzazione della Guardia di Finanza e dei Carabinieri, per unificarli alle forze di polizia. Mi sono mosso da qualche anno come si dovrebbe muovere un uomo di governo, un ministro degli Interni". E allora, perchè non ha mai trovato compagni di strada che lo portassero all'esecutivo? "A dire il vero talvolta li abbiamo trovati, ma su singole iniziative legislative. L'anomalia è piuttosto che non lo sono stato, e non lo sono stati Giovanni Negri, Emma Bonino e tutti gli altri. Perché? Perché c'è stata partitocrazia e non democrazia".

Come sarà allora il prossimo Pannella uomo d'esecutivo? Sorpresa: anche lui ha una ricetta per governare. E anche per risanare l'economia: "Se dovessi diventare superministro dell'Economia nel prossimo governo, la prima cosa che farei è abolire tutti gli orari obbligati del commercio, di qualsiasi tipo. Creerei problemi forse a 300-400 mila famiglie, ma rilancerei quell'economia un tempo chiamata di consumo e consentirei nello stesso tempo una vivibilità diversa delle nostre città". E ancora: "Abolirei anche la corporazione dei commercianti così come è concepita. Ritengo che quello che è più grave, che ingessa e soffoca il mercato qui da noi è più che altro il dato corporativista". Secondo Pannella bisognerebbe "attivare un piano di grandi opere pubbliche, ricorrendo a un maxi prestito internazionale, a scadenza trentennale, che potremmo chiedere magari in sede CEE. Certo, dovremmo fare lavorare per questo le maggiori imprese internazionali, consorziate come è accaduto in passato con il Canale di Suez. In questo modo manderemmo all'aria l'attuale lottizzazione degli appalti fra cooperative rosse, bianche o socialiste e nostre grandi imprese". Molto simile al programma economico di Craxi: "Sì, ma lui non può fare nessun appalto a 30 o a 50 anni. E mica può uscire da quella logica delle cooperative bianche, rosse e biancorosse".

L'idea del leader radicale è quella di "riconvertire nel maxi prestito internazionale anche parte dello stock del nostro debito pubblico. Alla CEE dovremmo chiedere anche di risanarci nei prossimi venti anni la nostra economia con una specie di piano Marshall europeo per l'Italia". Altra proposta: "Farei saltare la cassa integrazione, o per lo meno la rivedrei profondamente. Certo non seguirei strade come quella percorsa per il caso Olivetti, trasferendo un costo improduttivo da un settore all'altro".

Sì. Giacinto Pannella detto Marco ha proprio vestito panni nuovi. E calza a pennello questo abito di Bill Clinton all'italiana fino in fondo: "il mio riferimento economico? Milton Friedman, che ritengo un economista libertario. E in Italia Antonio Martino, che è in grado di dare suggerimenti a qualsiasi uomo di governo".

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sabato 22 ottobre 2011

Radicali di Cologno Monzese: Solidarietà a corrente alternata

Dichiarazione di Francesco Pasquariello, membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani:

Durante la seduta del Consiglio Comunale di Cologno Monzese del 17.10.2011 è stato approvato all'unanimità un ordine del giorno allegato alla presente.

In seguito ai gravi episodi di violenza accaduti nella città di Roma a causa dei Black Bloc nel corso della manifestazione degli 'indignati', si esprimeva solidarietà al Sindaco di Roma, alle forze dell'ordine e si ricordava la distruzione di un crocefisso e di una statua della 'Vergine Maria'.

Sia nel corso del dibattito in aula, sia nella stesura finale dell'ordine del giorno, nessun accenno è stato fatto all'aggressione subita da Marco Pannella ad opera di alcuni 'pacifici manifestanti' che con sputi, lancio di oggetti e insulti gli hanno impedito di partecipare alla manifestazione (già preannunciata da giorni).

Nonostante i Radicali di Cologno Monzese abbiano sempre difeso, anche recentemente, le istituzioni e gli esponenti della Giunta che hanno subito pesanti attacchi, a nostro parere non giustificati, nessuno dei politici colognesi si è sentito in dovere di offrire la sua solidarietà o esprimere sdegno per quanto accaduto.

A questo punto sorge spontanea una domanda, forse i Radicali contano meno di una statua o di un crocefisso? Per ora non possiamo che prenderne atto.

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giovedì 29 settembre 2011

L'abisso tra carcere e diritti

Di Emiliano Silvestri.
Da Riforma.


Per Napolitano un «abisso» separa la realtà carceraria dal dettato costituzionale. Anche il nostro Sinodo denuncia «l'insostenibile sovraffollamento» delle prigioni. E Pannella riprende lo sciopero della fame.

Uno degli ordini del giorno approvati al recente Sinodo denuncia: «l'insostenibile sovraffollamento degli istituti penitenziari» e ricorda che la mancanza di risorse non può giustificare «condizioni detentive che violano i diritti umani». Il 6 luglio, la pastora battista Anna Maffei, ricordava le morti nelle carceri italiane e richiamava la stretta relazione fra l'alto tasso di suicidi in carcere e le condizioni di sovraffollamento degli istituti di pena. «A chi importa?» – continuava Maffei – «Forse solo ai soliti radicali il cui leader, Marco Pannella sta rischiando la vita con uno sciopero della fame che dura dal 20 aprile scorso». Parlava dell'iniziativa di lotta nonviolenta per il rientro nella legalità di una Repubblica che vanifica ciò che è solennemente affermato nell'art. 27 della sua Carta costituzionale. Uno sciopero (65 giorni, di cui 5 anche senza bere, culminato in uno sciopero della sete che aveva coinvolto oltre 2.000 persone) sospeso per corrispondere alla sensibilità dei Presidenti della Repubblica e del Senato, che avevano sostenuto e patrocinato un convegno che avrebbe dovuto discutere, ai massimi livelli istituzionali, di carceri e giustizia.

Nel suo intervento in quel convegno il Presidente Napolitano era stato duro: un «abisso» «separa la realtà carceraria di oggi dal dettato costituzionale sulla funzione rieducatrice della pena e sui diritti e la dignità della persona» (il richiamato art. 27). Una realtà che «ci umilia in Europa» e richiede «ci si rifletta seriamente, e presto, da ogni parte» «non escludendo pregiudizialmente nessuna ipotesi che possa rendersi necessaria». Nel quasi totale silenzio della politica e della stampa, ha parlato un magistrato. In settembre, il giudice di sorveglianza di Lecce Luigi Tarantino ha condannato l'amministrazione penitenziaria a risarcire un detenuto per le condizioni di detenzione patite. Una sentenza che si aggiunge a quella dei giudici di Strasburgo, che nel luglio del 2009, condannarono l'Italia in seguito al ricorso del detenuto Sulejmanovic, costretto a vivere - in condizioni analoghe - in meno di 3 metri quadrati. Secondo la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo veniva così violato l'articolo 3 della Convenzione sui diritti umani del 1950, che proibisce la tortura.

Le carceri italiane sono tra le peggiori d’Europa; il peggioramento delle condizioni dei detenuti è tuttavia diffuso. Nel marzo scorso, la Corte Costituzionale tedesca ha imposto alle autorità penitenziarie di rilasciare un detenuto se non possono assicurargli una prigionia rispettosa dei diritti umani fondamentali. In maggio, anche la Corte Suprema della California ha affermato la preminenza della dignità umana sulla «sicurezza», riscontrando nel sovraffollamento (148.000 detenuti in strutture con capienza di 80.000) una violazione dei diritti costituzionali dei prigionieri. Se lo Stato non è in grado di assicurare i diritti dei prigionieri - questo il ragionamento della Corte - dovrà rinunciare all'esecuzione della pena e liberare quanti detenuti sia necessario per rientrare nella legalità. In Germania come negli Usa si apre quindi la possibilità di liste d'attesa, come già succede in Norvegia da anni. Il principio è sempre lo stesso: se non c'è in carcere posto sufficiente, piuttosto che infliggere pene inumane e degradanti, meglio lasciare a casa i condannati, in attesa che il posto si liberi.

La malagiustizia italiana non è solo carcere. Ci sono anche nove milioni di processi arretrati (di cui 5 e mezzo civili: un tracollo che tiene lontano gli investimenti esteri e costa all'Italia 22 miliardi l'anno); 180.000 prescrizioni l'anno («un'amnistia di massa e di classe», dice Pannella); 67.377 detenuti (42% in custodia cautelare) per 45.732 posti mentre mancano 5.877 agenti di custodia.
I radicali raccolgono 146 firme di senatori. Vogliono convocare l'aula per: «l'urgente discussione e votazione di un documento che fissi modi e tempi certi per l'esame di provvedimenti di amnistia, indulto, depenalizzazione e decarcerizzazione capaci di confermare, integrare, perfezionare e rafforzare i risultati certi del progetto di riforma strutturale e funzionale della giustizia, per il ripristino della legalità costituzionale e il rispetto delle convenzioni europee e internazionali di cui la Repubblica italiana è parte». Per evitare una frettolosa e sterile discussione il 20 settembre Pannella, Bernardini e Irene Testa riprendono lo sciopero della fame, cui si uniscono ancora detenuti e loro famigliari, associazioni come «A buon diritto», «Antigone» e «Ristretti orizzonti», agenti di custodia con i loro sindacati, direttori di carceri (senza concorsi da 10 anni e con il contratto bloccato da 5) e il partito della Rifondazione Comunista.

Il Senato è riunito il 23 settembre per «Comunicazioni del Ministro della giustizia sul sistema carcerario e sui problemi della giustizia». Egli elimina dalla discussione indulto e amnistia: «nel passato» «strumento emergenziale per risolvere un problema che non si voleva risolvere alla radice»; passa a «rappresentare la situazione per come essa è» e, conclude: «si deve aprire una stagione di sereno confronto tra le varie forze politiche, che abbia presente la necessità di definire un progetto globale di giustizia, che porti la dovuta attenzione al sistema delle garanzie dei cittadini e che immagini il carcere come luogo di recupero, come luogo di cui interessarsi e non come luogo da esorcizzare». Non dimentica di dire che in carcere, non essendo raggiunta la «soglia finale di tollerabilità» ci sono ancora 2.000 posti. Nulla cambia con le parole della vicepresidente Bonino, che ricorda i suicidi, le 1.095 condanne subite dall'Italia per la lunghezza dei processi, il 97,4% di furti e l'80% di omicidi, rapine, estorsioni e sequestri rimasti impuniti.
L'avv. Pecorella, deputato Pdl, l'aveva previsto: «o c'è un accordo generale oppure credo che nessuno si esporrà a sostenere l'amnistia. Salvo i radicali che vanno avanti sempre secondo i loro principi e non secondo calcoli politici».
Pannella, al quarto giorno di sciopero della sete, riconosce: «sta diventando più dura» e avvia una nuova forma di lotta: tre cappuccini al giorno (e due sorsi d'acqua per ingurgitare le 8-9 pillole che gli sono prescritte) per guadagnare il «tempo minimo necessario perché tu comprenda» dice rivolto al Presidente Napolitano, «che avevi ragione quando hai indicato come priorità prepotente» il rientro nella legalità costituzionale. Cosa succederà nella seduta del 27 settembre non è dato sapere; certamente il leader radicale cercherà di aiutare il Presidente ad ergersi nuovamente in difesa della Costituzione di cui è supremo garante.

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domenica 31 luglio 2011

Il primo digiuno di Pannella

Di Valter Vecellio.
Da Marco Pannella. Biografia di un irregolare.

Pannella è l'uomo dei digiuni. Quanti ne abbia fatti non lo sa neppure lui: della fame, della sete, digiuni lunghissimi, mettendo spesso a repentaglio la sua vita. Per prolungare di qualche ora l'iniziativa è giunto a bere le sue urine davanti alle telecamere di «Canale 5» [...].
Non v'azzardate a dire che si tratta di digiuni di protesta. «Sono sempre e "solo" di P-R-O-P-O-S-T-A – sillaba –. Io non lotto per la mia legalità, ma perché sia rispettata la legge che si sono dati coloro che per primi la violano».
Qual è stato il primo digiuno? «A Parigi, all'inizio degli anni '60. Lavoravo a Parigi per "Il Giorno". C'era un vecchio anarchico francese, Louis Lecoin, uno che contro la tradizione anarchica aveva chiesto addirittura al papa di intervenire per salvare Sacco e Vanzetti; era un nonviolento con un certo prestigio nel mondo intellettuale francese, digiunava contro la guerra in Algeria, all'Arc de Triomphe, e mi aggregai. Dopo quattro o cinque giorni lui smise, e smisi anch'io».

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sabato 11 giugno 2011

Norme sociali, mercato e informazione

Nel corso dell'ultima edizione del Festival dell'Economia di Trento (2-5 giugno 2011) Emiliano Silvestri, giornalista di Radio Radicale e tesoriere dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora, ha intervistato Alessandra Fogli, ricercatrice presso la Minnesota University, a proposito di norme sociali, mercato e informazione.



La ricerca economica cerca di isolare l'effetto delle norme sociali da quello dell'economia e delle istituzioni. Le norme sociali, influenzate da esperienze personali, sono maggiormente influenti in assenza di mercato. In Italia le lobbies sono più importanti del voto dei cittadini. Cosa c'è di strano nel modello italiano? Non sappiamo introdurre più concorrenza e più mercato, ci accontentiamo quindi dei tagli lineari. L'Italia non può più permettersi privilegi; deve introdurre meritocrazia e concorrenza altrimenti saranno vincoli esterni a imporre riforme e modifiche delle norme sociali. Sembra esserci un caso mediterraneo che accomuna Italia, Grecia e Portogallo. Vivendo all'estero, i nostri telegiornali sono incredibilmente focalizzati su diatribe interne al sistema politico; tutti notano uno scollamento tra classe politica e società. Ci vogliono persone, come Pannella, che prendano rischio, facciano delle scelte coraggiose per creare informazione e un modello culturale per altre persone. In Italia è difficile perché anche la stampa non segue le regole di mercato. Sarebbe importante una riforma elettorale; il politico deve rispondere al suo elettorato, non al leader, il cui compito non è dare ordini ai caporali. Forse in Italia si è persa la fiducia nelle istituzioni e nella politica.

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giovedì 19 maggio 2011

Intervento di Don Andrea Gallo in supporto dello sciopero della fame di Marco Pannella

Intervento di Don Andrea Gallo durante la trasmissione Radiocarcere andata in onda ieri alle 21 sulle frequenze di RadioRadicale.

Per me Marco (Pannella) è sempre stato un punto di riferimento massimo. Massimo, per la difesa dei diritti civili di tutte le persone, degli ultimi, e di tutte quelle persone che stanno in carcere, italiani e stranieri. La Massima solidarietà.

Con Marco veniamo da lontano. Mi ricordo che anni fa partimmo con altre compagne e compagni, insieme anche a Don Mazzi e moltissimi altri, da via della Conciliazione, e siamo andati a piedi fin sotto il Quirinale. Era la marcia di Natale per l'amnistia, a me ha fatto parlare sotto il carcere di Regina Coeli.

Io credo che la nostra Costituzione dovrebbe essere un nostro vanto. Per la civiltà giuridica italiana dovrebbe essere un riferimento massimo, per tutti, per noi che abbiamo il Beccaria. C'è una legge per l'amministrazione carceraria che non è applicata. Le carceri oltre ad essere discarica sociale, sovraffollate, sono case dell'illegalità. E Marco è sempre in prima fila. Con questa laicità dovrebbe raccogliere tutti in uno sforzo, se veramente uno vuole essere civile, democratico, socialista, per non parlare dei valori cristiani. E io vorrei essere come lui.

Grande ammirazione, grande stima, grande solidarietà a Marco.

La politica è a sé, ha ragione Pannella. La partitocrazia, non riesce a rinnovarsi. Non è tanto il servizio ai cittadini l'obiettivo della politica, ma entrare nelle stanze del potere. Se l'obiettivo prioritario non è il bene comune, allora è chiaro che questa non è democrazia. È chiaro che l'invito è a partecipare all'iniziativa di Marco, e non basta che sia solo lui.

L'invito è ai cittadini, alle associazioni, ai gruppi, perché l'emarginazione bisogna prenderla a 360 gradi. Il potere emargina chi non è produttivo, è una inciviltà, stiamo andando verso una barbarie. Su di me ha un forte richiamo il digiuno di Pannella, che io definirei come un rito, nel senso che non vuol essere solo simbolico, ma una testimonianza che dovrebbe stimolare tutti quegli uomini e quelle donne di buona volontà.