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lunedì 13 maggio 2013

Riunione dell'Associazione


Domani sera ci ritroveremo nella sede di via Borsieri 12 (MM2 Garibaldi) a Milano, dalle 20:30 alle 22:00 circa, per la consueta riunione. All'ordine del giorno le prossime iniziative dei Radicali Senza Fissa Dimora su proposta di legge sull'eutanasia dell'Associazione Luca Coscioni e in tema di giustizia e Amnistia per la Repubblica. La riunione è, come sempre, aperta a iscritti e simpatizzanti.

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giovedì 4 aprile 2013

domenica 15 aprile 2012

Sopra le mura del carcere

Di Thomas Mathiesen.
Da Perché il carcere?

Concretamente si possono distinguere due difficoltà. In primo luogo è molto difficile istituire quel tipo di contatto trasversale, sopra le mura del carcere, che è un presupposto necessario dell'azione di smascheramento. Esso fa tutt'uno con l'istituzione di quello che chiamerò d'ora innanzi una solidarietà comunicativa tra i detenuti e le persone politicamente sensibili all'esterno, ossia una comunicazione vicendevole sulla vita interna e sulle magagne del carcere. Sono in molti a darsi da fare, se necessario con grande impegno, per impedire che questa solidarietà comunicativa si stabilisca.
In secondo luogo, è difficile riuscire a diffondere nella società quella comprensione che la solidarietà comunicativa ha creato. Smascherare il fiasco non significa semplicemente additarlo, «renderlo noto». Sono molti gli esempi di persone che hanno «raccontato» al mondo esterno le brutture del carcere senza suscitare una reazione qualsiasi. Ciò che chiamiamo qui smascherare il segreto del carcere richiede che lo si denunci con tanta forza da poter convincere, tanta sincerità da poter commuovere, e giungendo, per il contenuto dell'informazione, tanto prossimi agli interlocutori da muovere all'azione. Anche in questo caso sono in molti a cercare d'impedirlo.
In pratica i due aspetti sono strettamente legati. Le difficoltà ad istituire al di sopra delle mura carcerarie la solidarietà comunicativa si riverberano sullo smascheramento, di cui la solidarietà è un presupposto necessario. Gli ostacoli che si frappongono allo smascheramento, dato che il lavoro va così facilmente a vuoto, hanno conseguenze sulla stessa istituzione della solidarietà comunicativa.

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venerdì 30 marzo 2012

Il perdono responsabile. Dibattito con Gherardo Colombo


Stasera, nell'ambito dell'iniziativa Extrema Ratio, la Caritas Ambrosiana organizza un dibattito dal titolo Il perdono responsabile, un dialogo sui temi della carcerazione, dell'efficacia del sistema penitenziario, della finalità di tali pratiche di reclusione, della giustizia riparativa e del perdono. Partecipano: Gherardo Colombo, già Magistrato del Tribunale di Milano e autore del libro 'Il perdono responsabile. Si può educare al bene attraverso il male? Le alternative alla punizione e alle pene tradizionali'; don Virgilio Balducchi, Ispettore Generale dei Cappellani dell'Amministrazione Penitenziaria.

Appuntamento venerdì 30 marzo alle ore 18:30, presso la Sala Africa del Padiglione 4 della fiera Fa' la cosa giusta! a Milano.

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domenica 27 marzo 2011

Non la spada, ma la rosa

Di Marco del Ciello.


Il liberale del secolo XIX era un radicale, sia nel senso etimologico di andare alla radice delle questioni, sia nel senso politico di aspirare a un mutamento radicale delle istituzioni sociali. Ma tali devono essere anche i suoi legittimi eredi nel mondo attuale.
(Milton Friedman, Capitalismo e libertà).

Negli ultimi mesi si è sviluppato all'interno della nostra associazione un intenso e vivace dibattito sulla giustizia penale, di cui trovate traccia anche in questo blog. Grazie soprattutto alla determinazione di Diego Mazzola e Giorgio Inzani, siamo tornati come radicali milanesi e dopo una pausa di qualche anno a riflettere in modo critico sul sistema penale, a metterne in discussione i fondamenti e a studiare possibili alternative alla pena, secondo la lezione dei pensatori abolizionisti. Per portare avanti questo discorso in modo non più episodico, ho deciso adesso di aprire un mio blog personale, che spero possa diventare il punto di partenza di iniziative politiche che vadano in direzione della riduzione del sistema penale e, in prospettiva, della sua abolizione. L'ho chiamato Non la spada, ma la rosa per richiamare un modello di giustizia che rinunci alla pena in favore del risarcimento e della conciliazione. Insomma, una dea della giustizia che stringa in una mano la bilancia del giudizio e nell'altra, al posto della spada della punizione, una rosa radicale. Spero che possa rivelarsi uno strumento utile e fecondo.

http://nonlaspada.posterous.com/

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domenica 6 marzo 2011

L'«anima» dei criminali

Di Michel Foucault.
Da Sorvegliare e punire. Nascita della prigione.

Da quando, centocinquanta o duecento anni fa, l'Europa ha dato vita ai nuovi sistemi penali, i giudici, poco a poco, ma con un processo che risale a molto lontano, si sono messi a giudicare qualcosa di diverso dai reati: l'«anima» dei criminali.
[...] Conoscenza dell'infrazione, conoscenza del responsabile, conoscenza della legge, tre condizioni che permettevano di fondare un giudizio sulla verità. Oggi, nel corso del giudizio penale, si trova inserito un tutt'altro problema di verità. Non più semplicemente: «Il fatto è accertato ed è delittuoso?» Ma anche: «Cos'è questo fatto, cos'è questa violenza o questo assassinio? A quale livello o in quale campo della realtà dobbiamo inscriverlo? Allucinazione, reazione psicotica, episodio delirante, depravazione?» Non più semplicemente: «Chi ne è l'autore?» Ma: «Come determinare il processo causale che l'ha prodotto? Dove è, nello stesso autore, la sua origine? Istinto inconscio, eredità, ambiente?» Non più semplicemente: «Quale legge sanziona questa infrazione?» Ma: «Quale sarà la misura più appropriata da prendere? Come prevedere l'evoluzione del soggetto? In qual modo verrà più sicuramente corretto?» Tutto un insieme di giudizi di valore, diagnostici, prognostici, normativi, concernenti l'individuo criminale ha preso posto nell'armatura del giudizio penale.

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lunedì 31 gennaio 2011

Ci serve un nuovo Beccaria

Di Marco del Ciello.

Per quanto riguarda la giustizia, basta porre mente al tema delle carceri, che ormai è diventato però un problema a livello mondiale: dall’Africa alla Francia, le cui statistiche carcerarie sono molto simili a quelle italiane. È forse il concetto stesso del rapporto fra reato e pena che deve essere riesaminato, occorrerebbe un nuovo Beccaria, che rifondi il sistema giuridico e del diritto.

Questa frase, pronunciata da Emma Bonino nel corso di una ampia intervista rilasciata al settimanale Left la settimana scorsa, mi ha subito colpito perché sembra inserirsi perfettamente nell'ambito della riflessione su giustizia e pena che stiamo conducendo ormai da mesi all'interno dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora e di cui trovate traccia anche in questo blog. Il primo merito di Emma è di restituire la discussione al suo orizzonte naturale, che è quello europeo e anzi globale, come per tutte le grandi questioni politiche del nostro tempo. Altro elemento che emerge è la necessità di uno sforzo di intelligenza per superare lo status quo. C'è infatti in Europa una certa destra, ben rappresentata in Italia dalla Lega Nord e in parte dal PdL, che ha individuato nel diritto penale la risposta al malessere sociale generato dai flussi migratori e dall'aumento delle disuguaglianze economiche.

Questa destra individua e circoscrive i presunti responsabili del disagio e li affida al sistema penale perché li punisca e li rieduchi, attraverso strumenti che variano dal reato di immigrazione clandestina alle leggi proibizioniste. E così riesce sì a rassicurare quote sempre crescenti di elettorato, ma deve al tempo stesso fare i conti con una opinione pubblica maggioritaria che riconosce l'inefficacia di queste strumenti, ma non vede altrove proposte alternative. I leader progressisti e moderati europei, infatti, assumono un atteggiamento complessivamente conservatore su questi temi, quando non cedono anch'essi a tentazioni demagogiche, denunciando così una scarsa comprensione della realtà sociale che li circonda. Proprio per questo, io credo, ci serve oggi più che mai un nuovo Beccaria, che aggiorni il vecchio Beccaria e ci indichi soluzioni originali e innovative ai conflitti di oggi, soluzioni che sappiano anche prescindere dal sistema penale per abbracciare gli strumenti più flessibili del diritto civile e della conciliazione arbitrale.

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mercoledì 26 gennaio 2011

Intervento di Emiliano Silvestri. A proposito di giustizia, pena e volantini

Domenica sera Diego Mazzola e Marco del Ciello, militanti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora, hanno inviato una lettera aperta al segretario di Radicali Italiani Mario Staderini, a proposito della giustizia e delle pene, lettera poi pubblicata anche sull'edizione odierna di Notizie Radicali. Interviene ora nel dibattito Emiliano Silvestri.

Di Emiliano Silvestri.

Cari compagni,
intanto grazie per questa lettera che dimostra una volta di più la grandezza del nostro partito rispetto al panorama politico che ci circonda.
È dall'altra sera che mi capita di soffermarmi, a tratti, sul volantino in questione, grazie a voi riuscirò forse a dare ai miei "ragionamendi" una forma comprensibile. L'obiezione che mi sentirei di muovere al suo estensore è, essenzialmente, di avere scambiato la ricerca della verità con la verità acclarata in sede processuale.
Mi sembra che nelle strade noi richiamiamo, allo stato dei fatti, i commissari e il presidente Chilcot a non avere timori reverenziali nella ricerca della verità. Vi seguo perciò senz'altro fino alla fine del primo paragrafo.

Sulle altre argomentazioni sviluppate nella lettera, in attesa della risposta del segretario, vorrei sottoporre alla comune riflessione alcuni punti:
Se le risultanze di un'inchiesta rigorosa dovessero confermare i dati in possesso dei radicali, se si confermasse che Mr. Bush e Mr. Blair (con l'attiva partecipazione italiana e libica) hanno deliberatamente mentito ai cittadini statunitensi, britannici e a quelli di tutti il mondo per scatenare una guerra che poteva essere evitata o, addirittura, per scongiurare una pace che avevano a portata di mano, sarebbero responsabili di qualcosa che si potrebbe avvicinare all'alto tradimento?
Sarebbero sicuramente responsabili di qualcosa di ben più grave, aver disinnescato la migliore arma di attrazione di massa nelle mani della comunità degli Stati di tradizione democratica e matrice liberale: la democrazia; a tutt’oggi il migliore (o il meno peggiore) strumento di ordine e libertà concepito dall'umanità.
Ricorda Zygmunt Bauman facendo eco a Pannella: “Bush ha ucciso la dignità della democrazia nel mondo”. Comportamento che sembra realizzare la sensibile riduzione – se non la privazione – della speranza di convivenza pacifica nel mondo. Non sarebbe questo un crimine?
La punizione di questo crimine, attraverso la punizione del suo autore, darebbe agli avversari delle democrazie occidentali la percezione della diversità - in meglio - rispetto a sistemi dove (come nella Lombardia di Formigoni) il potere è assolto dal rispetto della legge. Darebbe agli ammiratori della democrazia, il modo di ritrovare una fiducia che va spegnendosi.

Rispetto alla teoria del capro espiatorio. Non riesco a capire. Ho la sensazione che confondiate la sociologia con il diritto. I radicali sono sostenitori dello Stato di diritto che, credo si possa dire si basa sul principio di legalità. Il principio di legalità è il rispetto della legge - che è generale e astratta. Non è inutile (nei giorni in cui viene ripetutamente violato il segreto istruttorio e il diritto individuale alla riservatezza) ricordare che tale rispetto è dovuto innanzitutto da parte del magistrato.
La certezza del diritto è appunto resa possibile dalla legge generale e astratta, che delinea i confini del lecito (meglio sarebbe dire del non sanzionato) in anticipo rispetto ai comportamenti appunto pre-visti.
Nel diritto liberale, recepito anche nella nostra costituzione, mi pare possa quindi essere ritenuto estraneo il concetto di capro espiatorio e anche quello di agnello che prende su di sè i peccati del mondo. Si può dire semplicemente che, attraverso una diagnosi politica, si identificano condotte che si ritiene di disincentivare con la pena. La legge si incarica anche di evidenziare le tipologie possibili di conflitti, e stabilisce in anticipo quale dei due contendenti avrà il suo favore. In questo quadro, ciascuno rimane libero di muoversi al di fuori dei confini tracciati, cosciente del rischio che corre. A noi è accaduto di violare deliberatamente leggi (ritenute criminali) per chiamare quelle, e il legislatore che le aveva promulgate, sul banco degli imputati.
In Italia oggi il problema non mi sembra essere il sistema penale (che comunque deve essere ridotto all'osso) ma la diagnosi politica che porta a leggi come la Bossi-Fini o la Fini-Giovanardi.

Tornando sul piano transnazionale; (al di là dello statuto della Corte penale internazionale) mi par di capire che ci siano leggi – consuetudini costituzionali – che imporrebbero a personalità come Bush e Blair di non mentire ai propri popoli e mi pare un'aggravante scatenare una guerra su quelle menzogne.
Se Usa e UK sono dotate di leggi che sanciscono con il carcere simili comportamenti ne consegue che, qualora fossero ritenuti responsabili, il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti stabilirebbe qual'è la pena pre-vista per loro. Potremmo poi ragionare sul fatto che sia inutile incarcerarli ma va ricordata l'esigenza di mostrare agli avversari delle democrazie occidentali e agli ammiratori degli Stati liberali e di diritto che da noi nessuno, nemmeno il presidente, può farsi beffe della legge.

Un abbraccio,
Emiliano

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lunedì 24 gennaio 2011

Lettera aperta al segretario di Radicali Italiani Mario Staderini. Sulla giustizia e sulla pena

Di Diego Mazzola e Marco del Ciello.

Caro Mario,
siamo due militanti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora di Milano e ti scriviamo perché siamo rimasti delusi e perplessi, come anche altri nostri compagni, di fronte al volantino predisposto per la Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq, tant’è che non lo abbiamo distribuito. Abbiamo preferito farne uno nostro. Non sappiamo chi abbia realizzato questo volantino, ma ci rivolgiamo a te perché occupi una posizione di rilievo all'interno della galassia radicale e perché ci hai già dimostrato una certa sensibilità sui temi della giustizia e delle pene. La nostra delusione e la nostra perplessità nascono dall'immagine che ritrae Tony Blair con le manette ai polsi e dietro le sbarre di una prigione, con un commento fin troppo esplicito: «È qui che deve finire!». Ci sembra infatti che questa immagine contraddica sia lo spirito dell'iniziativa di Marco Pannella (il cui obiettivo non è e non può essere semplicemente infliggere una pena a Tony Blair) sia la nostra convinzione, da abolizionisti, che esista la possibilità d’iniziativa radicale per il superamento del sistema penale.

Se anche l'ex premier britannico fosse privato della sua libertà personale, incatenato e imprigionato, magari condannato pure all'ergastolo, come sembra suggerire il volantino, che beneficio potrebbero trarne le vittime e i parenti delle vittime della guerra in Iraq? Cesserebbe forse lo spargimento di sangue fra il Tigri e l'Eufrate? Non lo crediamo. In una società permeata dalle credenze religiose, com'era ad esempio quella del Medio Evo europeo, individuare un responsabile e infliggergli una sofferenza fisica e morale sembrava essere cosa praticabile per contribuire a ricostruire l'ordine sociale turbato. Secondo noi è lecito dubitare di quei criteri e di quei risultati. Nel vicino Oriente, così come nell'Europa di oggi, vive ormai una società pienamente modernizzata e secolarizzata, per la quale il rito magico del capro espiatorio non può essere ritenuto efficace. Non è più pensabile che un singolo individuo, o un gruppo di individui, assuma su di sé le sofferenze della collettività per liberare gli altri dalla colpa e dal dolore. Quel volantino, invece, sembra accettare la logica dell’occhio per occhio, dente per dente.

Una giustizia che voglia essere laica e nonviolenta deve rifiutare la logica della violenza, e della vendetta che è implicita nella punizione del colpevole, per cercare invece il risarcimento delle vittime e la ricostituzione dell'armonia sociale, attraverso la ricerca ed il riconoscimento della verità e il dialogo. In questa ricerca sbarre e manette servono a poco, se non a soddisfare il sadismo di alcuni, se non a dare loro soddisfazione (e che bella soddisfazione poi, quella di trarre piacere dalla sofferenza altrui). In un paese dove, però, la grandissima parte dei politici continua a ragionare secondo la logica della vendetta e fa appello proprio agli istinti più bassi dei cittadini, è importante che almeno noi radicali manteniamo, al nostro interno e nei rapporti con il mondo, una speciale attenzione e sensibilità al tema della giustizia e delle pene. Non dimentichiamo che siamo prossimi al congresso del Partito Nonviolento Transnazionale Transpartito. Avvertiamo l’esigenza di parlare anche di questi temi.

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venerdì 24 dicembre 2010

On line gli atti del convegno "Abolire il carcere, un'utopia concreta" (Milano, 4/4/1995)

Nell'aprile del 1995, al termine del suo mandato come consigliere regionale, Giorgio Inzani organizzò a Milano un convegno dal titolo "Abolire il carcere, un'utopia concreta", con la partecipazione di detenuti, professionisti del settore penale e studiosi della materia. Scopo del convegno era, nelle parole dello stesso Inzani, dare una prospettiva veramente giuridica di ripristino dello stato di diritto, che è molto lontano dalla situazione carceraria odierna, ma anche mettere in discussione l'organizzazione culturale e sociale alla base del sistema penale.

Due anni dopo, nel 1997, l'allora Associazione per l'Iniziativa Radicale e Democratica "Enzo Tortora" - Milano, che già aveva contribuito all'organizzazione dell'evento, diede alle stampe gli atti di quel convegno, in una edizione oggi quasi introvabile. A distanza rispettivamente di quindici anni dal convegno e di tredici anni dalla pubblicazione degli atti, l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora ha perciò deciso di digitalizzare questo importante documento per renderlo nuovamente accessibile a chiunque sia interessato ai problemi del carcere e, più in generale, della giustizia penale.

Grazie al lavoro dei militanti Diego Mazzola e Marco del Ciello, il testo integrale è ora disponibile in formato .pdf, e liberamente scaricabile, a questo link:

Abolire il carcere, un'utopia concreta.

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venerdì 3 dicembre 2010

Abolizionismo. Il sistema penale messo in discussione

La casa editrice Colibrì Edizioni propone una collana dal titolo Abolizionismo. Il sistema penale messo in discussione, con opere di Louk Hulsman e Vincenzo Guagliardo. Ecco il testo della scheda introduttiva:

Nei riguardi dell'intero sistema penale, del suo stesso diritto e non soltanto delle carceri, vorremmo creare uno sguardo abolizionista anche in Italia, un Paese che conosce pene (effettivamente scontate) tra le più alte d'Europa, dove dal dopoguerra ad oggi sono passati tra le mura delle prigioni persino 4 milioni di persone poi risultate ufficialmente innocenti, e dove ultimamente la sinistra ufficiale e girotondante ha creato la moda che chi critica l'operato della magistratura è di destra o mafioso, dove ci sono ancora prigionieri politici per i fatti degli anni Settanta nell'indifferenza o ignoranza di tutti ma con la complicità di tanti, dove si legalizza la tortura rendendo eterno l'articolo 41 bis (“carcere duro”), dove l'ergastolo esiste anche se si dice comunemente il contrario.

Vorremmo organizzare una cosa un po' da pazzi, insomma, come se fossimo almeno in un Paese scandinavo o in Canada: un'assoluta novità. Sì, è vero che negli anni Settanta parte del “movimento” parlò di una società senza galere. Ma era soprattutto il programma di un nuovo domani, in e per un'altra società, e non tanto una bussola nel presente. Così magari, intanto, c'era chi voleva mettere in galera i ricchi al posto dei poveri: pur di salvare la galera!, se così si può dire. Da sempre, perciò, lo spirito punitivo è stato la tragedia dei rivoluzionari e l'ignorato traditore d'ogni rivoluzione. Si comincia con la presa della Bastiglia e si finisce con Terrore e ghigliottine in funzione a pieno regime. Si comincia con la liberazione dei prigionieri di Riga e si finisce costruendo un immenso Gulag...


Nell”idea di pena si riunisce un'intera civiltà, si riaccomunano coloro che si credono radicali avversari, oppressori e oppressi – questi destinati così alla sconfitta o a essere nuovi oppressori. Ecco spiegata la grande difficoltà di creare uno sguardo abolizionista; difficoltà che pone una serie di problemi che qui si possono solo sommariamente elencare e che costituiranno perciò il programma di lavoro.

http://www.colibriedizioni.it/

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mercoledì 17 novembre 2010

Sul superamento del sistema penale

Raccomandazione sul superamento del sistema penale a prima firma Diego Mazzola e Marco del Ciello, presentata al IX Congresso nazionale di Radicali Italiani:

Il Congresso raccomanda agli organi dirigenti di Radicali Italiani di avviare una riflessione per la fine dell'obbligatorietà dell'azione penale e verso il superamento del sistema penale. Questa riforma consentirebbe ai cittadini di avvalersi dei vantaggi di un modello di giustizia basato sul sistema del risarcimento e dell'indennizzo, come ampliamento del welfare state. Consentirebbe inoltre allo Stato e alla magistratura di introdurre i concetti di laicità e nonviolenza nel diritto stesso, a cominciare dall'abolizione dell'ergastolo.

Il congresso raccomanda di cominciare tale riflessione dagli atti del convegno organizzato a Milano dall'Associazione Radicale Enzo Tortora già nel 1995, con il titolo “Abolire il carcere, un'utopia concreta”.

Martin Luther King afferma che la nonviolenza è una forma di lotta che, nel rispetto della legge, crea nuovo diritto. Proprio quello di cui abbiamo bisogno!

(La raccomandazione è stata accolta dalla Presidenza del Congresso e trasmessa agli organi dirigenti del movimento).

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