martedì 8 marzo 2011

Riunione settimanale

Stasera, come tutti i martedì, ci ritroveremo nella sede di via Borsieri 12 (MM2 Garibaldi) a Milano, dalle 20:30 alle 22:00 circa, per la consueta riunione settimanale dell'associazione. Analizzeremo il quadro politico generale, con particolare riferimento alla città di Milano. All'ordine del giorno anche i nuovi scenari che si aprono con le rivolte nei paesi del Mediterraneo. La riunione è aperta alla partecipazione di tutti, iscritti e non.

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lunedì 7 marzo 2011

Tibet, il fuoco sotto la neve


L'Associazione Tibet Culture House di Cologno Monzese, la Campagna di Solidarietà con il Popolo Tibetano e l'Amministrazione Comunale di Cologno Monzese organizzano l'incontro pubblico “Tibet, il fuoco sotto la neve” GIOVEDI' 10 MARZO 2011, alle ore 20.30 in Villa Casati – Sala Pertini.

L'iniziativa intende rinnovare l'impegno e la solidarietà della Città di Cologno Monzese per i diritti del popolo tibetano, nell'anniversario di una data significativa della sua storia, il 10 marzo 1959, quando la repressione cinese della rivolta nella capitale tibetana Lhasa causò migliaia di vittime, la fuga del Dalai Lama e di oltre 100.000 tibetani in India.

Gli organizzatori intendono condividere con la Comunità Tibetana e con le numerose associazioni e support group del Tibet, tra le quali possiamo già citare l'Associazione Italia-Tibet, l'Associazione Il Sentiero del Tibet, ISCOS Piemonte, l'Unione Buddhista Europea, l'Associazione Tibet Iniziative Trentine, l'opera di informazione e sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulla condizione sempre più difficile del popolo e della cultura tibetana, nel Tibet occupato dalla Cina e nella diaspora.

Nel corso della serata verrà proiettato il film documentario “Fire under the snow”, dedicato alla figura di Palden Gyatso, monaco tibetano incarcerato nelle prigioni cinesi per 33 anni, già ospite della Città di Cologno Monzese nel 2007.

È prevista la partecipazione di alcuni rappresentanti della neonata Associazione per il Tibet e i diritti umani del Consiglio Regionale del Piemonte.

(Grazie a Francesco Pasquariello per la segnalazione).

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domenica 6 marzo 2011

L'«anima» dei criminali

Di Michel Foucault.
Da Sorvegliare e punire. Nascita della prigione.

Da quando, centocinquanta o duecento anni fa, l'Europa ha dato vita ai nuovi sistemi penali, i giudici, poco a poco, ma con un processo che risale a molto lontano, si sono messi a giudicare qualcosa di diverso dai reati: l'«anima» dei criminali.
[...] Conoscenza dell'infrazione, conoscenza del responsabile, conoscenza della legge, tre condizioni che permettevano di fondare un giudizio sulla verità. Oggi, nel corso del giudizio penale, si trova inserito un tutt'altro problema di verità. Non più semplicemente: «Il fatto è accertato ed è delittuoso?» Ma anche: «Cos'è questo fatto, cos'è questa violenza o questo assassinio? A quale livello o in quale campo della realtà dobbiamo inscriverlo? Allucinazione, reazione psicotica, episodio delirante, depravazione?» Non più semplicemente: «Chi ne è l'autore?» Ma: «Come determinare il processo causale che l'ha prodotto? Dove è, nello stesso autore, la sua origine? Istinto inconscio, eredità, ambiente?» Non più semplicemente: «Quale legge sanziona questa infrazione?» Ma: «Quale sarà la misura più appropriata da prendere? Come prevedere l'evoluzione del soggetto? In qual modo verrà più sicuramente corretto?» Tutto un insieme di giudizi di valore, diagnostici, prognostici, normativi, concernenti l'individuo criminale ha preso posto nell'armatura del giudizio penale.

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venerdì 4 marzo 2011

Cittadini di tutto il mondo, uniamoci!

Pier Paolo Segneri, membro della giunta di segreteria di Radicali Italiani, mi ha sollecitato a esprimere in forma scritta e pubblica la mia opinione sulla sua proposta di aprire una costituente liberale e democratica. Ecco il frutto delle mie riflessioni sul tema.

Di Marco del Ciello.

Già da qualche mese il radicale Pier Paolo Segneri propone in ogni sede disponibile la sua idea di avviare una costituente liberale e democratica per andare oltre l'attuale sistema dei partiti, raccogliendo per altro un numero di adesioni sempre crescente. C'è in effetti tra gli italiani un'esigenza forte, che va al di la dei temi che tradizionalmente dividono la destra dalla sinistra e dal centro: si tratta del desiderio di acquisire lo status di cittadini nel senso pieno del termine o, per dirla con gli inglesi, di legal subjects, cioè individui che siano soggetti solo all'autorità di una legge uguale per tutti e non all'arbitrio dei governanti. Lo si vede bene sul terreno classico dei diritti civili e politici, dove appartenere a una certa confessione religiosa significa spesso non poter avere un luogo dove pregare oppure dove alcune forze politiche godono di spazi di espressione superiori e altri privilegi solo in virtù della loro vicinanza a chi detiene il potere, per non parlare delle disfunzioni della giustizia penale e civile. Ma è forse ancora più evidente quando si parla di diritti sociali ed economici, che nell'Italia di oggi sono in realtà privilegi più che diritti: le prestazioni del welfare state (sanità, istruzione, sussidi di disoccupazione, pensioni ecc.) vengono infatti erogate sulla base dell'appartenenza a categorie professionali o a classi di età oppure ancora per la residenza in determinate aree geografiche, quando non addirittura per via di parentele e amicizie, e non per il solo fatto di essere cittadini. E una logica non troppo diversa pervade anche il sistema fiscale e la burocrazia a cui sono sottoposti gli imprenditori.

Queste discriminazioni sono solo in minima parte sanzionate dalla legge, perché al contrario nascono quasi sempre dall'illegalità in cui operano le istituzioni. Ecco quindi che la richiesta del singolo non è tanto o solo più diritti, ma proprio un eguale trattamento di fronte alla legge e la libertà dagli abusi di chi detiene il potere. Temi che trovano storicamente una prima risposta nel pensiero liberale, ma che col tempo sono entrati a far parte anche del patrimonio della cultura democratica e di quella socialista. Così come lo stesso liberalismo ha saputo continuamente rinnovarsi e aggiornarsi per accogliere nuove istanze, al punto che oggi i termini 'liberale', 'democratico' e 'socialista' sono di fatto sinonimi. Eppure è sempre più raro trovare partiti e singoli politici che siano in grado di offrire risposte al bisogno di cittadinanza. Una costituente liberale e democratica avrebbe perciò l'opportunità di aggregare intorno a un progetto serio e di ampio respiro non tanto le oligarchie di partito e i politici di professione, ma proprio i singoli individui che oggi magari non sanno neanche più chi votare e si rifugiano nell'astensionismo o nel voto di protesta. Insomma, parafrasando ironicamente Marx ed Engels, cittadini di tutto il mondo, unitevi... anzi, uniamoci!

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giovedì 3 marzo 2011

Privati cittadini o cittadini privati?

Di Marco Di Salvo.
Da Notizie Radicali del 3 marzo 2011.

Da un lancio di agenzia “Ansa” del 1 marzo, successivo alla manifestazione di fronte al consiglio regionale della Lombardia: “Ma chi sono i radicali?". Con questa domanda il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, replica alle proteste di Marco Cappato. "Non mi sembra che i radicali siano presenti in consiglio regionale -osserva Formigoni- sono dei privati cittadini".

Grazie Roberto, non avremmo saputo dirlo meglio. O forse si. I radicali non sono solo dei privati cittadini, come tutti gli altri, che vivono nelle terre da Te amministrate (mi rendo conto, è un parolone visto quello di cui siete capaci, voi che state al governo). Ma sono anche dei cittadini privati. Privati dell'opportunità di vedere riconosciuto il diritto a vivere in una regione in cui si tengano elezioni veramente democratiche, visto che “ignoti” hanno pensato di falsificare le firme in sostegno della tua candidatura a presidente della regione. Privati della possibilità di sostituirTi con qualcun altro, visto che hai bellamente ignorato il limite a due mandati prescritto dalla legge nazionale. Privati anche del diritto ad essere informati correttamente su ciò che accade nella Tua regione, perché basta un Tuo richiamo che il codazzo di giornalisti al Tuo seguito costante decida che, “no, non conviene dare troppo spazio alla notizia che quei “pazzi” dei radicali Ti chiedano di dimetterTi” (dopo per altro aver passato ore in loro compagnia, fuori dal consiglio regionale). Quei pazzi che continuano a ricordarTi che il primo obbligo morale che avresti, viste le tante irregolarità che hanno caratterizzato le scorse elezioni regionali, sarebbe solo quello. Tanto, come dici sempre con la Tua arrotata pronuncia (un po' inacidita negli ultimi tempi, in realtà), “mi ha eletto la stragrande maggioranza dei cittadini lombardi”. DimettiTi Roberto e (se proprio ci tieni tanto) ricandidaTi (tanto uno sfregio alla legge in più o in meno non Ti dovrebbe macchiare troppo il curriculum), prima che il pachiderma della magistratura ordinaria faccia il suo percorso e dia ragione a quei privati cittadini lombardi che con le tue parole dimostri di disprezzare così tanto. Ci vediamo in giro (almeno fino a quando non ti dimetterai...;))
Con immutata (davvero immutata) stima

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Firme false in Lombardia. Le interviste alla manifestazione del 1 marzo


I radicali chiedono le dimissioni di Formigoni e una commissione d'inchiesta.

Martedì 1 marzo, a un anno esatto dalla truffa elettorale di Roberto Formigoni, i radicali hanno organizzato una manifestazione davanti alla sede della Regione Lombardia per chiedere le dimissioni del presidente abusivo della regione e l'istituzione di una commissione d'inchiesta all'interno del Consiglio Regionale.

Interviste realizzate il 1 marzo da Emiliano Silvestri davanti al Consiglio Regionale della Lombardia nel corso della manifestazione radicale.

ROMANO LA RUSSA (consigliere regionale PdL): Se le firme sono false ci dovremo dimettere.

«Se i giudici dovessero acclarare che le firme erano false, cosa dobbiam fare: dimetterci, ritornare al voto, certamente probabilmente. Saranno i giudici stessi a dirci cosa fare non è che potremo, a quel punto, decidere».

GABRIELE SOLA (consigliere regionale IdV):

«Forse è arrivato davvero il momento della resa dei conti. IdV si costituirà parte civile nel procedimento penale (frutto dell'iniziativa radicale ndr) proprio a voler supportare una battaglia che potrebbe essere fondamentale anche nell'ottica del liberare la Lombardia dall'arrogante strapotere formigoniano».
Silvestri: «Stamattina Staderini e Cappato hanno chiesto l’istituzione di una commissione d'inchiesta, voi la farete vostra e la proporrete in Consiglio?»
SOLA: «Assolutamente sì; potrebbe essere un ulteriore strumento in questa battaglia che va affrontata con tutte le armi disponibili».

L'audio integrale sul sito di Radio Radicale:
http://www.radioradicale.it/scheda/322459.

L'audiovideo della manifestazione sul sito di Radio Radicale:
http://www.radioradicale.it/scheda/322076/dopo-un-anno-vogliamo-giustizia-su-firmigoni.

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Stampa senza regime. Notizie dal mondo libero (25/2 - 3/3)

A cura di Marco del Ciello.

LIBYA'S BERBERS JOIN THE REVOLUTION IN FIGHT TO RECLAIM ANCIENT IDENTITY di Ghaith Abdul-Ahad, da The Guardian. Le tribù berbere che vivono sui monti della Libia occidentale si sono unite alla rivolta, anche per rivendicare la loro identità culturale, repressa dal regime di Gheddafi.

UKRAINE'S BETRAYED REVOLUTION di Yuliya Tymoshenko, da Al Jazeera English. Julija Tymoshenko, già leader della rivoluzione arancione ucraina, offre i suoi consigli a tunisini ed egiziani per evitare il ritorno al potere dei vecchi dittatori.

MICROCREDIT PIONEER OUSTED, HEAD OF BANGLADESH BANK SAYS di Lydia Polgreen e Vikas Bajaj, da The New York Times. Il governo del Bangladesh sta cercando di rimuovere Muhammad Yunus, pioniere del microcredito, dalla direzione della Grameen Bank, istituto da lui stesso fondato.

AFTER GADDAFI. HOW DOES A COUNTRY RECOVER FROM 40 YEARS OF DESTRUCTION BY AN UNCHALLENGED TYRANT? di Dirk Vandewalle, da Newsweek. Nei suoi quarant'anni di governo Gheddafi ha impedito la nascita di una moderna classe dirigente in Libia, per questo è difficile fare previsioni sul futuro del paese.

SIXTY-FIVE-YEARS-OLDS DON'T GO TO PLANNED PARENTHOOD FOR ABORTIONS di Carole Joffe, da Dissent. La destra cristiana statunitense associa la contraccezione all'aborto nelle sue crociate, ma in questo modo finisce per danneggiare solo le donne a basso reddito.

REVOLUTION TALK SPURS CHINA TO BLOCK LINKEDIN di Benny Evangelista, dal San Francisco Chronicle. Dopo Facebook e Twitter, il governo cinese ha bloccato l'accesso anche al meno popolare social network LinkedIn, per timore di rivolte sul modello arabo.

MALE PENSIONERS COULD LOSE OUT IN EU SEX DISCRIMINATION RULING da The Daily Telegraph. La Corte di Giustizia Europa potrebbe dichiarare illegittime le discriminazioni tra uomini e donne nelle assicurazioni auto e nelle pensioni private, con grave danno per entrambe le categorie.

CITIES, INEQUALITY, AND WAGES di Richard Florida, da The Atlantic Monthly. Nelle grandi città le diseguaglianze di reddito sono più ampie che altrove, con il progressivo assottigliarsi della classe media, ma anche il livello medio dei salari è più elevato.

TUNISIA: NEW PRIME MINISTER NAMED; FRENCH FOREIGN MINISTER RESIGNS OVER TIES TO DEPOSED GOVERNMENT di Alana Semuels, dal Los Angeles Times. In Tunisia c'è un nuovo premier ad interim, mentre il ministro degli Esteri francese si è dimesso per i suoi legami con il regime di Ben Ali.

TEXAS GROUP LAUNCHES SCHOLARSHIP EXCLUSIVELY FOR WHITE MALES di Jenna Johnson, da The Washington Post. Una organizzazione no-profit texana ha lanciato una borsa di studio riservata a studenti maschi e caucasici, ma sostiene di non avere propositi razzisti.

LIBYA'S 'LOVE REVOLUTION': MUSLIM DATING SITE SEEDS PROTEST di Jeffrey Kofman e Ki Mae Heussner, da ABC News. Per aggirare i rigidi controlli su Facebook e Twitter, i manifestanti libici hanno utilizzato un sito di appuntamenti islamico, scambiandosi messaggi d'amore in codice.

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