Di Emiliano Silvestri.
Da Notizie Radicali.
Stanotte ripensavo al Partito Radicale e alla lotta di Marco Pannella per la verità sulla seconda guerra del golfo voluta da George W.Bush e Tony Blair (con l'attiva partecipazione della ditta Silvio Berlusconi & Muammar Gheddafi) contro la proposta di 'Iraq libero', cioè contro la proposta radicale, approvata dai Parlamenti Europeo e Italiano, di esilio per Saddam Hussein.
Pensavo a 'Oil for food', a Hussein e al partito Baath, eredi di 'quella primitiva dottrina' (enunciata da Trasimaco) che sostiene 'che la ragione è del più forte'. Pensavo a una delle raffigurazioni, di quella primitiva dottrina, che si incarna nella 'brutalità dell’arbitrio': pensavo (qui si vede che sono genitore) al Voldemort contro cui lotta l’esercito di Silente guidato dall'Harry Potter creato da J.K. Rowling. Pensavo al fatto che Voldemort è conosciuto come 'colui che non deve essere nominato'. Siamo in Lombardia, nella terra di Alessandro Manzoni e dei 'Promessi sposi' (libro con il quale a scuola mi hanno martellato per anni senza mai farmi arrivare alla fine) capolavoro della letteratura italiana nel quale spicca, appunto, la figura dell'Innominato.
La scena è, anche allora, quella di Lecco e, anche allora, c'è un personaggio che dispone della vita delle persone come fosse dio. A un certo punto incappa in una delle sue vittime, Lucia, e si rende conto del male che ha provocato. Questo lo getta nell'inferno della disperazione. Incontra poi Gesù, si libera dalle proprie pulsioni di dominio e diviene strumento di conforto e di liberazione.
Pensavo alla diversa disperazione dell'Innominato dei nostri giorni; il protagonista della vicenda Firmigoni. Anche lui potrebbe incontrare la sua Lucia ma non se ne accorge, tutto preso dalla necessità di imporre – lui custode della vita – la resistenza ad una morte che – dispone – non ha da essere 'né domani né mai'.
Pensavo quindi alla diversa disperazione che prende questo nostro Trasimaco del 2000, Celeste Saddam della Brianza, quando teme di poter perdere gli strumenti che gli consentono, novello Cesare di condurre il popolo alla via e alla verità (della vita abbiamo già detto). È disperato; non si rende conto che proprio questa sua condizione è la spia del venir meno dell'alleanza con Gesù (che è appunto 'speranza' se ho capito bene. E liberazione, se ho capito bene quello che significavano per Don Giussani le parole: 'Comunione e liberazione').
Ha perso coscienza. Si è fatto Cesare e si comporta come un dio, o più semplicemente come un satrapo pagano qual era, appunto, il suo amico (attraverso Tarek Aziz) Hussein. Invece dell'arcivescovo Carlo Borromeo incontra (sempre per interposta persona) Fofò. E poi – lo sventurato – come un altro celebre personaggio dei 'Promessi sposi', risponde alla richiesta del potere che lo possiede.
Il male non può essere dentro di sé, sono i radicali che rubano certificati e truccano le carte. Successivamente, quando ormai è chiaro che firme false qualcuno dei suoi le ha prodotte, proclama la cosa ininfluente e dichiara tronfio: 'Io ho il 62 per cento dei consensi.
Per usare le parole di Roberta de Monticelli: 'nega la rilevanza di una regola su cui è impostata la democrazia', la più sacra dal punto di vista istituzionale nel momento in cui si avvia il processo elettorale, 'e sostiene – falsamente – che questa sia ancora democrazia'. Fermiamolo prima che sia troppo tardi. Cominciamo a sconfiggere il suo blocco di potere – capitanato a Milano dalla Moratti. Con il voto alla lista Bonino-Pannella è ancora possibile.
www.radicalisenzafissadimora.org
Laici, Nonviolenti, Antiproibizionisti, Liberali, Federalisti
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giovedì 21 aprile 2011
lunedì 7 febbraio 2011
L'esilio di Saddam era possibile? La guerra in Iraq poteva essere evitata? Quali sono le responsabilità di Bush, Blair e Berlusconi?
Ne parliamo stasera insieme ai compagni dell'Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano. Questa settimana, infatti, al posto del nostro consueto incontro settimanale terremo una riunione congiunta delle due associazioni radicali, dedicata al dibattito sull'iniziativa intrapresa da Marco Pannella perché sia fatta piena luce sugli eventi che nel 2003 portarono allo scoppio della guerra in Iraq. Nel gennaio 2003 i radicali lanciarono l'iniziativa Iraq Libero, unica alternativa alla guerra per scongiurare il conflitto armato ormai imminente attraverso l'esilio di Saddam Hussein in un altro paese arabo e la transizione alla democrazia dell'Iraq. Nonostante il supporto di cittadini e parlamentari, quell'iniziativa fallì, con le drammatiche conseguenze che tutti noi conosciamo. Oggi siamo in possesso di prove e testimonianze che ci fanno ritenere che l'esilio di Saddam fosse possibile e che si potesse evitare la guerra voluta da Bush, Blair e Berlusconi.
Il 20 gennaio 2011 l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora e l'Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano hanno preso parte alla Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq (leggi il comunicato stampa e guarda le fotografie della serata), un'iniziativa che si svolgeva in contemporanea in diverse città italiane ed europee e il cui successo ha riaperto la discussione sull'argomento. Prima un intervento di Fabio Pazzini, membro del comitato nazionale di Radicali Italiani, su questo stesso blog (Esilio di Saddam: su cosa si basa la certezza di Pannella?) e poi un articolo del giornalista Christian Rocca sul suo blog (L'esilio di Saddam) hanno fatto nascere anche tra i militanti radicali alcuni dubbi e perplessità sull'iniziativa. Da qui l'esigenza di un confronto interno, aperto naturalmente anche alla partecipazione dei non iscritti, per meglio prepararci al Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, che si terrà a Chianciano Terme (SI) dal 17 al 20 febbraio.
Appuntamento lunedì 7 febbraio alle ore 21:00, in via Malachia Marchesi De Taddei n° 10 (MM1 De Angeli). Sarà possibile seguire la serata anche via Skype, connettendosi a 'radicalimilano'.
www.radicalisenzafissadimora.org
Il 20 gennaio 2011 l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora e l'Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano hanno preso parte alla Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq (leggi il comunicato stampa e guarda le fotografie della serata), un'iniziativa che si svolgeva in contemporanea in diverse città italiane ed europee e il cui successo ha riaperto la discussione sull'argomento. Prima un intervento di Fabio Pazzini, membro del comitato nazionale di Radicali Italiani, su questo stesso blog (Esilio di Saddam: su cosa si basa la certezza di Pannella?) e poi un articolo del giornalista Christian Rocca sul suo blog (L'esilio di Saddam) hanno fatto nascere anche tra i militanti radicali alcuni dubbi e perplessità sull'iniziativa. Da qui l'esigenza di un confronto interno, aperto naturalmente anche alla partecipazione dei non iscritti, per meglio prepararci al Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, che si terrà a Chianciano Terme (SI) dal 17 al 20 febbraio.
Appuntamento lunedì 7 febbraio alle ore 21:00, in via Malachia Marchesi De Taddei n° 10 (MM1 De Angeli). Sarà possibile seguire la serata anche via Skype, connettendosi a 'radicalimilano'.
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mercoledì 26 gennaio 2011
Intervento di Emiliano Silvestri. A proposito di giustizia, pena e volantini
Domenica sera Diego Mazzola e Marco del Ciello, militanti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora, hanno inviato una lettera aperta al segretario di Radicali Italiani Mario Staderini, a proposito della giustizia e delle pene, lettera poi pubblicata anche sull'edizione odierna di Notizie Radicali. Interviene ora nel dibattito Emiliano Silvestri.
Di Emiliano Silvestri.
Cari compagni,
intanto grazie per questa lettera che dimostra una volta di più la grandezza del nostro partito rispetto al panorama politico che ci circonda.
È dall'altra sera che mi capita di soffermarmi, a tratti, sul volantino in questione, grazie a voi riuscirò forse a dare ai miei "ragionamendi" una forma comprensibile. L'obiezione che mi sentirei di muovere al suo estensore è, essenzialmente, di avere scambiato la ricerca della verità con la verità acclarata in sede processuale.
Mi sembra che nelle strade noi richiamiamo, allo stato dei fatti, i commissari e il presidente Chilcot a non avere timori reverenziali nella ricerca della verità. Vi seguo perciò senz'altro fino alla fine del primo paragrafo.
Sulle altre argomentazioni sviluppate nella lettera, in attesa della risposta del segretario, vorrei sottoporre alla comune riflessione alcuni punti:
Se le risultanze di un'inchiesta rigorosa dovessero confermare i dati in possesso dei radicali, se si confermasse che Mr. Bush e Mr. Blair (con l'attiva partecipazione italiana e libica) hanno deliberatamente mentito ai cittadini statunitensi, britannici e a quelli di tutti il mondo per scatenare una guerra che poteva essere evitata o, addirittura, per scongiurare una pace che avevano a portata di mano, sarebbero responsabili di qualcosa che si potrebbe avvicinare all'alto tradimento?
Sarebbero sicuramente responsabili di qualcosa di ben più grave, aver disinnescato la migliore arma di attrazione di massa nelle mani della comunità degli Stati di tradizione democratica e matrice liberale: la democrazia; a tutt’oggi il migliore (o il meno peggiore) strumento di ordine e libertà concepito dall'umanità.
Ricorda Zygmunt Bauman facendo eco a Pannella: “Bush ha ucciso la dignità della democrazia nel mondo”. Comportamento che sembra realizzare la sensibile riduzione – se non la privazione – della speranza di convivenza pacifica nel mondo. Non sarebbe questo un crimine?
La punizione di questo crimine, attraverso la punizione del suo autore, darebbe agli avversari delle democrazie occidentali la percezione della diversità - in meglio - rispetto a sistemi dove (come nella Lombardia di Formigoni) il potere è assolto dal rispetto della legge. Darebbe agli ammiratori della democrazia, il modo di ritrovare una fiducia che va spegnendosi.
Rispetto alla teoria del capro espiatorio. Non riesco a capire. Ho la sensazione che confondiate la sociologia con il diritto. I radicali sono sostenitori dello Stato di diritto che, credo si possa dire si basa sul principio di legalità. Il principio di legalità è il rispetto della legge - che è generale e astratta. Non è inutile (nei giorni in cui viene ripetutamente violato il segreto istruttorio e il diritto individuale alla riservatezza) ricordare che tale rispetto è dovuto innanzitutto da parte del magistrato.
La certezza del diritto è appunto resa possibile dalla legge generale e astratta, che delinea i confini del lecito (meglio sarebbe dire del non sanzionato) in anticipo rispetto ai comportamenti appunto pre-visti.
Nel diritto liberale, recepito anche nella nostra costituzione, mi pare possa quindi essere ritenuto estraneo il concetto di capro espiatorio e anche quello di agnello che prende su di sè i peccati del mondo. Si può dire semplicemente che, attraverso una diagnosi politica, si identificano condotte che si ritiene di disincentivare con la pena. La legge si incarica anche di evidenziare le tipologie possibili di conflitti, e stabilisce in anticipo quale dei due contendenti avrà il suo favore. In questo quadro, ciascuno rimane libero di muoversi al di fuori dei confini tracciati, cosciente del rischio che corre. A noi è accaduto di violare deliberatamente leggi (ritenute criminali) per chiamare quelle, e il legislatore che le aveva promulgate, sul banco degli imputati.
In Italia oggi il problema non mi sembra essere il sistema penale (che comunque deve essere ridotto all'osso) ma la diagnosi politica che porta a leggi come la Bossi-Fini o la Fini-Giovanardi.
Tornando sul piano transnazionale; (al di là dello statuto della Corte penale internazionale) mi par di capire che ci siano leggi – consuetudini costituzionali – che imporrebbero a personalità come Bush e Blair di non mentire ai propri popoli e mi pare un'aggravante scatenare una guerra su quelle menzogne.
Se Usa e UK sono dotate di leggi che sanciscono con il carcere simili comportamenti ne consegue che, qualora fossero ritenuti responsabili, il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti stabilirebbe qual'è la pena pre-vista per loro. Potremmo poi ragionare sul fatto che sia inutile incarcerarli ma va ricordata l'esigenza di mostrare agli avversari delle democrazie occidentali e agli ammiratori degli Stati liberali e di diritto che da noi nessuno, nemmeno il presidente, può farsi beffe della legge.
Un abbraccio,
Emiliano
www.radicalisenzafissadimora.org
Di Emiliano Silvestri.
Cari compagni,
intanto grazie per questa lettera che dimostra una volta di più la grandezza del nostro partito rispetto al panorama politico che ci circonda.
È dall'altra sera che mi capita di soffermarmi, a tratti, sul volantino in questione, grazie a voi riuscirò forse a dare ai miei "ragionamendi" una forma comprensibile. L'obiezione che mi sentirei di muovere al suo estensore è, essenzialmente, di avere scambiato la ricerca della verità con la verità acclarata in sede processuale.
Mi sembra che nelle strade noi richiamiamo, allo stato dei fatti, i commissari e il presidente Chilcot a non avere timori reverenziali nella ricerca della verità. Vi seguo perciò senz'altro fino alla fine del primo paragrafo.
Sulle altre argomentazioni sviluppate nella lettera, in attesa della risposta del segretario, vorrei sottoporre alla comune riflessione alcuni punti:
Se le risultanze di un'inchiesta rigorosa dovessero confermare i dati in possesso dei radicali, se si confermasse che Mr. Bush e Mr. Blair (con l'attiva partecipazione italiana e libica) hanno deliberatamente mentito ai cittadini statunitensi, britannici e a quelli di tutti il mondo per scatenare una guerra che poteva essere evitata o, addirittura, per scongiurare una pace che avevano a portata di mano, sarebbero responsabili di qualcosa che si potrebbe avvicinare all'alto tradimento?
Sarebbero sicuramente responsabili di qualcosa di ben più grave, aver disinnescato la migliore arma di attrazione di massa nelle mani della comunità degli Stati di tradizione democratica e matrice liberale: la democrazia; a tutt’oggi il migliore (o il meno peggiore) strumento di ordine e libertà concepito dall'umanità.
Ricorda Zygmunt Bauman facendo eco a Pannella: “Bush ha ucciso la dignità della democrazia nel mondo”. Comportamento che sembra realizzare la sensibile riduzione – se non la privazione – della speranza di convivenza pacifica nel mondo. Non sarebbe questo un crimine?
La punizione di questo crimine, attraverso la punizione del suo autore, darebbe agli avversari delle democrazie occidentali la percezione della diversità - in meglio - rispetto a sistemi dove (come nella Lombardia di Formigoni) il potere è assolto dal rispetto della legge. Darebbe agli ammiratori della democrazia, il modo di ritrovare una fiducia che va spegnendosi.
Rispetto alla teoria del capro espiatorio. Non riesco a capire. Ho la sensazione che confondiate la sociologia con il diritto. I radicali sono sostenitori dello Stato di diritto che, credo si possa dire si basa sul principio di legalità. Il principio di legalità è il rispetto della legge - che è generale e astratta. Non è inutile (nei giorni in cui viene ripetutamente violato il segreto istruttorio e il diritto individuale alla riservatezza) ricordare che tale rispetto è dovuto innanzitutto da parte del magistrato.
La certezza del diritto è appunto resa possibile dalla legge generale e astratta, che delinea i confini del lecito (meglio sarebbe dire del non sanzionato) in anticipo rispetto ai comportamenti appunto pre-visti.
Nel diritto liberale, recepito anche nella nostra costituzione, mi pare possa quindi essere ritenuto estraneo il concetto di capro espiatorio e anche quello di agnello che prende su di sè i peccati del mondo. Si può dire semplicemente che, attraverso una diagnosi politica, si identificano condotte che si ritiene di disincentivare con la pena. La legge si incarica anche di evidenziare le tipologie possibili di conflitti, e stabilisce in anticipo quale dei due contendenti avrà il suo favore. In questo quadro, ciascuno rimane libero di muoversi al di fuori dei confini tracciati, cosciente del rischio che corre. A noi è accaduto di violare deliberatamente leggi (ritenute criminali) per chiamare quelle, e il legislatore che le aveva promulgate, sul banco degli imputati.
In Italia oggi il problema non mi sembra essere il sistema penale (che comunque deve essere ridotto all'osso) ma la diagnosi politica che porta a leggi come la Bossi-Fini o la Fini-Giovanardi.
Tornando sul piano transnazionale; (al di là dello statuto della Corte penale internazionale) mi par di capire che ci siano leggi – consuetudini costituzionali – che imporrebbero a personalità come Bush e Blair di non mentire ai propri popoli e mi pare un'aggravante scatenare una guerra su quelle menzogne.
Se Usa e UK sono dotate di leggi che sanciscono con il carcere simili comportamenti ne consegue che, qualora fossero ritenuti responsabili, il bilanciamento tra aggravanti e attenuanti stabilirebbe qual'è la pena pre-vista per loro. Potremmo poi ragionare sul fatto che sia inutile incarcerarli ma va ricordata l'esigenza di mostrare agli avversari delle democrazie occidentali e agli ammiratori degli Stati liberali e di diritto che da noi nessuno, nemmeno il presidente, può farsi beffe della legge.
Un abbraccio,
Emiliano
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lunedì 24 gennaio 2011
Lettera aperta al segretario di Radicali Italiani Mario Staderini. Sulla giustizia e sulla pena
Di Diego Mazzola e Marco del Ciello.
Caro Mario,
siamo due militanti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora di Milano e ti scriviamo perché siamo rimasti delusi e perplessi, come anche altri nostri compagni, di fronte al volantino predisposto per la Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq, tant’è che non lo abbiamo distribuito. Abbiamo preferito farne uno nostro. Non sappiamo chi abbia realizzato questo volantino, ma ci rivolgiamo a te perché occupi una posizione di rilievo all'interno della galassia radicale e perché ci hai già dimostrato una certa sensibilità sui temi della giustizia e delle pene. La nostra delusione e la nostra perplessità nascono dall'immagine che ritrae Tony Blair con le manette ai polsi e dietro le sbarre di una prigione, con un commento fin troppo esplicito: «È qui che deve finire!». Ci sembra infatti che questa immagine contraddica sia lo spirito dell'iniziativa di Marco Pannella (il cui obiettivo non è e non può essere semplicemente infliggere una pena a Tony Blair) sia la nostra convinzione, da abolizionisti, che esista la possibilità d’iniziativa radicale per il superamento del sistema penale.
Se anche l'ex premier britannico fosse privato della sua libertà personale, incatenato e imprigionato, magari condannato pure all'ergastolo, come sembra suggerire il volantino, che beneficio potrebbero trarne le vittime e i parenti delle vittime della guerra in Iraq? Cesserebbe forse lo spargimento di sangue fra il Tigri e l'Eufrate? Non lo crediamo. In una società permeata dalle credenze religiose, com'era ad esempio quella del Medio Evo europeo, individuare un responsabile e infliggergli una sofferenza fisica e morale sembrava essere cosa praticabile per contribuire a ricostruire l'ordine sociale turbato. Secondo noi è lecito dubitare di quei criteri e di quei risultati. Nel vicino Oriente, così come nell'Europa di oggi, vive ormai una società pienamente modernizzata e secolarizzata, per la quale il rito magico del capro espiatorio non può essere ritenuto efficace. Non è più pensabile che un singolo individuo, o un gruppo di individui, assuma su di sé le sofferenze della collettività per liberare gli altri dalla colpa e dal dolore. Quel volantino, invece, sembra accettare la logica dell’occhio per occhio, dente per dente.
Una giustizia che voglia essere laica e nonviolenta deve rifiutare la logica della violenza, e della vendetta che è implicita nella punizione del colpevole, per cercare invece il risarcimento delle vittime e la ricostituzione dell'armonia sociale, attraverso la ricerca ed il riconoscimento della verità e il dialogo. In questa ricerca sbarre e manette servono a poco, se non a soddisfare il sadismo di alcuni, se non a dare loro soddisfazione (e che bella soddisfazione poi, quella di trarre piacere dalla sofferenza altrui). In un paese dove, però, la grandissima parte dei politici continua a ragionare secondo la logica della vendetta e fa appello proprio agli istinti più bassi dei cittadini, è importante che almeno noi radicali manteniamo, al nostro interno e nei rapporti con il mondo, una speciale attenzione e sensibilità al tema della giustizia e delle pene. Non dimentichiamo che siamo prossimi al congresso del Partito Nonviolento Transnazionale Transpartito. Avvertiamo l’esigenza di parlare anche di questi temi.
www.radicalisenzafissadimora.org
Caro Mario,
siamo due militanti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora di Milano e ti scriviamo perché siamo rimasti delusi e perplessi, come anche altri nostri compagni, di fronte al volantino predisposto per la Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq, tant’è che non lo abbiamo distribuito. Abbiamo preferito farne uno nostro. Non sappiamo chi abbia realizzato questo volantino, ma ci rivolgiamo a te perché occupi una posizione di rilievo all'interno della galassia radicale e perché ci hai già dimostrato una certa sensibilità sui temi della giustizia e delle pene. La nostra delusione e la nostra perplessità nascono dall'immagine che ritrae Tony Blair con le manette ai polsi e dietro le sbarre di una prigione, con un commento fin troppo esplicito: «È qui che deve finire!». Ci sembra infatti che questa immagine contraddica sia lo spirito dell'iniziativa di Marco Pannella (il cui obiettivo non è e non può essere semplicemente infliggere una pena a Tony Blair) sia la nostra convinzione, da abolizionisti, che esista la possibilità d’iniziativa radicale per il superamento del sistema penale.
Se anche l'ex premier britannico fosse privato della sua libertà personale, incatenato e imprigionato, magari condannato pure all'ergastolo, come sembra suggerire il volantino, che beneficio potrebbero trarne le vittime e i parenti delle vittime della guerra in Iraq? Cesserebbe forse lo spargimento di sangue fra il Tigri e l'Eufrate? Non lo crediamo. In una società permeata dalle credenze religiose, com'era ad esempio quella del Medio Evo europeo, individuare un responsabile e infliggergli una sofferenza fisica e morale sembrava essere cosa praticabile per contribuire a ricostruire l'ordine sociale turbato. Secondo noi è lecito dubitare di quei criteri e di quei risultati. Nel vicino Oriente, così come nell'Europa di oggi, vive ormai una società pienamente modernizzata e secolarizzata, per la quale il rito magico del capro espiatorio non può essere ritenuto efficace. Non è più pensabile che un singolo individuo, o un gruppo di individui, assuma su di sé le sofferenze della collettività per liberare gli altri dalla colpa e dal dolore. Quel volantino, invece, sembra accettare la logica dell’occhio per occhio, dente per dente.
Una giustizia che voglia essere laica e nonviolenta deve rifiutare la logica della violenza, e della vendetta che è implicita nella punizione del colpevole, per cercare invece il risarcimento delle vittime e la ricostituzione dell'armonia sociale, attraverso la ricerca ed il riconoscimento della verità e il dialogo. In questa ricerca sbarre e manette servono a poco, se non a soddisfare il sadismo di alcuni, se non a dare loro soddisfazione (e che bella soddisfazione poi, quella di trarre piacere dalla sofferenza altrui). In un paese dove, però, la grandissima parte dei politici continua a ragionare secondo la logica della vendetta e fa appello proprio agli istinti più bassi dei cittadini, è importante che almeno noi radicali manteniamo, al nostro interno e nei rapporti con il mondo, una speciale attenzione e sensibilità al tema della giustizia e delle pene. Non dimentichiamo che siamo prossimi al congresso del Partito Nonviolento Transnazionale Transpartito. Avvertiamo l’esigenza di parlare anche di questi temi.
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domenica 23 gennaio 2011
La versione di Pazzini. Esilio di Saddam: su cosa si basa la certezza di Pannella?
Di Fabio Pazzini.
Settimana scorsa Pannella ha organizzato a Londra una veglia in attesa dell'audizione di Blair alla commissione parlamentare d'inchiesta sulla guerra in Iraq, domenica Radicali Italiani ha convocato una riunione delle associazioni per invitarle a promuovere incontri sul mancato esilio di Saddam, con la conseguente inutilità dell'intervento militare.
Sinceramente vedendo che sino ad oggi nessuno ha sollevato nessuna obiezione alla teoria presentata da Pannella, ho taciuto le mie perplessità riguardo alla fondatezza della teoria stessa, temendo di non aver capito nulla.
Però continuo a non capire, per cui chiedo che qualcuno mi spieghi su che cosa Pannella basi le sue certezze.
Ho più volte letto e riletto il dossier pubblicato sul sito (dal nome chilometrico inventato dal maggior supporter dell’iniziativa Matteo Angioli), ma io non riesco a trovare una sola prova che Bush, Blair, Berlusconi e Aznar abbiano volutamente creato le condizioni perché questa possibilità non si concretizzasse.
Molto semplicemente evinco due fatti:
a) Saddam avrebbe accettato l’esilio se gli fosse stato chiesto ufficialmente da tutta la Lega Araba. Ciò non avvenne per due ragioni: 1) Gheddafi ha fatto saltare la conferenza insultando il re dell'Arabia Saudita; 2) comunque un certo numero di paesi arabi non avrebbe mai accettato di fare questa richiesta.
b) è evidente che Bush premeva fortemente per la soluzione militare, non solo, ma anche, perché riteneva che l'accettazione dell'ipotesi d'esilio da parte di Saddam fosse strumentale solo a guadagnare tempo.
Tutto il resto, comprese le ipotesi pannelliane, sono scenari verosimili, ma assolutamente non provati. A meno che Pannella sia in possesso di documenti importanti che supportano le sue asserzioni, ma non può rendere noti.
www.radicalisenzafissadimora.org
Settimana scorsa Pannella ha organizzato a Londra una veglia in attesa dell'audizione di Blair alla commissione parlamentare d'inchiesta sulla guerra in Iraq, domenica Radicali Italiani ha convocato una riunione delle associazioni per invitarle a promuovere incontri sul mancato esilio di Saddam, con la conseguente inutilità dell'intervento militare.
Sinceramente vedendo che sino ad oggi nessuno ha sollevato nessuna obiezione alla teoria presentata da Pannella, ho taciuto le mie perplessità riguardo alla fondatezza della teoria stessa, temendo di non aver capito nulla.
Però continuo a non capire, per cui chiedo che qualcuno mi spieghi su che cosa Pannella basi le sue certezze.
Ho più volte letto e riletto il dossier pubblicato sul sito (dal nome chilometrico inventato dal maggior supporter dell’iniziativa Matteo Angioli), ma io non riesco a trovare una sola prova che Bush, Blair, Berlusconi e Aznar abbiano volutamente creato le condizioni perché questa possibilità non si concretizzasse.
Molto semplicemente evinco due fatti:
a) Saddam avrebbe accettato l’esilio se gli fosse stato chiesto ufficialmente da tutta la Lega Araba. Ciò non avvenne per due ragioni: 1) Gheddafi ha fatto saltare la conferenza insultando il re dell'Arabia Saudita; 2) comunque un certo numero di paesi arabi non avrebbe mai accettato di fare questa richiesta.
b) è evidente che Bush premeva fortemente per la soluzione militare, non solo, ma anche, perché riteneva che l'accettazione dell'ipotesi d'esilio da parte di Saddam fosse strumentale solo a guadagnare tempo.
Tutto il resto, comprese le ipotesi pannelliane, sono scenari verosimili, ma assolutamente non provati. A meno che Pannella sia in possesso di documenti importanti che supportano le sue asserzioni, ma non può rendere noti.
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giovedì 20 gennaio 2011
Comunicato stampa: i radicali davanti al consolato britannico di Milano per chiedere la verità sulla guerra in Iraq
Nell’attesa della seconda audizione di Tony Blair alla Commissione Parlamentare d’inchiesta del Regno Unito che si terrà venerdì 21 gennaio a Londra l’Associazione Radicali Senza Fissa Dimora e l'Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano organizzano una due giorni di mobilitazioni per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla ricerca della VERITA’ SUGLI EVENTI CHE PORTARONO ALLO SCOPPIO DELLA SECONDA GUERRA IN IRAQ.
In contemporanea con altre manifestazioni che si svolgeranno a Londra, Roma, Barcellona, San Francisco, Napoli, Venezia e Firenze i militanti radicali a Milano, dopo un volantinaggio in piazza Duomo dalle 17 alle 20 che si ripeterà anche venerdì mattina dalle 10 alle 12, si sposteranno con una fiaccolata in Via San Paolo angolo Piazza del Liberty, sede del Consolato del Regno Unito, dove rimarranno fino alle 22 con una Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq.
Il 21 gennaio a Londra l’ex Primo Ministro Tony Blair sarà audito per la seconda volta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta del Regno Unito sulla guerra in Iraq. La sua testimonianza, qualora gli fossero fatte le domande che sino ad oggi sono rimaste silenziate, potrebbe costituire un ulteriore passo per far emergere la verità su quanto accadde in quei giorni. Nel marzo 2003 Bush e Blair scelsero la guerra, ne affrettarono i tempi, per impedire che scoppiasse la pace attraverso l’esilio di Saddam. È necessario e urgente manifestare in occasione dell'audizione di Tony Blair per chiedere che venga fatta luce sui fatti che portarono allo scoppio della guerra in Iraq e sulle gravi corresponsabilità di Blair, Bush e Berlusconi nell'affossamento dell'unica concreta possibilità di pace possibile. Solo in questo modo le democrazie potranno tornare ad essere legittimate in quanto tali.
«Anche a Milano» hanno dichiarato Marco Di Salvo, segretario dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora, e Francesco Poirè, segretario dell'Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano «i radicali porteranno il loro contributo militante all'iniziativa di Marco Pannella e del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, come già in occasione dell'ultima visita di Tony Blair in città per partecipare alla trasmissione di Fabio Fazio».
Marco Di Salvo: 347 0350986
marcodisalvorad@gmail.com
Francesco Poirè: 348 3883413
francesco@poire.it
www.radicalisenzafissadimora.org
In contemporanea con altre manifestazioni che si svolgeranno a Londra, Roma, Barcellona, San Francisco, Napoli, Venezia e Firenze i militanti radicali a Milano, dopo un volantinaggio in piazza Duomo dalle 17 alle 20 che si ripeterà anche venerdì mattina dalle 10 alle 12, si sposteranno con una fiaccolata in Via San Paolo angolo Piazza del Liberty, sede del Consolato del Regno Unito, dove rimarranno fino alle 22 con una Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq.
Il 21 gennaio a Londra l’ex Primo Ministro Tony Blair sarà audito per la seconda volta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta del Regno Unito sulla guerra in Iraq. La sua testimonianza, qualora gli fossero fatte le domande che sino ad oggi sono rimaste silenziate, potrebbe costituire un ulteriore passo per far emergere la verità su quanto accadde in quei giorni. Nel marzo 2003 Bush e Blair scelsero la guerra, ne affrettarono i tempi, per impedire che scoppiasse la pace attraverso l’esilio di Saddam. È necessario e urgente manifestare in occasione dell'audizione di Tony Blair per chiedere che venga fatta luce sui fatti che portarono allo scoppio della guerra in Iraq e sulle gravi corresponsabilità di Blair, Bush e Berlusconi nell'affossamento dell'unica concreta possibilità di pace possibile. Solo in questo modo le democrazie potranno tornare ad essere legittimate in quanto tali.
«Anche a Milano» hanno dichiarato Marco Di Salvo, segretario dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora, e Francesco Poirè, segretario dell'Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano «i radicali porteranno il loro contributo militante all'iniziativa di Marco Pannella e del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, come già in occasione dell'ultima visita di Tony Blair in città per partecipare alla trasmissione di Fabio Fazio».
Marco Di Salvo: 347 0350986
marcodisalvorad@gmail.com
Francesco Poirè: 348 3883413
francesco@poire.it
www.radicalisenzafissadimora.org
mercoledì 19 gennaio 2011
20/01: Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq (Milano)
L'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora e l'Associazione Enzo Tortora – Radicali Milano organizzano una Veglia per la Verità sulla guerra in Iraq davanti alla sede del consolato del Regno Unito a Milano, in via San Paolo 7 (MM1/3 Duomo). Analoghe manifestazioni radicali si svolgeranno contemporaneamente a Londra, Roma, Napoli, Firenze, Venezia.
Giovedì 20 gennaio, dalle 17 alle 20:30, distribuiremo volantini informativi in piazza Duomo. Alle 20:30 ci sposteremo con una fiaccolata davanti al vicino consolato del Regno Unito e li rimarremo fino alle 22:30. Venerdì mattina dalle 10 alle 12 torneremo in Duomo per un secondo volantinaggio.
Il 21 gennaio a Londra l’ex Primo Ministro Tony Blair sarà audito per la seconda volta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta del Regno Unito sulla guerra in Iraq. La sua testimonianza, qualora gli fossero fatte le domande che sino ad oggi sono rimaste silenziate, potrebbe costituire un ulteriore passo per far emergere la verità su quanto accadde in quei giorni. Nel marzo 2003 Bush e Blair scelsero la guerra, ne affrettarono i tempi, per impedire che scoppiasse la pace attraverso l’esilio di Saddam. È necessario e urgente manifestare in occasione dell'audizione di Tony Blair per chiedere che venga fatta luce sui fatti che portarono allo scoppio della guerra in Iraq e sulle gravi corresponsabilità di Blair, Bush e Berlusconi nell'affossamento dell'unica concreta possibilità di pace possibile. Solo in questo modo le democrazie potranno tornare ad essere legittimate in quanto tali.
www.radicalisenzafissadimora.org
Giovedì 20 gennaio, dalle 17 alle 20:30, distribuiremo volantini informativi in piazza Duomo. Alle 20:30 ci sposteremo con una fiaccolata davanti al vicino consolato del Regno Unito e li rimarremo fino alle 22:30. Venerdì mattina dalle 10 alle 12 torneremo in Duomo per un secondo volantinaggio.
Il 21 gennaio a Londra l’ex Primo Ministro Tony Blair sarà audito per la seconda volta dalla Commissione parlamentare d’inchiesta del Regno Unito sulla guerra in Iraq. La sua testimonianza, qualora gli fossero fatte le domande che sino ad oggi sono rimaste silenziate, potrebbe costituire un ulteriore passo per far emergere la verità su quanto accadde in quei giorni. Nel marzo 2003 Bush e Blair scelsero la guerra, ne affrettarono i tempi, per impedire che scoppiasse la pace attraverso l’esilio di Saddam. È necessario e urgente manifestare in occasione dell'audizione di Tony Blair per chiedere che venga fatta luce sui fatti che portarono allo scoppio della guerra in Iraq e sulle gravi corresponsabilità di Blair, Bush e Berlusconi nell'affossamento dell'unica concreta possibilità di pace possibile. Solo in questo modo le democrazie potranno tornare ad essere legittimate in quanto tali.
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giovedì 18 novembre 2010
Digiuno contro la guerra e la pena di morte, per la legalità nelle carceri
Di Emiliano Silvestri.
Da Riforma del 19/11/2010.
Mentre a Chianciano si svolgeva la 41a assemblea generale dell'Unione cristiana evangelica dei battisti d'Italia, Marco Pannella, dal palco del IX Congresso di Radicali Italiani, che si svolgeva a poche centinaia di metri di distanza, annunciava la sospensione dello sciopero della sete, giunto ormai al quinto giorno. Il leader radicale aveva deciso di inasprire la lotta nonviolenta che lo vede in sciopero della fame dal 2 ottobre (Giornata mondiale della nonviolenza) per impedire l'esecuzione della condanna a morte di Tarek Aziz (il volto internazionale del regime criminale di Saddam Hussein). Pannella ha sospeso la sua estrema forma di lotta dopo la telefonata del ministro degli Affari Esteri Franco Frattini che, dopo aver accettato di accompagnarlo a Baghdad per scongiurare l'esecuzione, gli comunicava l'annuncio iracheno di sospensione della condanna fino alla conclusione del processo d'appello.
Il giorno prima, in un discorso interrotto per tirare boccate dal sigaro al fine di recuperare un minimo di salivazione per continuare a parlare, il dissidente radicale aveva spiegato i motivi e gli obiettivi della sua lotta politica nonviolenta. Inserito nel satyagraha (termine che significa «amore e ricerca della verità») avviato dal Partito radicale nonviolento per la pace, lo stato di diritto e l'affermazione del diritto individuale alla democrazia, lo sciopero della fame di Pannella continuerà fino alla conquista di legalità nelle carceri e all'istituzione di una commissione d'inchiesta o almeno l'avvio di un'indagine ufficiale sul comportamento del Governo italiano nella vicenda precedente alla guerra in Iraq. Le carceri italiane, che dispongono di 44.612 posti nei quali sono stipati 68.527 detenuti, sono ormai diventati luoghi dove la tortura e la morte tornano a essere normalità invece che scandalo; luoghi dove in 10 anni sono morte 1700 persone (un terzo delle quali suicide), luoghi dove, secondo Pannella «si riaffacciano nuclei di quella shoah che rappresentò, e minaccia di tornare a essere, il prevalere storico di un istinto bestiale, assassino e suicida, nella specie umana».
Per quanto riguarda la guerra scatenata contro il regime di Saddam Hussein, il leader radicale ha ricordato che l'Italia fu l'unico Paese il cui Parlamento aveva dato mandato al governo di adoperarsi per scongiurare quella guerra e il cui presidente del Consiglio, con l'attiva complicità di Muhammar Gheddafi, sembra aver consapevolmente agito nella direzione opposta. L'ottantunenne leader radicale chiede l'emersione di quella che documenti ufficiali indicano come la «incredibile verità storica, nascosta e negata in primo luogo proprio - oggi - nel e dal nostro mondo libero, "occidentale", "civile", dei "diritti umani": il 18/19 marzo 2003, Bush e Blair fecero letteralmente scoppiare la guerra sol perché non scoppiassero in Iraq la libertà e la pace, con l'esilio, oramai accettato, da Saddam».
www.radicalisenzafissadimora.org
Da Riforma del 19/11/2010.
Mentre a Chianciano si svolgeva la 41a assemblea generale dell'Unione cristiana evangelica dei battisti d'Italia, Marco Pannella, dal palco del IX Congresso di Radicali Italiani, che si svolgeva a poche centinaia di metri di distanza, annunciava la sospensione dello sciopero della sete, giunto ormai al quinto giorno. Il leader radicale aveva deciso di inasprire la lotta nonviolenta che lo vede in sciopero della fame dal 2 ottobre (Giornata mondiale della nonviolenza) per impedire l'esecuzione della condanna a morte di Tarek Aziz (il volto internazionale del regime criminale di Saddam Hussein). Pannella ha sospeso la sua estrema forma di lotta dopo la telefonata del ministro degli Affari Esteri Franco Frattini che, dopo aver accettato di accompagnarlo a Baghdad per scongiurare l'esecuzione, gli comunicava l'annuncio iracheno di sospensione della condanna fino alla conclusione del processo d'appello.
Il giorno prima, in un discorso interrotto per tirare boccate dal sigaro al fine di recuperare un minimo di salivazione per continuare a parlare, il dissidente radicale aveva spiegato i motivi e gli obiettivi della sua lotta politica nonviolenta. Inserito nel satyagraha (termine che significa «amore e ricerca della verità») avviato dal Partito radicale nonviolento per la pace, lo stato di diritto e l'affermazione del diritto individuale alla democrazia, lo sciopero della fame di Pannella continuerà fino alla conquista di legalità nelle carceri e all'istituzione di una commissione d'inchiesta o almeno l'avvio di un'indagine ufficiale sul comportamento del Governo italiano nella vicenda precedente alla guerra in Iraq. Le carceri italiane, che dispongono di 44.612 posti nei quali sono stipati 68.527 detenuti, sono ormai diventati luoghi dove la tortura e la morte tornano a essere normalità invece che scandalo; luoghi dove in 10 anni sono morte 1700 persone (un terzo delle quali suicide), luoghi dove, secondo Pannella «si riaffacciano nuclei di quella shoah che rappresentò, e minaccia di tornare a essere, il prevalere storico di un istinto bestiale, assassino e suicida, nella specie umana».
Per quanto riguarda la guerra scatenata contro il regime di Saddam Hussein, il leader radicale ha ricordato che l'Italia fu l'unico Paese il cui Parlamento aveva dato mandato al governo di adoperarsi per scongiurare quella guerra e il cui presidente del Consiglio, con l'attiva complicità di Muhammar Gheddafi, sembra aver consapevolmente agito nella direzione opposta. L'ottantunenne leader radicale chiede l'emersione di quella che documenti ufficiali indicano come la «incredibile verità storica, nascosta e negata in primo luogo proprio - oggi - nel e dal nostro mondo libero, "occidentale", "civile", dei "diritti umani": il 18/19 marzo 2003, Bush e Blair fecero letteralmente scoppiare la guerra sol perché non scoppiassero in Iraq la libertà e la pace, con l'esilio, oramai accettato, da Saddam».
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