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mercoledì 5 ottobre 2011

Consiglio Regionale della Lombardia: una lobby di Dio?

Di Giulia Cortese.

Accogliendo con favore l'apertura fatta dal segretario PdL Angelino Alfano, sulla necessità di riformare il sistema elettorale, il Consigliere Regionale della Lombardia Roberto Formigoni ha dichiarato qualche giorno fa che bisogna attrezzarsi rapidamente per le politiche, sottolineando che non è più ammissibile eleggere come Consiglieri regionali persone nominate dall'alto. Non si può negare che si tratta di un fatto curioso, considerando che l'igienista dentale del Premier Nicole Minetti è stata eletta proprio in un listino (bloccato) dello stesso Formigoni, grazie a un vertice ad Arcore tra lui, Berlusconi e Bossi. Si è trattato di un inserimento illegale nella lista, con almeno 500 firme false a sostegno della candidatura. A proposito di questo, l'ex europarlamentare radicale Marco Cappato, nonché attuale Consigliere comunale radicale a Milano nella giunta Pisapia, ha dichiarato che la Minetti 'è entrata in lista con modalità illegali' e, prosegue, 'noi l'avevamo già denunciato pubblicamente dieci mesi fa'. È quindi importante che la Procura indaghi sulle responsabilità penali per l'irregolare raccolta delle firme, avvenuta nei giorni compresi tra i vertici di Arcore e la scadenza per la presentazione della lista, ma anche sulla catena di comando che ha gestito la vicenda.

Certo, se il senso della legalità dei cittadini italiani fosse un po' più spiccato, il caso sarebbe passato sicuramente meno inosservato.

Tuttavia, la candidatura illecita della Minetti non è nemmeno l'episodio più grave del Consiglio Regionale della Lombardia, se si considera che quest'ultimo è in qualche modo 'abusivo', per il fatto che le liste della coalizione PdL e Lega sono illegali. Ci sono state delle elezioni regionali in cui c'è stata palesemente una truffa elettorale, attraverso delle firme false, che sarebbero oltre mille. Mario Staderini, Segretario dei Radicali Italiani, ha dichiarato che 'a oltre un migliaio di cittadini è stata rapita l'identità per essere sottoscritti da altre persone'.

Continua sempre Staderini, 'noi riteniamo che sia un vero e proprio attentato ai diritti civili e politici dei cittadini, un reato previsto dal Codice Penale sempre poco attuato e che prevede che la democrazia si tuteli quando i diritti all'elettorato attivo, cioè al voto, e a quello passivo - e cioè a non essere ingannati nel momento dell'espressione del proprio voto, sono diritti fondamentali che vanno tutelati'.

È passato ormai un anno da quando i Radicali hanno denunciato le irregolarità con le quali Roberto Formigoni era stato rieletto per la quarta volta Presidente della Regione Lombardia. La sua ricandidatura ha comportato la violazione dalla legge 165/2004, che stabilisce la non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo del Presidente della giunta Regionale, eletto a suffragio universale e diretto. Lega e PdL, a sostegno di un Presidente incandidabile, hanno presentato una documentazione palesemente falsa.
Dopo un'intervista a Formigoni del 27 Febbraio scorso, apparsa su Presa diretta, il commento del Segretario radicale Mario Staderini è stato: 'E noi dovremmo credere che un potente come lui abbia dovuto subire le candidature del suo listino e nulla sapeva dei falsi che si stavano commettendo?', aggiungendo, 'esiste un solo caso, ed è il Caso Firmigoni. Il Presidente abusivo della Lombardia si dimetta e chieda scusa agli elettori per aver loro ripetutamente mentito'. Scuse di cui finora non vi è traccia alcuna.
Ora spetterà al Consiglio di Stato disporre velocemente e direttamente la perizia sulle firme potenzialmente (e palesemente) false, senza dover attendere gli esiti della questione del falso da parte del giudice ordinario. La questione delle firme dovrebbe poter essere risolta nel giro di qualche mese, sperando che non venga rimandata, a causa dei lunghissimi tempi del nostro inefficiente sistema giuridico.

In merito alle accuse che gli vengono spesso rivolte, specie per quanto riguarda l'elezione della Minetti nel suo listino, Formigoni si è difeso più volte tramite banali (e scontatissime) arrampicature sugli specchi, dichiarando l'intenzione di 'premiare chi lavora sul territorio' e di voler aiutare le donne a partecipare alla vita politica. Una domanda sorge inevitabile: come si concilia quest'attenzione al ruolo della donna con la presenza, imposta nel listino bloccato di Silvio Berlusconi, di una sua ex igienista dentale, nonché ex valletta di Colorado Cafè e neofita della politica? La signorina è inoltre indagata per induzione e sfruttamento della prostituzione, ed è in attesa di testimoniare al processo in questione. Quanto a questa sconcertante elezione, si tratta di una pratica che, a livello di mercato del lavoro privato è purtroppo ancora diffusissima in Italia, ma quando si tratta di politica nazionale e di gestione della cosa pubblica, come in questo caso, allora assume carattere di reato.

A essersi lamentato di un andazzo decadente nel PdL è stato anche il Sindaco di Roma Gianni Alemanno, il quale, durante un convegno di Fondazione Nuova Italia, non ha mancato di criticare il suo partito. La prima stoccata ha un nome e cognome, Nicole Minetti, la cui elezione, dice Alemanno, è dovuta a 'meriti emersi più dalle intercettazioni sulle notti allegre a ritmo di bunga bunga che dalla carriera politica, di fatto inesistente'.
Il Sindaco aggiunge infine una conclusione, 'Dobbiamo dirlo con chiarezza: mai più Minetti nei consigli regionali'. Conclusione che non può che essere condivisibile.

Certo, colpisce il fatto che Formigoni, esponente del movimento politico e religioso Comunione e Liberazione, mostri di non saper mantenere una condotta moralmente rigorosa e di mancare di correttezza e di rispetto per la legalità. Si tratta peraltro di un movimento estremamente potente, quello di CL, tanto che in Europa e nel mondo non esiste un solo movimento ecclesiale che controlli un'istituzione pubblica con un bilancio di 20 miliardi di euro. Enrico de Alessandri, autore di 'La lobby di Dio', libro sul potere dilagante di CL nelle strutture amministrative di vertice della Regione Lombardia, dichiarava, già nel 2005: 'Sono alcuni stessi esponenti - ed ex esponenti - di Forza Italia a sostenere che 'il ruolo e il potere che hanno assunto Formigoni e il sistema connesso di Comunione e Liberazione e della Compagnia delle Opere, determinano la quasi totalità delle scelte politiche e amministrative, di fronte a un peso elettorale che non raggiunge un decimo dei voti di Forza Italia' (Guido Podestà, oggi coordinatore regionale del PdL, Domenico Pisani, Francesco Fiori, Francesco Triscari, Ombretta Colli, Corriere della Sera, 7 giugno 2005)'.

Dieci giorni fa è arrivata la prima vera vittoria dei radicali lombardi. Il Consiglio di Stato ha in pratica ribaltato il pronunciamento del Tar, riconoscendo la fondatezza del ricorso sulla questione delle presunte firme false al listino «Per la Lombardia». In definitiva, il giudice amministrativo ha riconosciuto degna di attenzione e verifica la richiesta di Cappato e soci di effettuare una perizia disposta dalla magistratura amministrativa per accertare l'autenticità delle sottoscrizioni.

Dice Marco Cappato, il quale continua a dedicarsi con serietà alla questione, 'Se le firme venissero finalmente controllate anche dal giudice amministrativo, a quel punto sarà doveroso annullare le elezioni falsate dalla 'truffa Firmigoni''. Siamo in Italia, però, Paese in cui ultimamente le cose sembrerebbero andare alla rovescia. E siamo noi laici i primi a sperare in un cambiamento, in un rovesciamento della medaglia.

Morale della favola? Quando il Cardinale Angelo Bagnasco si lamenta della scarsa moralità della politica, definendo la la questione 'grave e urgente' e dicendo che 'l'uomo vero non è colui che ha potere e denaro', forse ha ragione.

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martedì 16 agosto 2011

I nodi al pettine

Di Giulia Cortese.

L'Italia, e più in generale l'Europa, sta attraversando tempi durissimi. La crisi attuale è paragonabile alla ben nota catastrofe del 1929, del crollo di Wall Street. Come siamo arrivati a questo punto? Non è più tanto importante stabilire se è nata prima la gallina o prima l’uovo, se cioè la colpa dell’attuale declino del sistema-Italia sia attribuibile alla sola classe politica, o coinvolga strati molto più ampi del paese. Quello che sembra certo è che la classe politica debba ora tentare un recupero di credibilità 'in extremis', una di quelle operazioni che innescano, nei pubblici e privati quel 'circolo virtuoso' di cui abbiamo disperatamente bisogno.

Il governo italiano è costretto ad agire in tempi rapidissimi, eppure anche di questi tempi assistiamo a degli 'spettacoli' che di certo non sono un modo per risolvere i nostri guai. Continuano ad arrivare sia a livello del governo locale, che del governo centrale, segnali fortemente negativi, e si moltiplicano le denunce di abusi, sprechi e clientele. Da sessant'anni, ossia da quando è nata la Repubblica italiana, il Parlamento ha inoltre manifestato una fama incessante di sedi, aggregati, dépendance, e sfoghi edilizi in cui collocare le sue propaggini. Secondo la Confindustria, una politica 'costosa e senza progetto', affidata a 179 mila eletti, costa ai cittadini 4 miliardi di euro l'anno. Seppure coscienti del discredito che li avvolge, i nostri politici evitano di auto-correggersi. Tanti autorevoli esponenti della politica hanno protestato contro i privilegi e gli sprechi, e lo hanno fatto anche svariate volte. In passato la predicazione è sempre rimasta tale, non si è certo tradotta in misure rigorose. I numerosi sforzi già compiuti per indurre la politica a essere più sobria, ad alleviare gli oneri che essa scarica sui cittadini, a rendere più trasparente il modo in cui viene gestito il denaro dei contribuenti, non hanno ottenuto risultati rilevanti. C'è stata magari qualche leggera sforbiciata temporanea, tanto per alleviare il malcontento diffuso, ma nulla più di questo.

L'impressione è che i 'marpioni della politica' si apprestino, ancora una volta, a star buoni per un po'. Ma per quanto, ancora? Quanto a noi cittadini italiani, saremo tutti costretti a subire tagli di deduzioni, detrazioni e sconti fiscali previsti per il 2013 e 2014. Una famiglia media potrebbe ritrovarsi a dover pagare mille euro di tasse in più in due anni. Ironia della sorte? Nel '94 Silvio Berlusconi, leader del PdL, ha combattuto la sua campagna elettorale sulla base di un programma che prometteva di abbassare il carico fiscale. Cosa si sia fatto poi di queste promesse non si sa. Tutto questo di cui si è detto pone a chi oggi deve chiedere sacrifici agli italiani un obbligo morale: chi chiede sacrifici ai cittadini, qualche sacrificio dovrà farlo pure lui. Questo per dimostrare di voler dare davvero un taglio a una condotta che appare sempre più insopportabile e ingestibile per le casse dello stato. Vale per il Palazzo, lo stato centrale, gli enti locali. Serve davvero una svolta, perché i cittadini non perdano del tutto la fiducia nelle Istituzioni.

Oggi come oggi l'Italia non si può certo permettere quello sperpero di denaro pubblico che c'è stato sotto i nostri occhi finora, e la diffusa tendenza a escludere l'entrata dei giovani dalle professioni da parte di caste professionali, le quali difendono con forza le loro rendite di posizione. Se in passato si fossero fatte quelle liberalizzazioni necessarie per lo sviluppo economico del paese, ora non sarebbe necessaria questa deriva statalista. Si è dormito troppo a lungo, si è aspettato che la situazione degenerasse prima di reagire. Il fatto è che notoriamente in Italia pagano sempre i soliti noti, ovvero la categoria a reddito fisso, mentre a farla franca sono moltissimi autonomi e più in generale, chi usufruisce di rendite finanziarie. L'unica alternativa alla cosiddetta 'macelleria sociale' sembra essere una qualche forma di patrimoniale, ancora da definirsi. Questo per evitare che venga unicamente penalizzata la piccola e media borghesia a reddito fisso.

Quanto alle tasse, una volta passata la bufera, più che un aumento è necessaria una drastica riduzione. Sarebbe un modo per affamare la bestia politico-burocratica, causa principale del malessere del nostro paese.

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lunedì 18 luglio 2011

Dinastie professionali: ecco le ultime

Di Giulia Cortese.

Decine di eccellenti laureati, potenziali professionisti che potrebbero contribuire a uno sviluppo economico e sociale del paese, restano tagliati fuori dal mercato del lavoro, da un lato a causa della crisi, dall'altro della clausura e dell'immobilismo degli ordini professionali. Gli ordini professionali italiani sono bloccati, chiusi in se stessi, non fanno gli interessi dei consumatori. La cosa più grave, però, è che la probabilità di superare l'esame per accedere ai vari ordini non dipende esclusivamente dalle qualità del candidato, ma soprattutto da altro. Basti pensare che, secondo alcune statistiche, aspiranti commercialisti veneziani hanno il 92% di probabilità di essere bocciati all'esame, mentre aspiranti commercialisti catanesi possono anche stappare lo spumante: sotto l'Etna non bocciano nessuno. Questo pare dimostrare quanto scriveva Indro Montanelli: così come sono servono solo a 'difendere le mafie di interessi corporativi'. Sarà veramente difficile che vengano aperte le professioni a noi giovani, se gli Ordini continuano ad inserire nelle commissioni d'esame (quelle che decidono chi si può iscrivere agli albi) persone che esercitano le professioni e che hanno tutto da perdere all'entrata di professionisti più bravi e più competenti di loro. Sappiamo che in Italia la parola 'merito' è abusatissima, ma la cosa che incuriosisce è che la sua valorizzazione, a quanto pare, dipende dall'area geografica. A tal punto mi sorge una domanda, anzi due: tutti i geni di una determinata professione nascono in una zona e tutti i somari dall'altra? I voti dipendono dalla bravura dei candidati o dal capriccio e dalle chiusure delle commissioni?

Proprio sulla questione delle liberalizzazioni, ultimamente, sono nate aspre polemiche. Vi era un provvedimento economico, in discussione al Senato, in cui si parlava della liberalizzazione delle professioni e si faceva riferimento all'abolizione di alcuni ordini professionali, in particolare quelli per avvocati e notai. L'articolo della manovra, il 39-bis, avrebbe irritato molti avvocati-Senatori e deputati del PdL, i quali hanno avviato una raccolta-firme alla Camera per protestare contro questa norma. Secondo alcune fonti parlamentari vicino al PdL, il numero di firme consegnate a Palazzo Madama sarebbe già un'ottantina, tanto che la maggioranza è stata costretta ad un dietrofront sull'emendamento. I firmatari, infatti, minacciavano di non votare la manovra qualora non fosse stato cambiato l'articolo in questione. Secondo Raffaele Fitto, ministro per i Rapporti con le regioni, sarebbe già stata raggiunta un'intesa tra maggioranza e governo sull'emendamento.

Sul tema delle liberalizzazioni ha mostrato un parere diverso Antonio Di Pietro, leader dell'IdV, il quale ha dichiarato di preferire che venga data una possibilità anche ai giovani avvocati di far carriera e di 'potersi misurare senza dover necessariamente passare attraverso l'imbuto di studi legali blasonati, che diventano importanti solo per le parcelle esose che fanno, piuttosto che per la loro abilità e bravura nel seguire i propri clienti'. Parere che, a mio avviso, è il più liberale tra tutti quelli che sono stati espressi finora. Ma l'Italia, si sa, non è un paese per liberali...

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sabato 16 luglio 2011

Costi e sprechi della politica: il conto lo paghiamo noi

Di Giulia Cortese.

E così, tutto in una notte, è accaduto che una norma approvata di nascosto da tutti i partiti del paese gonfierà (ulteriormente) il portafoglio dei politici. Si tratta di una manovra blindata, o meglio quasi su tutto, perché di fatto è saltata solo di un punto: quello dei tagli ai costi della politica.
Tutto questo mentre negli Stati Uniti, Obama cerca di colmare il debito del suo paese invitando ciascuno dei suoi politici a prendersi le loro responsabilità rinunciando alle proprie 'vacche sacre', sapendo di non poter chiedere un solo centesimo ai suoi concittadini più poveri, se prima non taglia i costi e i privilegi della politica. E parliamo di vacche ben più magre delle nostre, sia chiaro. Per fare qualche esempio di come sia diversa la situazione dei nostri politici, stando al sito ufficiale dei Consigli regionali, lo stipendio netto di un consigliere molisano, tra indennità e rimborsi, arriva a 10.255 euro. Quello di un segretario pugliese a 11.417 euro. Quello di un semplice deputato sardo a 11.417. Quello del presidente della giunta del Veneto a 12.615. Del suo collega calabrese a 13.353. Ci spiega Antonio Merlo, della University of Pennsylvania, che ognuno di questi prende più di quanto guadagna al lordo il più pagato dei governatori americani. Basti pensare che quello dello Stato di New York prende 10.612 euro al mese, dai quali vanno tolte le tasse e tutto il resto. La cosa non finisce qui: ogni governatore statunitense ha in busta paga, mediamente, 93.450 euro, 7.787 al mese, ovvero la metà di quanto prende al netto il Presidente della Regione Sicilia.
Un parlamentare USA, Camera o Senato, riceve 10.315 euro lordi al mese: 1.389 in meno del 'trattamento mensile lordo' dei nostri deputati. Secondo il Sole24ore, sappiamo che questi ultimi incassano sotto questa voce 11.704 euro mensili, vale a dire tremila in più dei secondi in classifica (gli austriaci: 8.882), quattromila abbondanti più dei terzi (gli olandesi: 7.177), e cinquemila in più dei francesi (6.892). La cosa più 'divertente' di tutto ciò è che gli Spagnoli, nonostante il sorpasso in termini di Pil pro capite, sono pagati un quarto rispetto ai nostri: 2.921 euro.

Da non dimenticare è il trattamento che subiscono i cosiddetti 'portaborse' dei politici italiani, che ad ogni legislatura dovrebbero essere messi in regola, cosa che in generale non avviene, e se avviene, solo parzialmente. Eppure una soluzione al problema sarebbe molto semplice: basterebbe che il Parlamentare segnalasse alle Camere il proprio collaboratore, lasciando che siano queste a pagarlo. La realtà si dimostra ben diversa: i nostri politici trovano molto più comodo incassare i soldi e girarne solo una parte al povero assistente, promettendogli (ovviamente), che un giorno tirerà dentro anche lui. Se vogliamo fare un altro esempio di integrazione, proprio alla vigilia della manovra 'lacrime e sangue', l’ex Consigliere di Tremonti, Marco Milanese, si compiaceva per le vacanze al Plaza, le Ferrari Scaglietti e lo Yacht rivenduto per una somma doppia a quanto guadagna un presidente americano in tutto il suo mandato. Secondo le dichiarazioni di un consigliere radicale, Giuseppe Rossodivita, alla Regione Lazio, stando alla dichiarazione dei redditi, solo una trentina dei suoi colleghi dichiara di possedere un'auto. Gli altri, nonostante risultino essere proprietari di 'decine di appartamenti intestati', non possiederebbero apparentemente nessuna vettura. È un fatto curioso, considerando che quasi tutti, infatti, incassano ogni mese sontuosi rimborsi dichiarando di raggiungere il Consiglio con l'auto propria. Per quanto riguarda i rimborsi, come ci ha raccontato su La Repubblica Carlo Piccozza, non occorrono nemmeno fatture che certifichino gli spostamenti. Basta dichiarare a parole di aver compiuto un tot di kilometri per arrivare in via della Pisana. La Regione, naturalmente, paga: 35 centesimi al kilometro. Il tutto, ovviamente, è basato soltanto sulla parola, e non serve neanche uno scontrino. Come se non bastasse, c'è chi dopo l'elezione decide di spostare la propria residenza o il domicilio il più lontano possibile. Che problema c'è? Tanto nessuno controlla. Potremmo andare avanti anche per ore citando casi del genere, ma preferisco soffermarmi sul fatto che oggi c'è stato il voto definitivo alla Camera, intervento che prevederà una serie di tagli alle agevolazioni fiscali: dagli asili ai mutui. Il taglio di deduzioni, detrazioni e sconti fiscali previsto dalla manovra per il 2013 e 2014 potrebbe costare a una famiglia media mille euro di tasse in più in due anni. La cosa che emerge più chiaramente da questa vicenda è che il cosiddetto 'Popolo della Libertà' è più che altro un popolo di socialisti. All'interno del partito, infatti, gli ex socialisti sono la maggioranza e i liberali sono rimasti pochissimi, a mio avviso giusto Galan e Crosetto. E pensare che nel '94 Silvio Berlusconi, leader del PdL, ha combattuto tutte le sue campagne elettorali sulla base di un programma che prometteva di abbassare il carico fiscale. Ora vediamo che di quelle promesse non si è fatto nulla. Quest'ultima manovra, infatti, colpisce le classi sociali più disagiate, le famiglie monoreddito e anche il popolo delle partite Iva. Ironia della sorte? Durante la manovra è stato nominato più volte il Titanic, ma a differenza del Titanic, in questa situazione si salvano giusto i passeggeri di prima classe.

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lunedì 11 luglio 2011

Dinastie professionali nel 'belpaese'

Di Giulia Cortese.

Decine di eccellenti laureati, potenziali professionisti che potrebbero contribuire a uno sviluppo economico e sociale del paese, restano tagliati fuori dal mercato del lavoro, da un lato a causa della crisi, dall'altro dalla clausura e dall'immobilismo degli Ordini professionali. Gli Ordini professionali italiani sono bloccati, chiusi in se stessi, non fanno gli interessi dei consumatori. La cosa più grave, però, è che la probabilità di superare l'esame per accedere ai vari ordini non dipende esclusivamente dalle qualità del candidato, ma soprattutto da altro. Basti pensare che, secondo alcune statistiche, aspiranti commercialisti veneziani hanno il 92% di probabilità di essere bocciati all'esame, mentre aspiranti commercialisti catanesi possono anche stappare lo spumante: sotto l'Etna non bocciano nessuno. Questo pare dimostrare quanto scriveva Indro Montanelli: così come sono servono solo a 'difendere le mafie di interessi corporativi'. Sarà veramente difficile che vengano aperte le professioni a noi giovani, se gli Ordini continuano ad inserire nelle commissioni d'esame (quelle che decidono chi si può iscrivere agli albi) persone che esercitano una serie di attività e che hanno tutto da perdere all'entrata di professionisti più bravi e più competenti di loro. Sappiamo che in Italia la parola 'merito' è abusatissima, ma la cosa che incuriosisce è che la sua valorizzazione, a quanto pare, dipende dall'area geografica. A tal punto mi sorge una domanda, anzi due: tutti i geni di una determinata professione nascono in una zona e tutti i somari dall'altra? I voti dipendono dalla bravura dei candidati o dal capriccio e dalle chiusure delle commissioni?
Quanto a me, ho quasi tutta la vita davanti, e mi chiedo certe volte se non sia il caso di costruirsi un futuro altrove.

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giovedì 30 giugno 2011

Quote rosa? Un'operazione cosmetica

Di Giulia Cortese.

Le quote rosa ora sono legge? Non cambierà nulla, non mi sembra si tratti di una gran conquista. Se applicate a un paese come il nostro, dove il merito è una variabile indipendente rispetto al lavoro, si può immaginare con quali criteri verranno selezionate queste signorine. Non riesco a pensare a una società divisa per quote, penso piuttosto che l'importante sarebbe rendere le donne in grado di competere con gli uomini ad armi pari. In questo senso va la proposta di dedicare i risparmi, che deriveranno dal prolungamento dell'età pensionabile femminile, alle politiche di conciliazione tra la vita familiare e quella lavorativa. Grazie a questa legge si otterranno notevoli risparmi nel pubblico impiego, specie negli anni a venire. Di quelli ottenuti fino a adesso, però, ahimè non c'è più traccia. È un fatto inquietante, visto che tramite questi fondi si potrebbe incidere profondamente sulla qualità della vita e sulle prospettive occupazionali femminili.

Proprio per evitare che questi soldi finiscano per sanare qualche bilancio comunale in dissesto o per tappare i buchi nel settore della sanità, Pari o Dispare, comitato per la parità di genere (del quale faccio parte) ha lanciato un appello insieme a oltre 70 associazioni e alle forze politiche, affinché a questi fondi (4 miliardi di euro) corrisponda un piano chiaro e controllabile che nel corso degli anni crei un miglioramento tangibile nei servizi per la conciliazione tra la vita lavorativa e quella familiare.

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martedì 17 maggio 2011

I voti dei 'nostri' candidati alle elezioni comunali di Milano /1

Molti dirigenti, militanti e iscritti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora hanno deciso di mettersi a disposizione della Lista Bonino-Pannella per Milano candidandosi alle elezioni comunali del 15 e 16 maggio. La lista ha raccolto 10.215 voti, pari all'1,72% dei votanti. Di seguito le preferenze.

Lista Bonino-Pannella - Voti dei candidati alla carica di consigliere comunale iscritti all'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora per l'anno politico 2011.

Maria Antonietta Farina Coscioni: 109
Franca Letizia Angiolillo: 0
Stefano Bilotti: 14
Giulia Cortese: 4
Giulia Crivellini: 70
Giorgio Inzani: 2
Diego Mazzola: 7
Claudio Radaelli: 19
Angela Roveda: 4
Emiliano Silvestri: 6

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sabato 14 maggio 2011

Giulia Cortese: perché mi candido con la Lista Bonino-Pannella

Di Giulia Cortese.

Perché mi candido:

Ho deciso di candidarmi al Consiglio Comunale e al Consiglio di Zona (zona 4) per la lista Bonino-Pannella, perchè ritengo che il contributo di noi radicali sia essenziale per la valorizzazione delle forze migliori del tessuto cittadino.
Il concetto di Padania è un imbroglio. Milano deve tornare ad essere una città europea a tutti gli effetti: perchè ciò avvenga ci devono essere valorizzazione del territorio, laicità, sicurezza.
Se eletta, mi batterò per dare un contributo importante all'amministrazione del Comune, facendomi portatrice dei valori che sono fondamentali nella cultura del Partito Radicale: il rafforzamento della legalità, il rispetto delle regole, la partecipazione dei cittadini alle questioni che riguardano la vita di tutti.
Da tempo ci siamo proposti come l'alternativa ecologista ad una maggioranza che ama nucleare e cemento.
Io stessa ho partecipato alla raccolta firme organizzata dai radicali per i referendum sull'ambiente e la qualità della vita, promossi da 'MILANOSIMUOVE'. Se eletta, mi batterò per la realizzazione integrale delle cinque proposte referendarie, sottoscritte da 24.000 cittadini:

1) Dimezzare il traffico, aumentando il trasporto pubblico, le piste ciclabili e le pedonalizzazioni
2) Expo verde. No alle speculazioni edilizie sui terreni.
3) Più alberi e più verde in città
4) Miglioramento dell'efficienza energetica
5) Riapertura dei Navigli

Ho firmato un manifesto per le privatizzazioni e un documento promosso da Tea Party Italia e ConfContribuenti che mi impegna a tutelare i contribuenti di Milano, qualora venissi eletta, operando una riduzione della spesa pubblica comunale complessiva, raggiungendo o mantenendo il pareggio di bilancio, portando a zero le addizionali comunali, riducendo le imposte e le tasse comunali esistenti e non introducendone di nuove.

Ritengo inoltre che la realizzazione di registri comunali per i testamenti biologici e le unioni civili rappresenti un obiettivo importante e pienamente realizzabile nella città di Milano. Da rafforzare sono anche l'informazione sessuale nelle scuole e la sicurezza, evitando però il coprifuoco ed inutili ronde.

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lunedì 9 maggio 2011

I 'nostri' candidati alle elezioni comunali di Milano /1 (aggiornato)

Molti dirigenti, militanti e iscritti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora hanno deciso di mettersi a disposizione della Lista Bonino-Pannella per Milano candidandosi alle elezioni comunali del prossimo 15 e 16 maggio.

Lista Bonino-Pannella - Candidati alla carica di consigliere comunale iscritti all'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora per l'anno politico 2011.

Maria Antonietta Farina Coscioni. Deputata radicale, è Segretario della XII Commissione Affari sociali. Co-Presidente dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, l'associazione che porta il nome del marito conosciuto all'università, con cui ha condiviso tutte le fasi della sua lotta per la libertà di ricerca scientifica fino alla sua scomparsa il 20 febbraio 2006. È membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, di cui è stata Presidente... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Franca Letizia Angiolillo. Nata a Torre Pellice (TO) il 26/08/1930. Avvocato penalista, storica militante radicale... (continua qui). Iscritta dal 2008.

Stefano Bilotti. Nato a Napoli il 27 giugno del 1964. Laurea in scienze dell'informazione alla Statale di Milano, responsabile in una società di telecomunicazioni. Tesoriere dell'Associazione Radicale Rientrodolce... (continua qui). Iscritto dal 2009.

Giulia Cortese. Sono nata il 22 Marzo dell'88 a Buenos Aires (Argentina). Romana di adozione, ho passato 8 anni della mia vita all'estero, seguendo gli spostamenti di mio padre diplomatico. Questi anni mi hanno regalato luna buona disposizione a comprendere paesi e culture diverse... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Giulia Crivellini. Nata a Milano il 31 maggio 1988. Studentessa di giurisprudenza alla Statale di Milano,
componente della giunta di segreteria dell’Associazione radicale Enzo Tortora e iscritta all'associazione radicale Radicali Senza Fissa Dimora... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Giorgio Inzani. Nato a Cremona il 21 settembre 1941. medico antiproibizionista milanese, già capogruppo radicale in Consiglio regionale della Lombardia. È iscritto all'associazione radicale Radicali Senza Fissa Dimora... (continua qui). Iscritto dal 2008.

Diego Mazzola. Nato a Milano il 26 ottobre 1946. Radicale storico, iscritto ai vari movimenti dell'area radicale già dagli anni '80, già tesoriere dell'Associazione Radicale "Radicali Senza Fissa Dimora". È ora uno dei promotori della campagna per l'abolizione del sistema penale... (continua qui). Iscritto dal 2008.

Claudio Radaelli. Milanese di famiglia milanese, sposato con due bambine, appassionato di musica e cinema, sono iscritto a Radicali Italiani e al Partito Radicale Transnazionale. Quest'anno ho diffuso il repertorio politico dei Radicali all'estero con un simposio sul Partito Radicale in Inghilterra e due lezioni sul federalismo del Manifesto di Ventotene in Norvegia... (continua qui). Iscritto dal 2011.

Angela Roveda. Nata a Lodi il 26 marzo 1971. Avvocato civilista e tributarista oltre che gattofila radicale... (continua qui). Iscritta dal 2011.

Emiliano Silvestri. Nato a Milano il 29 dicembre 1949. Giornalista, da oltre 20 anni collabora a Radio Radicale. È attualmente il tesoriere dell'Associazione radicale "Radicali Senza Fissa Dimora". Da oltre 20 anni collabora a Radio Radicale prima come responsabile della struttura tecnica per l'alta Italia, da qualche anno svolgendo esclusivamente attività giornalistica... (continua qui). Iscritto dal 2008.

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domenica 8 maggio 2011

Giulia Cortese, Giulia Crivellini e Emiliano Silvestri hanno firmato l'impegno a difesa dei contribuenti


Giulia Cortese, Giulia Crivellini e Emiliano Silvestri, candidati della Lista Bonino-Pannella al Consiglio Comunale di Milano e iscritti all'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora, hanno firmato l'impegno a difesa dei contribuenti. Un'iniziativa promossa dal movimento Tea Party Italia e dall'associazione ConfContribuenti. Si sono perciò impegnati formalmente, in caso di elezione, a difendere il contribuente: con una politica di riduzione della spesa pubblica comunale complessiva; raggiungendo o mantenendo il pareggio di bilancio o un attivo di bilancio; portando (o mantenendo) le addizionali comunali ai livelli minimi consentiti dalla legge, riducendo le imposte e le tasse comunali esistenti e non introducendone di nuove. Tra i candidati della Lista Bonino-Pannella anche Lorenzo Lipparini ha firmato l'impegno.

Nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'iniziativa, Emiliano Silvestri ha intervistato per Radio Radicale Giacomo Zucco, portavoce nazionale e coordinatore per la Lombardia di Tea Party Italia:



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Aperitivo elettorale. Con Giulia Cortese


Stasera Giulia Cortese e Lorenzo Lipparini, candidati della Lista Bonino-Pannella al Consiglio Comunale di Milano, organizzano un aperitivo elettorale per presentarsi e presentare le proprie idee ai cittadini milanesi.

Appuntamento domenica 8 maggio alle ore 19:00, presso Le Trottoir di piazza XXIV Maggio 1.

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