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domenica 7 ottobre 2012

Radical Party, Le sfide per il Partito Radicale Nonviolento: dall'Europa al Medio Oriente per una politica transnazionale dei diritti


Oggi pomeriggio, nell'ambito dell'iniziativa Radical Party in corso a Milano dal 28 settembre al 9 ottobre, l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora organizza un dibattito dal titolo 'Le sfide per il Partito Radicale Nonviolento: dall'Europa al Medio Oriente per una politica transnazionale dei diritti'. Partecipano: Marco Perduca, senatore radicale eletto nelle liste del Partito Democratico; Daniele Nahum, portavoce della Comunità Ebraica di Milano; Matteo Cazzulani, giornalista e autore del libro 'La Democrazia Arancione. Storia politica dell'Ucraina dall'Indipendenza alle presidenziali 2010' (Libri Bianchi, 2010).

Appuntamento domenica 7 ottobre alle ore 16:30, presso il gazebo Radical Party in piazza Cordusio (MM1 Cordusio) a Milano.

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venerdì 30 marzo 2012

Julija Tymoshenko: Regione Lombardia si mobilita per l'eroina della Rivoluzione Arancione

Riceviamo e, molto volentieri, pubblichiamo:

COMUNICATO STAMPA
JULIJA TYMOSHNEKO: REGIONE LOMBARDIA SI MOBILITA PER L'EROINA DELLA RIVOLUZIONE ARANCIONE

Carlo Borghetti (PD): 'il caso Tymoshenko e un'emergenza di democrazia, diritti umani e giustizia. Anche la Lombardia e Formigoni intervengano'. Democrazia, giustizia e rispetto dei diritti umani. Sono queste le problematiche di carattere internazionale che hanno spinto il consigliere regionale lombardo, Carlo Borghetti, del Partito Democratico della Lombardia, a inviare un'interrogazione urgente al Presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, in merito alla situazione della leader dell'opposizione ucraina Julija Tymoshenko: detenuta in condizioni disumane in una colonia penale di periferia dopo essere stata soggetta a un processo estraneo a ogni norma di regolarità. 'Il caso di Julija Tymoshenko è un problema di deficit democratico in un paese europeo, che l'UE presto o tardi dovrà integrare – ha dichiarato Borghetti – Inoltre, l'Ucraina rappresenta un nodo strategico per l'approvvigionamento energetico dell'Italia: per questo è opportuno che la regione trainante del nostro Paese se ne occupi. Senza un'Ucraina democratica non ci possono essere un'Europa, un'Italia e una Lombardia totalmente sicure. Nella sua interrogazione, Borghetti ha invitato il Presidente della Giunta Regionale, Roberto Formigoni, a stimolare presso governo centrale e le altre regioni europee azioni volte alla difesa della democrazia in Ucraina, alla garanzia di cure mediche a Julija Tymoshenko e all'organizzazione di una missione istituzionale a Kyiv, assieme agli europarlamentari italiani, per sincerarsi dello stato di salute della leader dell'opposizione e, più in generale, del rispetto degli standard democratici in Ucraina. In seguito, il giornalista del portale dei Lombardi Nel Mondo, Matteo Cazzulani – unico reporter italiano presente alle sedute del processo Tymoshenko – ha confermato come l'arresto della leader dell'opposizione ucraina abbia isolato l'Ucraina dall'Europa e bloccato il suo cammino di integrazione nella comunità euroatlantica. Inoltre, ha ribadito l'importanza dell'Ucraina per la sicurezza energetica dell'Italia, in quanto è dal territorio ucraino che passa l'unica rete dei gasdotti da cui il nostro Paese importa il gas dalla Russia. 'Julija Tymoshenko è stata processata per avere mantenuto il possesso dell'Ucraina sui propri gasdotti a costo di condizioni onerose imposte dalla Russia – ha dichiarato Cazzulani – la sovranità di Kyiv sul proprio sistema infrastrutturale energetico è fondamentale per allentare il monopolio della Russia sulle forniture del gas all'Italia'.

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giovedì 29 marzo 2012

Interrogazione sul caso Tymoshenko in Regione Lombardia


Riceviamo e, molto volentieri, pubblichiamo:

COMUNICATO STAMPA
INTERROGAZIONE SUL CASO TYMOSHENKO IN REGIONE LOMBARDIA

È convocata per venerdì, 30 Marzo, alle ore 12, presso il sedicesimo piano della sede del Consiglio Regionale della Lombardia, in via Fabio Filzi 22 a Milano, una conferenza stampa per la presentazione dell'interrogazione con risposta scritta in merito alla situazione della leader dell'opposizione ucraina Julija Tymoshenko, inoltrata al Presidente della Giunta Regionale Roberto Formigoni, da parte del consigliere Carlo Borghetti. Oltre al firmatario dell'interrogazione, saranno presenti il giornalista Matteo Cazzulani, unico corrispondente italiano presente durante il processo a Julija Tymoshenko, e il caporedattore del portale Lombardi nel Mondo, Daniele Marconcini, che di recente ha seguito con viva attenzione l'evolversi della situazione giudiziaria della leader dell'opposizione ucraina. Borghetti ha voluto inoltrare l'interrogazione in seguito alle notizie inerenti le critiche condizioni di salute di Julija Tymoshenko: costretta alla detenzione in isolamento in una colonia penale di periferia, senza possibilità di contatti con i suoi famigliari e con i suoi avvocati, affetta da una grave infiammazione respiratoria che le rende impossibile la deambulazione e che, secondo il referto del pool di medici internazionale che ha potuto visitarla di recente, rende necessarie visite mediche al di fuori della struttura ospedaliera, tuttavia negatele dalle autorità carcerarie. Nota per la bionda treccia, e per avere guidato il processo democratico in Ucraina passato alla storia come Rivoluzione Arancione, Julija Tymoshenko è stata condannata l'11 ottobre 2011 a sette anni di detenzione in isolamento, più tre di interdizione dalla vita politica, per avere firmato accordi con la Russia per le forniture di gas ritenute svantaggiosi per le casse statali. La condanna è maturata dopo un processo celebrato in maniera irregolare: l'imputata è stata reclusa in misura preventiva sin dal 5 Agosto – a poche settimane dall'inizio del processo – la difesa è stata privata della possibilità di convocare i propri testimoni e le prove a sostegno dell'accusa sono state fabbricate ad hoc – alcune di esse hanno recato addirittura la data del 31 Aprile. Una volta incarcerata, l'8 Dicembre, a Julija Tymoshenko è stato sanzionato persino un secondo arresto, in quanto ritenuta soggetto potenzialmente pericoloso per il prosieguo delle indagini di un secondo procedimento in cui e coinvolta per evasione fiscale. Questa seconda sentenza è stata proclamata con un processo-lampo, celebrato nella cella di Julija Tymoshenko, ai limiti del macabro: con la leader dell'opposizione costretta nel letto per via delle già precarie condizioni di salute accerchiata da giudice e pubblica accusa seduti attorno a lei. Il trattamento disumano che è stato riservato a Julija Tymoshenko è stato condannato dai principali enti sovranazionali, paesi e organizzazioni non governative del mondo, tra cui Unione Europea – a cui si è aggiunta la ripetuta presa di posizione da parte dei ministri degli Esteri di Germania, Polonia, Gran Bretagna, Repubblica Ceca, Svezia, Danimarca, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Austria, Francia e Ungheria – Stati Uniti d'America, Canada, Australia, Nuova Zelanda, Federazione Russa, Amnesty International, Freedom House, Medici Senza Frontiere, e altre.

Julija Volodymyrivna Tymoshenko è nata a Dnipropetrovs'k il 29 Novembre 1960. Dopo una laurea in economia, ha compiuto una rapida ascesa lavorativa dapprima nel settore del noleggio degli audiovisivi, poi in quello dell'energia, culminata con la presidenza del colosso JEESU. Terminata la carriera imprenditoriale, Julija Tymoshenko è stata tra i dirigenti del partito di orientamento socialdemocratico Hromada, per poi fondare il proprio soggetto politico Bat'kivshchyna, di orientamento patriottico-democratico, con cui ha guidato le proteste contro la conduzione autoritaria del Presidente Leonid Kuchma. Dopo una breve parentesi come vicepremier con delega all'energia nel governo Yushchenko, nel 2001 la Tymoshenko è stata arrestata per il suo attivismo contro l'establishment presidenziale. Liberata per assenza di prove, ha continuato a guidare lo schieramento democratico e filo-europeo fino alla Rivoluzione Arancione del 2004: manifestazione di massa nonviolenta con cui migliaia di ucraini sono scesi in piazza per richiedere giustizia ed elezioni pienamente democratiche in Ucraina. Sotto la presidenza di Viktor Yushchenko, suo alleato alla guida del campo democratico, Julija Tymoshenko ha guidato il primo governo arancione nel 2005, per poi tornare a ricoprire la carica di Primo Ministro dal 2007 al 2010 quando, candidatasi alla massima carica dello stato, ha perso le elezioni presidenziali contro l'avversario della Rivoluzione Arancione, Viktor Yanukovych. Sollevata dalla responsabilità di Primo Ministro, Julija Tymoshenko ha guidato il campo arancione all'opposizione fino all'arresto che, secondo quanto da lei sempre sostenuto, sarebbe stato organizzato dallo stesso presidente Yanukovych come una vendetta di carattere personale e politico.

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sabato 4 febbraio 2012

Oggi pomeriggio in piazza Cordusio per chiedere la liberazione di Julija Tymoshenko


Oggi pomeriggio l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora organizza un manifestazione a Milano per chiedere l'immediata liberazione di Julija Tymoshenko e il ripristino di condizioni di legalità e democrazia in Ucraina. Partecipano esponenti della diaspora ucraina in italia e i giornalisti specializzati Matteo Cazzulani e Massimiliano di Pasquale.

Nel 2005 Julija Tymoshenko ha guidato la Rivoluzione Arancione che si proponeva di liberare con metodi nonviolenti l'Ucraina dai resti del passato sovietico e di restituirla al suo destino europeo, liberale e democratico. Ma nel febbraio 2010 l'autocrate Viktor Yanukovich ha riconquistato la presidenza, grazie all'aiuto interessato della Russia di Vladimir Putin. Yanukovich ha annullato tutte le conquiste della Rivoluzione Arancione, ha allontanato l'Ucraina dall'Europa per riportarla nell'orbita russa e ha scatenato una campagna di persecuzioni giudiziarie nei confronti dei leader dell'opposizione democratica. Processi farsa hanno condotto in carcere l'ex-ministro degli Interni Jurij Lucenko e costretto all'esilio l'ex-ministro dell'Economia Bohdan Danylyshyn e Oleksandr Tymoshenko, marito di Julija.

Nel 2011 Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di detenzione per abuso di ufficio e si trova oggi nel carcere femminile di Kharkiv, lontano dalla capitale e dai suoi famigliari. Nel silenzio dell'Europa.

Approfondimenti:

L'ombra di Putin sul destino dell'Europa divisa, di Marco del Ciello.
In piazza per Julija Tymoshenko: paladina dell'indipendenza energetica italiana, di Matteo Cazzulani.

Appuntamento sabato 4 febbraio alle ore 15:30, in piazza Cordusio angolo via Mercanti (MM1 Cordusio) a Milano.

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mercoledì 1 febbraio 2012

Julija Tymoshenko libera, Ucraina democratica! Manifestazione a Milano


Sabato l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora organizza un manifestazione a Milano per chiedere l'immediata liberazione di Julija Tymoshenko e il ripristino di condizioni di legalità e democrazia in Ucraina. Partecipano esponenti della diaspora ucraina in italia e i giornalisti specializzati Matteo Cazzulani e Massimiliano di Pasquale.

Nel 2005 Julija Tymoshenko ha guidato la Rivoluzione Arancione che si proponeva di liberare con metodi nonviolenti l'Ucraina dai resti del passato sovietico e di restituirla al suo destino europeo, liberale e democratico. Ma nel febbraio 2010 l'autocrate Viktor Yanukovich ha riconquistato la presidenza, grazie all'aiuto interessato della Russia di Vladimir Putin. Yanukovich ha annullato tutte le conquiste della Rivoluzione Arancione, ha allontanato l'Ucraina dall'Europa per riportarla nell'orbita russa e ha scatenato una campagna di persecuzioni giudiziarie nei confronti dei leader dell'opposizione democratica. Processi farsa hanno condotto in carcere l'ex-ministro degli Interni Jurij Lucenko e costretto all'esilio l'ex-ministro dell'Economia Bohdan Danylyshyn e Oleksandr Tymoshenko, marito di Julija.

Nel 2011 Julija Tymoshenko è stata condannata a sette anni di detenzione per abuso di ufficio e si trova oggi nel carcere femminile di Kharkiv, lontano dalla capitale e dai suoi famigliari. Nel silenzio dell'Europa.

Appuntamento sabato 4 febbraio alle ore 15:30, in piazza Cordusio angolo via Mercanti (MM1 Cordusio) a Milano.

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lunedì 30 gennaio 2012

L'ombra di Putin sul destino dell'Europa divisa

Di Marco del Ciello.

Nel 1768 il patriota americano John Dickinson cantava united we stand, divided we fall (uniti resistiamo, divisi cadiamo), un verso che oggi dovrebbe ispirare i pensieri e le azioni dei cittadini europei. Il definitivo spostamento dell'asse dei traffici globali dall'Atlantico al Pacifico ci ha infatti condannati per la prima volta nella nostra storia al ruolo di periferia, di appendice marginale del continente asiatico, proprio mentre ai nostri confini la Russia è riuscita invece a ritagliarsi un posto in prima fila nel nuovo ordine mondiale, accanto a potenze emergenti come il Brasile e il Sud Africa. Nei suoi oltre dieci anni di governo ininterrotto Vladimir Putin è stato abile a sfruttare le risorse naturali del suo paese per condurre una politica energetica aggressiva e spregiudicata nei confronti dei vicini, in questo favorito dalla crescita costante dei prezzi di petrolio e gas naturale. A poche settimane dalle elezioni che con ogni probabilità gli riconsegneranno anche formalmente la carica di presidente, si prepara ora a un ulteriore salto di qualità nella sua strategia: imitando le forme esteriori dell'Unione Europea, sta infatti per riconquistare i paesi dell'area post sovietica. Unione doganale, moneta unica, Commissione Eurasiatica e Consiglio Eurasiatico. Insomma, una grande Russia pronta a proiettare la sua ombra minacciosa sull'Europa divisa, dove non pochi leader politici, per il proprio tornaconto personale o per un malinteso senso dell'interesse nazionale, hanno già dimostrato la loro disponibilità ad assecondare le ambizioni imperiali di Putin. Gli europei non possono più contare sulla protezione degli Stati Uniti, ormai indifferenti nei confronti di una parte di mondo divenuta irrilevante per gli equilibri planetari, e devono fare affidamento unicamente sulle loro forze per difendersi da aggressioni esterne, sia politiche sia economiche: l'unione politica diventa quindi una questione di sopravvivenza. United we stand, divided we fall.

C'è però un paese che è essenziale per la realizzazione dei piani di Putin ed è l'Ucraina dalle due anime, letteralmente spaccata a metà tra sostenitori dell'autoritarismo russo e ammiratori della democrazia europea: seicentomila chilometri quadrati, quarantacinque milioni di abitanti e una collocazione geografica che la rende terra di frontiera per uomini, merci e soprattutto gasdotti. Qui si combatte una battaglia importante anche per il nostro futuro, una battaglia che i nostri amici stanno perdendo e proprio a causa dell'interferenza costante dell'ingombrante vicino. Come osserva il giornalista e scrittore Matteo Cazzulani, attento osservatore delle vicende ucraine: Julija Tymoshenko, leader dell'opposizione democratica ed europeista, è stata incarcerata per avere firmato dei contratti per il gas che hanno garantito un inverno al caldo non solo all'Ucraina, ma a tutta l'Unione Europea, Italia inclusa. Ci ricordiamo tutti il Gennaio 2009: sopratutto le nostre industrie che, dopo la chiusura dei rubinetti da parte di Putin, hanno risentito di perdite considerevoli dal primo di gennaio al 19, quando la Tymoshenko ha accettato costi alti pur di ripristinare, e garantire, l'afflusso di gas. Dunque, richiedere la democrazia in Ucraina significa difendere la sicurezza energetica dell'Italia. Sicurezza non solo energetica, aggiungerei io. Proprio per questo i governanti europei, ma anche i semplici cittadini, dovrebbero chiedere a gran voce la liberazione di Julija Tymoshenko, ingiustamente detenuta, e il ripristino di quelle condizioni di legalità e democrazia che gli ucraini si erano già conquistati con la Rivoluzione Arancione del 2005. Noi militanti dell'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora manifesteremo sabato pomeriggio a Milano, insieme agli ucraini che vivono in Italia e a chi vorrà unirsi a noi, per dire no a Putin e sì a un'Ucraina democratica ed europea.

Appuntamento sabato 4 febbraio alle ore 15:30, in piazza Cordusio angolo via Mercanti (MM1 Cordusio) a Milano.

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domenica 29 gennaio 2012

Finché c'è Julija c'è speranza

Di Matteo Cazzulani.
Da La democrazia arancione. Storia politica dell'Ucraina dall'indipendenza alle elezioni del 2010.


Anche Julija Timošenko non è esente da colpe. Seppur "ripulitasi" le sue attività di un lontano passato economicamente torbido sotto l'ombra di Pavlo Lazarenko restano una macchia che per sempre la perseguiteranno, sebbene di prove effettive non ve ne siano. La politica (e non solo) è fatta così. Tuttavia, la Lady di Ferro ha saputo staccarsi e dimostrare non solo di non appartenere a quel mondo di oligarchi e corruzione, ma di combatterlo con determinazione e coerenza, coniugando l'ascesa personale con gli ideali del Majdan. Che, piaccia o meno, ha sempre professato e difeso.
Nella politica ucraina non ci sono santi, e tutti hanno conti con la giustizia o interessi privati da tutelare. Ma chi ha sempre combattuto per un'Ucraina democratica, europea, e, appunto, spravedliva (giusta) è stata solo lei, la Lady di Ferro ucraina. Sarà pure una cultrice ossessionata del proprio look, potrà destare sospetti per il proprio passato, risultare antipatica per alcune affermazioni populiste, irritare per quel suo tigrotto, ma in fin dei conti è stata l'unica a saper ascoltare la voce del Majdan, interpretarne le richieste e parlare al cuore del suo popolo. Chi non ha perso completamente la fiducia nella politica l'ha sempre sostenuta, anche il 7 febbraio 2010: il 45,9% degli Ucraini ha votato per lei.
È una lottatrice vera, una donna determinata. Non si fermerà, nemmeno all'opposizione. La sua energia non la si può comprendere se non dal vivo. Per questo sono convinto che finché i suoi interessi continueranno a coincidere con quelli dell'Ucraina la rivoluzione arancione non morirà.

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sabato 7 gennaio 2012

Comunicato stampa: Domenica prossima a Milano il quarto Congresso dell'associazione radicale "Radicali Senza Fissa Dimora"

Domenica prossima a Milano il Quarto Congresso dell'associazione radicale "Radicali Senza Fissa Dimora"

Domenica 8 gennaio dalle 11.00 presso lo “Spazio Kronos” (in Via Borsieri 12, Milano) si terrà il quarto Congresso dell'associazione radicale "Radicali Senza Fissa Dimora".
Il Congresso prevede per la mattina una serie di interventi su tematiche nazionali e transnazionali che vedranno, tra i relatori, Matteo Cazzulani (giornalista e scrittore, curatore del blog La Voce Arancione), Daniele Nahum (vicepresidente della Comunità Ebraica di Milano), Eugenio Sarno (segretario nazionale della UIL PA Penitenziari) e Maurizio Turco (parlamentare radicale e tesoriere del Partito Radicale Nonviolento Transazionale e Transpartito).

Anche quest'anno attiveremo la possibilità di seguire il congresso via Skype.
Per seguire i lavori via Skype bisogna aggiungere "Associazione Radicali Senza Fissa Dimora" tra i contatti, fare la chiamata per collegarsi e ascoltare ed, eventualmente, iscriversi a parlare per intervenire.

Buon congresso a tutti!

Marco Di Salvo, segretario
Emiliano Silvestri Cecinelli, tesoriere
Associazione radicale "Radicali Senza Fissa Dimora"

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venerdì 17 dicembre 2010

Ucraina, è scandalo: Julija Tymoshenko confinata in patria

Di Matteo Cazzulani.
Da La Voce Arancione. Il blog di Matteo Cazzulani.

La Leader dell’Opposizione Democratica costretta all’obbligo di firma. Arrestato anche l’ex Ministro dell’Ambiente. A rischio la democrazia del Paese

Un colpo al cuore dell’Opposizione Democratica. Tanto duro, quanto meschino. Nella giornata di mercoledì, 15 dicembre, la Procura Generale ha posto in libertà vigilata la Leader di Bat’kivshchyna, Julija Tymoshenko. Una picconata per le forze patriottiche e democratiche del Paese, la cui guida, da oggi, è costretta all’obbligo di firma giornaliero, impossibilitata persino a recarsi all’estero. Una pugnalata per l’anima della Rivoluzione Arancione, nel giorno in cui suo marito, Oleksandr Tymoshenko, è stato ricoverato in ospedale, in rianimazione. Nonostante le gravi condizioni del coniuge, la Lady di Ferro ucraina si è presentata dinnanzi ai giudici. Qualche ora è durato l’interrogatorio, in cui è stata aperta una procedura, che potrebbe costare a Julija Tymoshenko fino a 9 anni di galera. Ed altrettanti di interdizione dalle cariche pubbliche. Oggetto dell’accusa, il presunto utilizzo del prestito internazionale, erogato per limitare le emissioni di CO2, a copertura delle uscite destinate alle paghe sociali. Una colpa grave. Che, se confermata, potrebbe spedire al fresco l’ex Premier. Colpevole solo di aver pagato le pensioni ai suoi cittadini, in un periodo di profonda crisi economica. “Il terrore contro l’Opposizione Democratica – ha dichiarato Julija Tymoshenko, visibilmente sconvolta – continua. Duro, sistematico. In contrasto con ogni legge. Il Presidente Janukovych ha superato il limite. Dovrà rispondere della sua condotta repressiva”. Il provvedimento contro la carismatica Leader – unica, coerente, nel difendere gli ideali arancioni di un’Ucraina democratica, Indipendente, giusta ed europea – è un significativo arretramento della democrazia ucraina. Faticosamente maturata, dal 2005, con i governi della stessa Tymoshenko, e l’amministrazione dell’ex Capo di Stato, Viktor Jushchenko. Con l’elezione a Presidente di Viktor Janukovych, sono riprese pressioni su opposizioni e giornalisti. E l’Ucraina è tornata a conoscere anche quelle elezioni falsate, non in linea con gli standard democratici, che la Rivoluzione Arancione è riuscita a cancellare. Solo temporaneamente.

Altri esponenti dell’Opposizione Democratica colpiti

Ma non è tutto. Sempre mercoledì, 15 dicembre, è stato arrestato l’ex ministro dell’ambiente, Heorhij Filipchuk. Motivo del provvedimento, il medesimo, non accertato, utilizzo illecito dei fondi internazionali per il rispetto dei parametri del Protocollo di Kyoto. Filipchuk è il quarto membro dell’entourage di Julija Tymoshenko ad essere stato arrestato negli ultimi mesi. Prima di lui, l’ex Ministro dell’Economia, Bohdan Danylyshyn, l’ex capo del Controllo Statale di frontiera, Anatolij Makarenko, e l’ex Vice Capo del colosso statale del gas Naftohaz, Ihor Didenko. Inoltre, la Procuratura ha riaperto anche il processo a carico del Deputato Nazionale del Blocco Tymoshenko-Bat’kivshchyna, Andrij Shkil’. Ad essere contestata, ad uno dei più importanti parlamentari del maggiore partito dell’Opposizione Democratica, l’attività di coordinamento dell’azione Ucraina Senza Kuchma. Ironia della sorte, la protesta non violenta contro l’amministrazione dell’ex Presidente, Leonid Kuchma, oggi è giunta al suo decimo anniversario. Iniziata il 15 dicembre 2001, è stata repressa dalle forze dell’ordine. E, – ulteriore, terribile, coincidenza – ha portato allora all’arresto degli stessi Julija Tymoshenko ed Andrij Shkil’. Lecito ricordare che ospiti fissi della Procura, per continui interrogatori, sono il Vice Leader di Bat’kivshchyna, Oleksandr Turchynov, e l’ex Ministro degli Interni, Jurij Lucenko. Proprio quest ultimo, martedì 14 dicembre, ha incolpato le autorità di uso politico della magistratura, atto ad impedire all’Opposizione Democratica di operare in un clima di democrazia e libertà. Una Voce Arancione, come quella della Lady di Ferro ucraina, che un’Europa assetata di gas, ed un’America, in preda al volemose bene obamiano, difficilmente riusciranno a cogliere.

AGGIORNAMENTO: UCRAINA, NOTTE DI SANGUE ALLA RADA. I parlamentari del Partija Rehioniv interrompono con la forza la protesta pacifica dell’Opposizione Demoratica. Quattro feriti, tutti di Bat’kivshchyna. Condanna da PPE ed UE.

Dopo gli attacchi giudiziari, la violenza fisica. Nella serata di giovedì, 16 dicembre, i parlamentari della maggioranza hanno fatto irruzione nella Rada, e, con la forza, hanno posto fine alla pacifica occupazione dei colleghi dell’Opposizione Democratica.

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(Leggi tutto l'articolo a questo link).

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sabato 16 ottobre 2010

Antonio Russo (3 giugno 1960 - 16 ottobre 2000)

Antonio Russo era un giornalista di Radio Radicale, corrispondente dall'estero. Fu ucciso il 16 ottobre 2000 e il suo cadavere venne ritrovato ai bordi di una stradina poco fuori Tbilisi, con evidenti segni di torture. Russo si trovava in Georgia per indagare sui crimini di guerra commessi dall'esercito russo in Cecenia. A dieci anni esatti dall'omicidio le circostanze della sua morte restano ancora misteriose, né si conoscono i nomi dei suoi assassini. La sua radio lo ha ricordato ieri con una nuova e aggiornata scheda biografica.

L'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora, nei suoi due anni di attività, ha onorato la memoria di Antonio Russo con due inziative. Nel febbraio 2009 ha contribuito a realizzare una manifestazione con decine di oratori nel centro di Milano, in occasione del 65° anniversario della deportazione del popolo ceceno. La manifestazione, voluta dall'associazione Annaviva e dalle associazioni radicali territoriali di Milano, Torino e Lecco, era dedicata proprio a quei giornalisti che avevano dato la vita per raccontare la Cecenia e tra questi, in particolare, Anna Politkovskaja, Anastasija Baburova e Antonio Russo.

La scorsa primavera, invece, l'Associazione Radicali Senza Fissa Dimora e l' Associazione Enzo Tortora - Radicali Milano, di nuovo in collaborazione con Annaviva, hanno dedicato una serata alla proiezione del film "Cecenia. Reporter di guerra" di Leonardo Giuliano, racconto drammatico degli ultimi giorni di vita di Russo. La proiezione è stata introdotta da Matteo Cazzulani, presidente di Annaviva, e Bruno Mellano, presidente di Radicali Italiani.

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