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sabato 6 agosto 2011

Cambiare la Costituzione per essere più liberi?

Di Marco del Ciello.

L'iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

(Art. 41 Cost.)

Ieri sera il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il ministro dell'Economia Giulio Tremonti hanno tenuto una conferenza stampa per annunciare quattro proposte di politica economica. Una di queste consiste nella modifica dell'articolo 41 della Costituzione. Secondo gli esponenti del Governo, infatti, la formulazione di questo articolo impedirebbe di realizzare qualsiasi misura di liberalizzazione e di semplificazione burocratica a vantaggio delle imprese. Ma è davvero così? Il primo comma riconosce semplicemente la libertà di iniziativa economica privata, per cui non comporta problemi. I due commi successivi introducono, invece, due ordini di limitazioni a questa libertà.

Ma di che limiti si tratta? Secondo il comma 2, l'attività economica non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale: una formulazione generica che difficilmente può essere invocata in un giudizio di costituzionalità. Il comma pone come altri paletti la sicurezza, la libertà e la dignità umana. E non si vede perché a un privato (ma anche allo Stato) dovrebbe essere permesso di attentare alla sicurezza, alla libertà e alla dignità umana e cosa c'entri questo con le liberalizzazioni e la semplificazione burocratica. L'ultimo comma, infine, affida al legislatore il compito di coordinare e indirizzare l'attività economica pubblica e privata a fini sociali. In pratica, il documento di programmazione economica e finanziaria (dpef), che non mi sembra abbia mai rappresentato una seria minaccia alla libertà di iniziativa economica.

Se il Governo e il Parlamento rispettassero lo spirito e la lettera di questo articolo, noi oggi vivremmo nel paradiso del libero mercato. Forse sarebbe ora di cominciare ad applicarla questa Costituzione, cari ministri, prima di proporre modifiche strampalate.

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lunedì 23 maggio 2011

Comunicato stampa Radicali: denuncia alla Procura di Bonino e Cappato contro Berlusconi ed i direttori dei TG che hanno trasmesso le sue pseudo interviste

Radicali: denuncia alla Procura di Bonino e Cappato contro Berlusconi ed i direttori dei TG che hanno trasmesso le sue pseudo interviste

Questa mattina Emma Bonino e Marco Cappato con l'assistenza dell'Avv. Giuseppe Rossodivita, hanno depositato una denuncia alle Procure della Repubblica di Roma e di Milano contro Berlusconi ed i direttori dei TG che venerdì 20 maggio hanno trasmesso le pseudo interviste registrate del Presidente del Partito del Popolo della Libertà.

Nell'esposto, i Radicali rilevano come gli interventi di Berlusconi nei Tg siano - per temi trattati, scenografia con tanto di simbolo elettorale alle spalle e montaggio del registrato - dei veri e propri spot elettorali assolutamente vietati nei notiziari.

Nell'esposto si evidenzia come, se fosse stato Berlusconi a pretendere dai direttori dei telegiornali - mediante costringimento o induzione determinato dalla sua qualità - la contestuale messa in onda di questi spot, non ci sarebbe nulla di diverso - per la struttura della condotta, le qualità soggettive dei protagonisti e le evidenti utilità di cui ha beneficiato il Presidente del Partito del Popolo delle Libertà - dalla concussione che i Pm di Milano hanno contestato al Premier allorquando contattò telefonicamente il questore per far affidare Ruby alla consigliera regionale Nicole Minetti, in contrasto con le norme di settore. Qualora invece i direttori dei tg fossero stati pienamente consenzienti e compartecipi allora si sarebbe in presenza di un evidente reato di abuso d'ufficio.

Marco Cappato, capolista della Lista Bonino-Pannella, a riguardo ha dichiarato: 'Si è trattato di spot analoghi a quelli, celebri, che Berlusconi inscenava per Forza Italia sino a quando è entrata in vigore la legge n. 28 del 2000; mancava solamente la foto di famiglia in bella vista sulla scrivania. L'occupazione delle tv da parte di Berlusconi non è cosa alla quale si può rimediare con dei semplici spazi di riparazione, ne può essere sufficiente l'intervento dell'AGCOM. Fatti così gravi debbono essere valutati anche in sede penale, come da tempo sottoponiamo alla Procura di Roma'.

Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani, ha ricordato che 'questa denuncia si inserisce nella lunga lotta radicale a difesa del diritto del popolo italiano a poter conoscere prima di scegliere e deliberare. La stessa lotta per la quale sabato scorso abbiamo reso noto i dati clamorosi elaborati dal Centro d’ascolto dell'informazione su ascolti e presenze dei politici nei programmi di approfondimento, e che vede Marco Pannella impegnato in una lunga iniziativa nonviolenta per la vita della democrazia'.

sabato 14 maggio 2011

Milano vicino all'Europa - Diamo i numeri (per non farci fregare)

Di Marco Di Salvo.
Da Notizie Radicali.

Meno due alla fine della campagna elettorale 'pubblica', anche se in realtà la campagna continuerà martellante, porta a porta, fino a lunedì alle 15. Allora è tempo di preparare gli anticorpi per il dopo, quando saremo sommersi da cifre e da giudizi sui risultati elettorali per tutti in qualche modo entusiasmanti o giustificabili. Per capire meglio come sarà andata, al di là dei grandi numeri della sfida tra i contendenti sindaco, è giusto recuperare qualche altra cifra. E questo anche per capire come sarà cambiata Milano rispetto a cinque anni fa. Se lo sarà, cambiata...

Nel 2006 Milano tornò a votare poche settimane dopo le elezioni che riportarono al governo nazionale Romano Prodi (come racconta bene Marco del Ciello a questo link). Anche in quell'occasione si presentarono ben più di due candidati (ben dieci) 'ma alla prova del voto solo due si sarebbero poi rivelati capaci di superare lo 0,2% di consensi e cioè la grande favorita, poi vincente, Letizia Moratti e lo sfidante di centro-sinistra ed ex prefetto della città Bruno Ferrante. Il risultato finale ci consegna una vittoria al primo turno, ma non entusiasmante, della candidata del centro-destra, con un 51,9% (353.298 voti validi) contro il 47,0% (319.823) del suo principale avversario, ma un'analisi più approfondita mostra che la Moratti è comunque capace di assicurarsi la maggioranza assoluta in tutte le zone di decentramento amministrativo di Milano, salvo la nona, che include nel suo territorio i quartieri per tradizione più 'rossi' e che è anche l'unica dove Ferrante riesce a prevalere, anche se solo per una manciata di voti. Quasi imbarazzante, invece, il divario di diciotto punti percentuali nel centro storico'. Già visto da qui lo scenario è cambiato: se i sondaggi avessero ragione, questa volta almeno quattro dei candidati a sindaco dovrebbero superare la soglia minima del tre per cento, riducendo già così le possibilità di una vittoria al primo turno (siccome i dati dei sondaggi non si possono dare, diamo una possibile quaterna per il Lotto: 47, 43, 6, 4. giocatevela e ditemi cosa avete vinto ;)).

Per quanto riguarda le liste invece 'la lista di Forza Italia, l'allora partito di Letizia Moratti, si rivela di gran lunga la più votata in città: percentuali superiori al 30% in tutte le zone della città, con l'Ulivo (Democratici di Sinistra + Margherita), secondo, che chiude a meno dieci e il capolista Silvio Berlusconi record di preferenze (53.297). La coalizione di centro-destra, in cui spicca anche il solido 8,6% di Alleanza Nazionale, riesce addirittura a ottenere un risultato migliore del suo candidato: 53,7%. Tra le altre liste possono avere un qualche interesse i risultati della Lega Nord, che delude le aspettative di molti suoi sostenitori con un 3,8% dovuto soprattutto al voto delle periferie, oppure l'UdC, che all'epoca era parte integrante del centrodestra mentre oggi costituisce la spina dorsale del terzo polo, con il suo modesto 2,4%, molto al di sotto della media nazionale del partito'. Confrontando questi dati con la successiva evoluzione del quadro politico si potrebbe senza sforzo sostenere che è impensabile un exploit del cosiddetto Terzo Polo, (visto che, ad esempio, anche negli anni successivi l'UdC è sempre rimasto a cavallo del tre per cento in città e si prevede che il contributo di FLI e ApI alla causa non sia particolarmente rilevante), che per il PdL scendere sotto il 35 per cento potrebbe essere un dato tutt'altro che positivo e che se la Lega supera il 10 fa solo il suo 'dovere' (elettoralmente parlando, visto i risultati degli ultimi anni). 'Infine il dato dell'affluenza: un 67,6%, pari in valore assoluto a 696.747 votanti su 1.030.616 aventi diritto. Dato sostanzialmente omogeneo in tutte le zone, ma largamente inferiore all'82% registrato alle precedenti comunali del 2001. Primo segnale di un declino progressivo della partecipazione elettorale dei milanesi che culminerà nello sconfortante 60,6% (solo 603.121 votanti) delle elezioni regionali dell'anno scorso'. E pochi pensano che possa aumentare domenica e lunedì prossimi, visto la desolante campagna elettorale di quest'anno. A meno che, oltre al contributo di Lui, non ci sia quello di Loro (di chi comincia a controllare sul serio il territorio anche nelle periferie milanesi, oltre che in quello delle città del mezzogiorno), per 'convincere' i riottosi cittadini ad andare ad esprimere la propria preferenza. Oramai, non ci resta che stare a guardare...

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martedì 10 maggio 2011

Elezioni comunali a Milano. Com'è andata cinque anni fa?

Di Marco del Ciello.

Tra pochi giorni, e precisamente domenica 15 e lunedì 16 maggio, i milanesi si recheranno alle urne per scegliere il loro prossimo sindaco e rinnovare il consiglio comunale. Ma come sono andate le cose cinque anni fa? Alla sfida del 28 maggio 2006 si presentano ben dieci candidati, ma alla prova del voto solo due si sarebbero poi rivelati capaci di superare lo 0,2% di consensi e cioè la grande favorita, poi vincente, Letizia Moratti e lo sfidante di centro-sinistra ed ex prefetto della città Bruno Ferrante. Il risultato finale ci consegna una vittoria al primo turno, ma non entusiasmante, della candidata del centro-destra, con un 51,9% (353.298 voti validi) contro il 47,0% (319.823) del suo principale avversario, ma un'analisi più approfondita mostra che la Moratti è comunque capace di assicurarsi la maggioranza assoluta in tutte le zone di decentramento amministrativo di Milano, salvo la nona, che include nel suo territorio i quartieri per tradizione più 'rossi' e che è anche l'unica dove Ferrante riesce a prevalere, anche se solo per una manciata di voti. Quasi imbarazzante, invece, il divario di diciotto punti percentuali nel centro storico.

Il quadro non cambia molto se si guardano invece dei candidati sindaco le liste per il consiglio comunale. Giova ricordare che alle elezioni comunali è ammesso il voto disgiunto, cioè la possibilità di votare per un candidato sindaco e al tempo stesso per una lista diversa da quelle che lo sostengono. È quindi possibile, almeno in via teorica, una discrepanza nei risultati. Ma non in questo caso, dove la lista di Forza Italia, l'allora partito di Letizia Moratti, si rivela di gran lunga la più votata in città: percentuali superiori al 30% in tutte le zone della città, con l'Ulivo (Democratici di Sinistra + Margherita), secondo, che chiude a meno dieci e il capolista Silvio Berlusconi record di preferenze (53.297). La coalizione di centro-destra, in cui spicca anche il solido 8,6% di Alleanza Nazionale, riesce addirittura a ottenere un risultato migliore del suo candidato: 53,7%. La Moratti infatti, pur essendo fresca reduce da un'esperienza ministeriale di primo piano, non è in grado di portare un valore aggiunto al suo schieramento, anzi. Segno che già allora non era molto amata dai suoi concittadini.

Tra le altre liste possono avere un qualche interesse i risultati della Lega Nord, che delude le aspettative di molti suoi sostenitori con un 3,8% dovuto soprattutto al voto delle periferie, oppure l'UdC, che all'epoca era parte integrante del centrodestra mentre oggi costituisce la spina dorsale del terzo polo, con il suo modesto 2,4%, molto al di sotto della media nazionale del partito. I radicali sono presenti all'interno della Rosa nel Pugno, insieme ai socialisti dello SDI: 1,4% (8.603 voti) e zero consiglieri eletti, con una punta del 2% solo nella ricca Zona 1. Appena due mesi prima, alle elezioni per il parlamento nazionale, la stessa lista aveva conseguito in città il 3,8%, quindi una perdita secca di 22.734 elettori. Anche all'interno della stessa lista il podio delle preferenze è saldamente occupato dai socialisti, mentre i nostri devono accontentarsi del quarto posto (Marco Cappato, capolista, 296 voti) e del quinto (Alessandro Litta Modignani, 222).

Infine il dato dell'affluenza: un 67,6%, pari in valore assoluto a 696.747 votanti su 1.030.616 aventi diritto. Dato sostanzialemnte omogeneo in tutte le zone, ma largamente inferiore all'82% registrato alle precedenti comunali del 2001. Primo segnale di un declino progressivo della partecipazione elettorale dei milanesi che culminerà nello sconfortante 60,6% (solo 603.121 votanti) delle elezioni regionali dell'anno scorso. Chi volesse approfondire ulteriormente l'argomento può comunque consultare la Banca Dati Elettorale del Comune di Milano, da cui sono tratti anche tutti i dati citati in questo post.

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Milano vicino all'Europa. Se anche il marziano si incazza…

Di Marco Di Salvo.
Da Notizie Radicali.

Ci sono volte in cui converrebbe essere stranieri. O addirittura essere di un altro pianeta, come nel racconto di Ennio Flaiano 'Un marziano a Roma'. Solo così, credo, si potrebbe far venir meno la sensazione di ripetizione stantia di un copione bolso che si ha vivendo le campagne elettorali nel nostro paese da qualche anno a questa parte.

Non mi fraintendete, non parlo dell'attività che, nell'esiguità dei mezzi cronica di noi radicali, si sta svolgendo sempre più freneticamente più ci si avvicina alla data del voto. Parlo del modo in cui la campagna elettorale viene raccontata e costruita dal massimo imprenditore del teatrino della politica (come lo chiama Lui). Se ci fate caso, da qualche anno a questa parte il copione è sempre lo stesso, si tratti di elezioni politiche o amministrative. Lui che lancia il referendum su se stesso, Lui che copre mediaticamente l'eventuale candidato locale alla carica di maggior rilievo (si tratti di presidente della regione, della provincia o del sindaco), Lui che carica su di se le attenzioni di tutti i media. Come sta facendo ad esempio qui a Milano dove, dallo scorso fine settimana, prima, durante e dopo il favoloso comizio ad inviti al Palasharp (si ad inviti. Distribuiti ai maggiorenti del partito, che sono stati costretti a portare più amici possibili, pena la riduzione del loro ruolo nel partito) è tutto un fiorire di interviste 'esclusive' in serie (un'altra interessante bizzarria del sistema informativo italiano, l'esclusiva data a tutti. E da tutti presa come tale) a tutti i media radio e tv locali. Così, di fatto, finisce la campagna elettorale, perchè dal momento del Suo arrivo, tutto il resto finisce in ombra.

Spariscono gli alleati, spariscono gli avversari (che in alcuni casi, pare non vedano l'ora di farlo, sentendosi più confortati nel ruolo dell'opposizione del re), spariscono i giornalisti che, invece di far domande, si mettono a riportare fedelmente (o a contrastare senza ascoltarle) le dichiarazioni di Lui. Tutti con l'elmetto e la bandiera, pronti a battagliare sul nulla. Nel frattempo Lui si guarda lo spettacolo e, felice del risultato ottenuto, si prepara a sfangarla per l'ennesima volta. Ci sono volte in cui, forse, anche ad esser marziani, si finirebbe per incazzarsi lo stesso.

'Quando gli hanno offerto il diploma di cittadinanza onoraria il marziano ha detto poche parole. Gli altoparlanti le hanno trasmesse ma non chiaramente. La stampa le riporta, non è niente di eccezionale, forse ci aspettavamo un maggior impegno da parte sua; ma bisogna anche tener conto della delicata situazione del marziano, che si sente ospite' Ennio Flaiano - Un marziano a Roma.

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giovedì 21 aprile 2011

La differenza tra 'papi' Berlusconi e 'Il Celeste' Formigoni

Di Emiliano Silvestri.
Da Notizie Radicali.

Stanotte ripensavo al Partito Radicale e alla lotta di Marco Pannella per la verità sulla seconda guerra del golfo voluta da George W.Bush e Tony Blair (con l'attiva partecipazione della ditta Silvio Berlusconi & Muammar Gheddafi) contro la proposta di 'Iraq libero', cioè contro la proposta radicale, approvata dai Parlamenti Europeo e Italiano, di esilio per Saddam Hussein.

Pensavo a 'Oil for food', a Hussein e al partito Baath, eredi di 'quella primitiva dottrina' (enunciata da Trasimaco) che sostiene 'che la ragione è del più forte'. Pensavo a una delle raffigurazioni, di quella primitiva dottrina, che si incarna nella 'brutalità dell’arbitrio': pensavo (qui si vede che sono genitore) al Voldemort contro cui lotta l’esercito di Silente guidato dall'Harry Potter creato da J.K. Rowling. Pensavo al fatto che Voldemort è conosciuto come 'colui che non deve essere nominato'. Siamo in Lombardia, nella terra di Alessandro Manzoni e dei 'Promessi sposi' (libro con il quale a scuola mi hanno martellato per anni senza mai farmi arrivare alla fine) capolavoro della letteratura italiana nel quale spicca, appunto, la figura dell'Innominato.

La scena è, anche allora, quella di Lecco e, anche allora, c'è un personaggio che dispone della vita delle persone come fosse dio. A un certo punto incappa in una delle sue vittime, Lucia, e si rende conto del male che ha provocato. Questo lo getta nell'inferno della disperazione. Incontra poi Gesù, si libera dalle proprie pulsioni di dominio e diviene strumento di conforto e di liberazione.

Pensavo alla diversa disperazione dell'Innominato dei nostri giorni; il protagonista della vicenda Firmigoni. Anche lui potrebbe incontrare la sua Lucia ma non se ne accorge, tutto preso dalla necessità di imporre – lui custode della vita – la resistenza ad una morte che – dispone – non ha da essere 'né domani né mai'.

Pensavo quindi alla diversa disperazione che prende questo nostro Trasimaco del 2000, Celeste Saddam della Brianza, quando teme di poter perdere gli strumenti che gli consentono, novello Cesare di condurre il popolo alla via e alla verità (della vita abbiamo già detto). È disperato; non si rende conto che proprio questa sua condizione è la spia del venir meno dell'alleanza con Gesù (che è appunto 'speranza' se ho capito bene. E liberazione, se ho capito bene quello che significavano per Don Giussani le parole: 'Comunione e liberazione').

Ha perso coscienza. Si è fatto Cesare e si comporta come un dio, o più semplicemente come un satrapo pagano qual era, appunto, il suo amico (attraverso Tarek Aziz) Hussein. Invece dell'arcivescovo Carlo Borromeo incontra (sempre per interposta persona) Fofò. E poi – lo sventurato – come un altro celebre personaggio dei 'Promessi sposi', risponde alla richiesta del potere che lo possiede.

Il male non può essere dentro di sé, sono i radicali che rubano certificati e truccano le carte. Successivamente, quando ormai è chiaro che firme false qualcuno dei suoi le ha prodotte, proclama la cosa ininfluente e dichiara tronfio: 'Io ho il 62 per cento dei consensi.

Per usare le parole di Roberta de Monticelli: 'nega la rilevanza di una regola su cui è impostata la democrazia', la più sacra dal punto di vista istituzionale nel momento in cui si avvia il processo elettorale, 'e sostiene – falsamente – che questa sia ancora democrazia'. Fermiamolo prima che sia troppo tardi. Cominciamo a sconfiggere il suo blocco di potere – capitanato a Milano dalla Moratti. Con il voto alla lista Bonino-Pannella è ancora possibile.

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Comunicato stampa Lista Bonino-Pannella: 'Il metodo Lassini è la regola a Milano, a partire dal Sindaco Moratti'

LISTA BONINO-PANNELLA: 'IL 'METODO LASSINI' È LA REGOLA A MILANO, A PARTIRE DAL SINDACO MORATTI'

'Per come è cominciata e si sta svolgendo, questa di Milano è, anche dal punto di vista della comunicazione elettorale, una campagna totalmente illegale'. Non usa mezze misure Marco Cappato, capolista della Lista Bonino-Pannella alle prossime amministrative, per descrivere la situazione in cui si trova ad operare la Lista Bonino-Pannella a Milano.

Per descrivere la situazione bastano i numeri esposti nel corso della conferenza stampa da Francesco Poirè, segretario dell'Associazione Radicale Enzo Tortora, candidato alle amministrative. 'Da anni combattiamo le affissioni abusive, ma quest'anno c'è stato un salto di qualità, anche a causa dell'anticipata istallazione delle plance elettorali voluta dal Comune. In questo momento tutti i manifesti che sono affissi in queste plance solo illegali a cominciare, tanto per fare un esempio, da quelle di Letizia Moratti e di Silvio Berlusconi. Infatti, non è ancora stato effettuato il sorteggio delle postazioni elettorali (ai sensi della Legge 212 del 1956 e successive modifiche), che sarà addirittura rinviato a causa dei ricorsi al Tar dei candidati sindaco e delle liste escluse. Noi stiamo continuando a denunciare da soli le illegalità e, a oggi, sono oltre millesettecento gli abusivi da noi denunciati, ai quali andrebbe applicata una multa di 416 euro per ciascun manifesto, per un totale di oltre 700.000 euro. E chiediamo anche ai cittadini di darci una mano, inviando foto e video delle affissioni illegali a: info@radicalimilano.it'.

'Una situazione che configura in tutto e per tutto una vera e propria associazione a delinquere contro i diritti civili e politici dei cittadini' chiosa Mario Staderini, segretario di Radicali Italiani, anche lui presente alla conferenza stampa. 'Una situazione già perfettamente descritta in occasione delle Europee del 2009, in un servizio de 'Le Iene', che raccontava come a Milano tutto fosse perfettamente coordinato, tra illegalità gestite dall'Agenzia di pubblicità che forniva il servizio illegale delle 'affissioni Killer' ai candidati, e il Comune che non riusciva a controllare (o, come dice uno degli intervistati, non voleva controllare). Nonostante il fatto che durante queste interviste venissero fatti i nomi dei maggiori responsabili politici delle affissioni abusive, prudentemente bippati dagli autori de 'Le Iene', a tutt'oggi la Procura di Milano non ci risulta abbia dato luogo ad alcuna iniziativa degna di nota. Nel 'caso Lassini', sono bastate poche ore alla Digos per individuare mandanti ed esecutori, tra i quali guarda caso proprio uno dei titolari dell'agenzia protagonista dei servizi delle Iene. E magari proprio acquisendo questo video potrebbe scoprire chi sta dietro al caso Lassini'.

"Un sistema perfetto - conclude Cappato - per escludere chi, come noi della Lista Bonino-Pannella, rispetta la legge. E perfetto anche per fare perdere alle Casse del Comune i soldi delle sanzioni, se il Sindaco non si attiverà per far comminare le multe anche a... se stessa!. Invece di fare la morale a Lassini, il Sindaco Moratti, anch'essa beneficiaria del sistema dei manifesti abusivi, dovrebbe rendere conto ai cittadini dei reati anche in suo nome commessi, e la stessa Procura di Milano dovrebbe interrogarla per ottenere informazioni sul ruolo giocato da lei personalmente come Sindaco e dal Comune. Se il Comune facesse i controlli che stiamo facendo noi si potrebbero recuperare milioni di Euro a beneficio dei cittadini milanesi.

Link conferenza stampa di stamattina:
http://www.radioradicale.it/scheda/326016

Link denunce:
http://www.radicalimilano.it/public/archivio/upload/uploads/tabelladenunce.xls
Link video:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/93714/calabresi-affissioni-killer.html
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/95689/calabresi-il-comune-replica.html
http://www.radicalimilano.it/public/iniziative/visua.asp?dati=ok&id=1104

venerdì 21 gennaio 2011

La versione di Pazzini. Sui PM milanesi il fidanzato ha ragione

Di Fabio Pazzini.

La vicenda Ruby evidenzia che c'è una volontà golpista da parte dei pm milanesi che indagano su Berlusconi.
Possiamo sostenere tutto su Berlusconi, sul suo modo di far politica e sul modo non certo sempre limpido di condurre i suoi affari.
Possiamo ritenerlo amico della mafia attraverso il fido Dell’Utri e anche un vecchio sporcaccione che si riempie la casa di giovani mignotte.
Possiamo pensare anche di peggio.
Ciò non toglie che l'inchiesta di Boccassini e C. è tutta politica.
Abbiamo un'accusa di prostituzione minorile con l'utente e l'offerente che negano. Abbiamo un'accusa di concussione senza il concusso, perché altrimenti l'inchiesta avrebbe dovuto essere spostata a Brescia per incompatibilità.
Abbiamo una richiesta di autorizzazione alla perquisizione di un ufficio inviata al Parlamento il giorno dopo della mancata bocciatura della Corte Costituzionale del lodo Alfano.
Abbiamo una richiesta di autorizzazione alla perquisizione di un ufficio inviata al Parlamento piena di inutili documenti e soprattutto di inutili intercettazioni, che in questo modo sono diventate pubbliche e pubblicabili su tutti i giornali.
Io non so se in questi anni ci sia stato un complotto contro Berlusconi da parte di certi pm, certo quest’ultima inchiesta che ha visto uno spropositato impiego di uomini, di intercettazioni, di pedinamenti dimostra che c’è la volontà di raggiungere un risultato politico che dovrebbe invece competere sia al Parlamento che agli elettori.
Dal '92 ad oggi la magistratura (che impedisce con la minaccia di inchieste ogni riforma della giustizia, nonostante la Camera abbia approvato praticamente all’unanimità solo l'altroieri la mozione Bernardini sulla riforma della giustizia), dimostra di sentirsi investita di una missione salvifica. Missione che non le appartiene!
Facciamo pure gli opportunisti e facciamole sfasciare Berlusconi, ma impediamole di sfasciare quello che resta del nostro sistema democratico. È indifferibile il momento nel quale la politica deve riappropriarsi del suo ruolo. È passato un ventennio inutilmente. Se non si interviene subito rischiamo sul serio di diventare una repubblica delle banane.
Altro che Ruby.

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mercoledì 3 novembre 2010

Stampa senza regime. Berlusconi visto dal mondo libero

A cura di Marco del Ciello.

BERLUSCONI SCANDAL COULD THREATEN GOVERNMENT di Elisabetta Povoledo, da The New York Times. Non è la prima volta che il primo ministro italiano resta coinvolto in uno scandalo sessuale con una minorenne, ma quest'ultimo potrebbe segnare la fine del suo governo.

THIS TIME, THE JOKE MAY BE ON BERLUSCONI di Elisabetta Povoledo, da The New York Times. Si dice che parte del successo politico di Berlusconi dipenda dalla sua affabilità e dal suo umorismo, ma la sua ultima battuta sui gay potrebbe ritorcersi contro di lui.

SILVIO BERLUSCONI TOLD TO RESIGN BY ALLY IF LATEST SCANDAL PROVEN di John Hooper, da The Guardian. Silvio Berlusconi è ormai alle corde, dopo che il suo più antico alleato gli ha chiesto di dimettersi in seguito agli ultimi scandali sessuali in cui è implicato.

BERLUSCONI REJECTS CALLS TO RESIGN OVER TEENAGE GIRL da The Guardian. Berlusconi rifiuta di dimettersi e si difende dalle accuse dei giornali dicendo che è meglio essere appassionati di belle ragazze piusttosto che gay.

UNREPETANT BERLUSCONI: IT'S BETTER TO LOVE WOMEN THAN GAYS, INSISTS HIS GOV'T WILL LAST dal Los Angeles Times. Silvio Berlusconi respinge le richieste di dimissioni e si difende dagli scandali sessuali che lo vedono coinvolto sostenendo che è meglio amare le donne che essere gay.

TIRED OF SOVEREIGN DEBT CRISIS, ITALY TURNS TO BUNGA BUNGA di Alessandro Torello e Christopher Emsden, da The Wall Street Journal. Sfruttando le sue doti di abile comunicatore, Silvio Berlusconi sta spostando il dibattito politico italiano da problemi come la crisi del debito pubblico e la disoccupazione alle sue avventure sessuali con minorenni.

ITALY'S PM UNDER FIRE OVER HELP FOR A TEEN di Stacy Meichtry, da The Wall Street Journal. Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi è sotto accusa per aver esercitato pressioni sulla polizia, a favore di una minorenne marocchina arrestata per furto.

BERLUSCONI: BETTER TO LOVE WOMEN THAN GAYS di Nicole Winfield, da The San Francisco Chronicle. Il primo ministro italiano Silvio Berlusconi respinge le richieste di dimissioni avanzate dall'opposizione per i recenti scandali sessuali, ma solleva un nuovo polverone sostenendo che è meglio amare le donne che essere gay.

ITALY'S SILVIO BERLUSCONI VOWS TO SURVIVE SCANDAL di Nicole Winfield, da The San Francisco Chronicle. Silvio Berlusconi, accusato di aver esercitato pressioni sulla polizia per far liberare una minorenne marocchina, respinge le richieste di dimissioni dell'opposizione e giura che il suo governo arriverà alla fine del mandato.

OLD ALLY LEADS CALLS FOR BERLUSCONI'S HEAD OVER TEEN STRIPPER SCANDAL di Michael Day, da The Independent. Il primo ministro Silvio Berlusconi deve difendersi dalle richieste di dimissioni arrivate dal suo vecchio alleato e presidente della Camera Gianfranco Fini.

BERLUSCONI BOASTS ABOUT HIS 'PASSION' di Michael Day, da The Independent. Silvio Berlusconi ha dichiarato che è meglio amare le donne che essere gay e ha respinto l'accusa di aver fatto pressioni sulla polizia per ottenere il rilascio di una minorenne marocchina.

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