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domenica 30 gennaio 2011

La versione di Pazzini. Pannella Ministro della Giustizia

Di Fabio Pazzini.

Sono ormai alcuni giorni che circola la notizia sul fatto che Berlusconi sia intenzionato a chiedere a Pannella di assumere l'incarico di Ministro della Giustizia.
La notizia è tutta da verificare, ma se fosse vera Pannella dovrebbe accettare.
Le ragioni a favore di questa scelta sono molteplici, ma qui indico le principali:

1) l'incarico sarebbe ad personam, quindi non implicherebbe un'adesione della rappresentanza radicale alla attuale maggioranza di governo, lasciandola quindi libera in Parlamento di non sostenere i provvedimenti del governo non provenienti dal ministero della Giustizia.
A maggior ragione lascerebbe liberi i radicali alle elezioni di ogni tipo di valutare alleanze a 360° senza essere legati a logiche di coalizione;

2) Pannella oggi è l'unico che ha la credibilità, derivante da mezzo secolo di battaglie politiche, per proporre e portare avanti con decisione la riforma liberale della giustizia, che, invocata da moltissimi, non si è mai realizzata perché trasformata in una battaglia di potere;

3) Pannella riuscirebbe a tirare fuori i radicali da quel cul de sac nel quale li ha portati l'alleanza col PD, ponendoli nuovamentei al centro del dibattito politico e quindi alla capacità di raccogliere consenso, anche attorno ad altre battaglie liberali.

Se la riforma passasse è ovvio che sarebbe la più importante della storia della Repubblica Italiana. Se non passasse in Parlamento comunque si dimostrerebbe con forza agli elettori l'esistenza di una maggioranza trasversale che vuole tenere il Paese nella palude delle complicità corporative.
Certo ci sono anche delle controindicazioni, che vanno oltre gli insulti ed il bla-bla di quelli che direbbero: "vai ad aiutare il diavolo proprio ora che sta per soccombere?" e ce n'è una in particolare. Cioè il Governo non deve cadere prima che Pannella riesca a portare in Parlamento una proposta organica.

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domenica 23 gennaio 2011

La versione di Pazzini. Esilio di Saddam: su cosa si basa la certezza di Pannella?

Di Fabio Pazzini.

Settimana scorsa Pannella ha organizzato a Londra una veglia in attesa dell'audizione di Blair alla commissione parlamentare d'inchiesta sulla guerra in Iraq, domenica Radicali Italiani ha convocato una riunione delle associazioni per invitarle a promuovere incontri sul mancato esilio di Saddam, con la conseguente inutilità dell'intervento militare.
Sinceramente vedendo che sino ad oggi nessuno ha sollevato nessuna obiezione alla teoria presentata da Pannella, ho taciuto le mie perplessità riguardo alla fondatezza della teoria stessa, temendo di non aver capito nulla.
Però continuo a non capire, per cui chiedo che qualcuno mi spieghi su che cosa Pannella basi le sue certezze.
Ho più volte letto e riletto il dossier pubblicato sul sito (dal nome chilometrico inventato dal maggior supporter dell’iniziativa Matteo Angioli), ma io non riesco a trovare una sola prova che Bush, Blair, Berlusconi e Aznar abbiano volutamente creato le condizioni perché questa possibilità non si concretizzasse.
Molto semplicemente evinco due fatti:

a) Saddam avrebbe accettato l’esilio se gli fosse stato chiesto ufficialmente da tutta la Lega Araba. Ciò non avvenne per due ragioni: 1) Gheddafi ha fatto saltare la conferenza insultando il re dell'Arabia Saudita; 2) comunque un certo numero di paesi arabi non avrebbe mai accettato di fare questa richiesta.

b) è evidente che Bush premeva fortemente per la soluzione militare, non solo, ma anche, perché riteneva che l'accettazione dell'ipotesi d'esilio da parte di Saddam fosse strumentale solo a guadagnare tempo.

Tutto il resto, comprese le ipotesi pannelliane, sono scenari verosimili, ma assolutamente non provati. A meno che Pannella sia in possesso di documenti importanti che supportano le sue asserzioni, ma non può rendere noti.

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venerdì 21 gennaio 2011

La versione di Pazzini. Sui PM milanesi il fidanzato ha ragione

Di Fabio Pazzini.

La vicenda Ruby evidenzia che c'è una volontà golpista da parte dei pm milanesi che indagano su Berlusconi.
Possiamo sostenere tutto su Berlusconi, sul suo modo di far politica e sul modo non certo sempre limpido di condurre i suoi affari.
Possiamo ritenerlo amico della mafia attraverso il fido Dell’Utri e anche un vecchio sporcaccione che si riempie la casa di giovani mignotte.
Possiamo pensare anche di peggio.
Ciò non toglie che l'inchiesta di Boccassini e C. è tutta politica.
Abbiamo un'accusa di prostituzione minorile con l'utente e l'offerente che negano. Abbiamo un'accusa di concussione senza il concusso, perché altrimenti l'inchiesta avrebbe dovuto essere spostata a Brescia per incompatibilità.
Abbiamo una richiesta di autorizzazione alla perquisizione di un ufficio inviata al Parlamento il giorno dopo della mancata bocciatura della Corte Costituzionale del lodo Alfano.
Abbiamo una richiesta di autorizzazione alla perquisizione di un ufficio inviata al Parlamento piena di inutili documenti e soprattutto di inutili intercettazioni, che in questo modo sono diventate pubbliche e pubblicabili su tutti i giornali.
Io non so se in questi anni ci sia stato un complotto contro Berlusconi da parte di certi pm, certo quest’ultima inchiesta che ha visto uno spropositato impiego di uomini, di intercettazioni, di pedinamenti dimostra che c’è la volontà di raggiungere un risultato politico che dovrebbe invece competere sia al Parlamento che agli elettori.
Dal '92 ad oggi la magistratura (che impedisce con la minaccia di inchieste ogni riforma della giustizia, nonostante la Camera abbia approvato praticamente all’unanimità solo l'altroieri la mozione Bernardini sulla riforma della giustizia), dimostra di sentirsi investita di una missione salvifica. Missione che non le appartiene!
Facciamo pure gli opportunisti e facciamole sfasciare Berlusconi, ma impediamole di sfasciare quello che resta del nostro sistema democratico. È indifferibile il momento nel quale la politica deve riappropriarsi del suo ruolo. È passato un ventennio inutilmente. Se non si interviene subito rischiamo sul serio di diventare una repubblica delle banane.
Altro che Ruby.

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sabato 15 gennaio 2011

NO ai Radicali a rimorchio del PD

Pubblichiamo un testo redatto da quattro membri del comitato nazionale di Radicali Italiani. Chi lo desiderasse può sottoscrivere questo testo attraverso il sito Firmiamo.it, a questo link: http://www.firmiamo.it/no-ai-radicali-a-rimorchio-del-pd.

Di Annalisa Chirico, Lorenzo Lipparini, Fabio Pazzini e Salvatore Grizzanti.

Nel corso della direzione del PD il segretario Bersani ha preso una posizione chiara e netta a favore del sistema elettorale a doppio turno con quota proporzionale. Dopo un lungo tergiversare, almeno stavolta una posizione chiara è stata presa. Peccato, però, che sconfessi la linea del precedente segretario Walter Veltroni, togliendo sostanza all'adesione di alcuni autorevoli esponenti democratici, a partire da Pietro Ichino, alla Lega per l'Uninominale promossa dai radicali.
Insomma, pareva che una strada di comune dialogo ci fosse. E invece spuff… volata al vento. Il problema che ci preme sottolineare, però, non è questo, ma la nostra risposta.
Noi non siamo un movimento che si batte per la legalità interna del PD. Anzi, in questo caso, l'uso della parola legalità ci pare anche inopportuno dato che parliamo della determinazione di una linea politica da parte di un segretario legittimamente scelto in base alle regole del PD. Non vi sono di mezzo le carceri fuorilegge né gli obblighi del servizio pubblico RAI. E al di là di questo, pensiamo che alla legalità interna del PD ci debbano pensare gli elettori del PD, se vogliono. Vero è che nel 2008 fummo anche noi a votare quella sigla, dove figuravano candidati nove compagni radicali, e ben ricordiamo che ai dipietristi fu invece concesso di presentare il proprio simbolo. Ora, però, dopo mesi di non collaborazione e non interlocuzione, dopo reiterate pratiche antiradicali, alla luce di queste ultime ritrattazioni, ci pare giunto il momento di dire che di fronte ai perduranti inadempimenti da parte “democratica” noi ci riteniamo sciolti da qualunque accordo.

Un dialogo (vero) lo riprendiamo, sì, con il PD e con tutto l'arco costituzionale. In sintonia con la nostra storia. Con chi ci sta, su obiettivi concreti come quello dell'uninominale maggioritario.
Non siamo la coscienza buona del PD. Siamo un partito. E facciamo battaglie politiche.

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martedì 11 gennaio 2011

La versione di Pazzini. Pisapia: perché i due Marchi sbagliano

Inauguriamo oggi una nuova rubrica di opinione a cura di Fabio Pazzini, membro del comitato nazionale di Radicali Italiani: 'La versione di Pazzini'.

Di Fabio Pazzini.

Si stanno avvicinando le elezioni amministrative milanesi ed anche i Radicali hanno deciso di scendere in campo.

Però sia Marco Cappato che Marco Pannella (in conclusione dei lavori del Comitato Nazionale di Radicali Italiani) hanno espressamente caldeggiato (un eufemismo?) la presenza di una lista radicale nella compagine che appoggerà la candidatura Pisapia a sindaco. Il tutto in contrasto col progetto di “terza via” Croci che nasce dall’esperienza referendaria e di coinvolgimento dei cittadini col mezzo della democrazia diretta, tanto cara ai Radicali.

Alcune (che in gran parte posso solo immaginare, perché inespresse) motivazioni politiche non le condivido; altre le ritengo profondamente sbagliate; una non l’ho capita proprio, pur avendola prima ascoltata da Pannella o poi chiesto a Cappato di rispiegarmela.

1) Pisapia è un garantista. Sicuramente e lo ha dimostrato negli anni anche attraverso la sua attività parlamentare. Ma anche il federalismo più spinto non prevede che i comuni si occupino di riforma (e gestione) della giustizia, quindi questa positività ha solo un valore evocativo, ma di nessuna incidenza rispetto all’attività di sindaco;

2) Pisapia è espressione della sinistra e quindi anche del PD al quale siamo legati (sic!) da un accordo nazionale. Come dimostrato in questi anni il rapporto col PD è stato assolutamente fallimentare su tutti i fronti; in realtà ogni volta che si porta questo tipo di critica, nessun fautore del tafazzismo radicale è in grado di portare ad esempio un solo risultato positivo;

3) Pisapia è l’unica alternativa vincente alla Moratti. È probabile che Pisapia e la sua coalizione raggiungano il secondo posto, ma Milano oltre ad essere una città laica, è anche caratterizzata da un’alta attenzione ai contenuti economici del programma presentato e tutti i candidati alle primarie (non si ha ancora notizia del programma definitivo) hanno espresso più volte la volontà di ripubblicizzare aziende di servizio pubblico e annunciato politiche di spesa che significano solo aumento dell'inefficienza (se non dello spreco e della clientela) e aumento delle tasse comunali. Dubito che questa linea possa piacere alla maggioranza dei milanesi; (più in generale, proprio questa mattina Pisapia ha ribadito il suo appoggio alla FIOM su Mirafiori, rendendo ancora più esplicita la sua visione della situazione economica del Paese);

4) Moratti è espressione del sistema formigoniano, che Pisapia contrasterebbe. Questo è sicuramente vero per la prima parte. Sulla seconda mi sento di esprimere fondatissimi dubbi. Non solo i maggiori partiti della coalizione pro-Pisapia (PD e SeL), attraverso la Lega Coop sono secondi azionisti del sistema formigoniano, ma anche nelle semplici affermazioni politiche si guardano bene, ad esempio, da attaccare il suddetto sistema evitando di parlare di sanità a livello regionale o di Expo a livello milanese;

5) Croci, se al secondo turno dovesse scegliere tra Moratti e Pisapia, opterebbe sicuramente per la prima. Questa è un'affermazione tutta da provare. Innanzitutto se anche noi fossimo della coalizione non potrebbe non tener conto delle nostre indicazioni. Poi sarebbe assurdo, come trapela da questa affermazioni, pretendere da Croci, ma anche dai Radicali, di scegliere sin da ora l'opzione Pisapia: in base a che cosa? L'eventuale scelta tra l'una e l’altro (esiste comunque anche la possibilità di non scelta) dovrebbe essere fatta in base al grado di accoglimento delle nostre proposte programmatiche;

6) Croci potrebbe aprire la sua coalizione a FLI e UDC. Sinceramente questo è un non problema. Per quanto riguarda FLI bisogna comunque ricordare che i pochi rappresentanti milanesi sono di matrice liberale e che Della Vedova è politicamente milanese d’adozione, inoltre FLI sia a livello locale che a livello nazionale in più occasioni si è espressa contro il sistema di potere ciellino. Per quanto riguarda l’UDC, il suo potenziale elettorale a Milano è decisamente inferiore a quello Radicale, quindi il resto della coalizione non avrebbe difficoltà a scegliere a chi imporre paletti da non travalicare, come ad esempio il registro dei testamenti biologici (senza considerare il fatto che i Radicali/Cappato sono complementari al progetto Croci, mentre l'UDC sarebbe solo un'aggiunta non determinante);

7) Il nostro elettorato attuale non ci seguirebbe in una coalizione Croci allargata. E quale sarebbe il nostro elettorato attuale? Quello che ha insultato Pannella e i Radicali durante il tentativo di dialogo col potere berlusconiano? Quello che non distingue tra il dialogare sulle necessità del Paese e la contrattazione di cadreghe? Quello che guarda al miope giorno per giorno senza una visione globale e a lungo termine? A Milano (ma anche nel resto d’Italia) il nostro elettorato è quello sinceramente liberale che ci ha abbandonato da quando diamo almeno l’impressione di essere diventati succubi del PD. È questo che dobbiamo cercare e recuperare se vogliamo sperare di ottenere un risultato positivo;

8) Croci ne guadagnerebbe elettoralmente da una nostra collocazione con Pisapia. Questa stento a capirla. A meno che non si voglia intendere che il nostro elettorato voterebbe la lista di Croci e non la nostra.
Inoltre mi sembra ben poca cosa il fatto che la condizione principe della nostra partecipazione alla coalizione sia che Pisapia accetti il fatto che i Radicali continuino ad affermare la propria analisi sulla legalità ed in particolare che i Radicali possano continuare la battaglia contro il sistema Formigoni. Questa non è una condizione: se i Radicali dovessero rinunciare a questo non sarebbero più Radicali.

Infine accenno solamente ad alcune positività della partecipazione alla coalizione Croci. Innanzitutto voglio ricordare che questa nasce dall'esperienza referendaria milanese che ha permesso di coinvolgere buona parte della cittadinanza su una visione nuova, positiva e sostenibile della vivibilità e dello sviluppo di Milano. Metodo che se continuato ci permetterebbe di imporre un nuovo modo di gestire anche l’ente locale. Poi questa coalizione è indenne da complicità col sistema Compagnia delle Opere/Lega Coop. E per ultimo potrebbe rappresentare una contagiosa positività per il resto del Paese. (Senza considerare il fondamentale e scontato fattore che il programma sarebbe costruito con la nostra determinante collaborazione).

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