domenica 11 dicembre 2011

Io credo nella nobiltà della politica...

Di Emma Bonino.
Da I doveri della libertà. Intervista a cura di Giovanna Casadio.

Io credo nella nobiltà della politica, e non sono una demagoga. Mi batto contro le degenerazioni del sistema, contro le lesioni ai diritti civili, contro l'occupazione delle istituzioni da parte dei partiti, ma non credo che questo si possa ottenere d'un tratto, con una rivoluzione o con la violenza delle piazze (dico la violenza, non le dimostrazioni in piazza). Voglio contestare fino all'ultimo centimetro, non mi ritiro, non arretro, ma non mi limito a protestare, anzi detesto quelli che dicono che i radicali «protestano». Io mostro sempre, alle istituzioni, quale debba e possa essere una politica diversa, alternativa, persino «impopolare» se necessario. Ho fatto la commissaria dell'Unione Europea rispettosa del ruolo istituzionale, ma anche senza farmi sopraffare dalla burocrazia o dalle convenienze personali, ho fatto il ministro del Commercio internazionale come ho creduto si dovesse fare, cioè con un approccio riformatore e liberale. È proprio della nostra scuola radicale saper assumere ruoli istituzionali in modo credibile, chiaro e positivo, magari subito dopo aver fatto un sit-in o un digiuno, che è sempre, comunque, iniziativa di «dialogo», di confronto delle rispettive posizioni.

Anche i movimenti di questi ultimi tempi, che hanno mostrato quanto la gente sia insoddisfatta e stufa, a un certo momento dovranno avere a che fare con le istituzioni. Una sollevazione di piazza può abbattere, ma se devi costruire le istituzioni sono indispensabili altre regole, un altro senso di responsabilità. Per questo noi ci definiamo «riformatori», e non «riformisti». «Riformista» è un termine abusato, come «liberale». Tutti sono riformisti, tutti sono liberali. Ma non sanno come si fa ad ottenere una vera riforma. Il mio credo sta nella frase di Jean Monnet: «Niente è possibile senza le persone, nulla è duraturo senza le istituzioni». Le persone passano, l'umanità continua. È vero che la legacy, l'eredità, di una persona può essere l'esempio, ma le istituzioni stabiliscono le modalità della convivenza.

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sabato 10 dicembre 2011

Manifestazione a Milano per chiedere elezioni trasparenti in Russia

Oggi pomeriggio l'associazione Annaviva organizza una manifestazione a Milano, in contemporanea con analoghe iniziative in tutta Europa, per denunciare i brogli e le violenze che hanno caratterizzato le ultime consultazioni elettorali in Russia e per chiedere nuove elezioni trasparenti. P. S.: gli organizzatori invitano i partecipanti a portare un fiore o un nastro bianco.


La Russia merita elezioni trasparenti.
Il 10 dicembre decine di migliaia di cittadini russi manifesteranno a Mosca e a San Pietroburgo contro i brogli elettorali, le violazioni e gli arresti di massa che hanno macchiato le votazioni parlamentari di domenica 4 dicembre. In concomitanza, nelle principali città europee si svolgeranno iniziative parallele per attirare l'attenzione sulle violazioni dei diritti umani in Russia e per chiedere la nascita di una vera democrazia.
L'associazione Annaviva, nata nel 2007 in ricordo della giornalista Anna Politkovskaja, è solidale con i manifestanti russi e per questo scende in strada a Milano per chiedere che la scelta dei rappresentanti della Duma avvenga attraverso nuove elezioni democratiche. Milano ospiterà il padiglione della Federazione Russa all'Expo 2015: è essenziale che anche questa città prenda una posizione e domandi a gran voce alle autorità russe il rispetto dei diritti fondamentali e la trasparenza del voto.
AnnaViva intende manifestare il giorno sabato 10 dicembre alle ore 15 di fronte alla bandiera della Federazione Russa, posta per l'Expo 2015 in via Dante a Milano.

Appuntamento sabato 10 dicembre alle ore 15:00, davanti alla bandiera della Russia in via Dante (MM1 Cordusio) a Milano.

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venerdì 9 dicembre 2011

Perché la battaglia sulle carceri non può non essere transnazionale

Di Marco del Ciello.

Ieri pomeriggio Marco Pannella, intervenendo a Roma al 39° Congresso del Partito Radicale, ha dichiarato che la battaglia che i radicali conducono da sempre per la legalità e i diritti umani nelle carceri italiane deve oggi diventare transnazionale, impegnandoci a monitorare le condizioni di vita dei detenuti di tutti i paesi del mondo. Pannella dimostra così di aver compreso che una lotta condotta esclusivamente sul piano nazionale, in questo caso come in molti altri, è destinata al fallimento. Un piccolo ma prezioso volumetto, ristampato pochi mesi fa dall'editore Elèuthera, ci aiuta a comprendere perché. L'autore, l'attivista per i diritti umani Ahmed Othmani, comincia raccontandoci, con la collaborazione della giornalista francese Sophie Bessis, la sua esperienza di detenuto politico nelle carceri tunisine, per poi spiegarci come il suo impegno per la democrazia lo abbia portato a dedicarsi progressivamente alla tutela dei diritti dei detenuti in decine e decine di paesi, del Nord e del Sud del mondo. Questo racconto ci offre dunque una prospettiva originale e inconsueta sul problema. Diciamo subito che la fotografia che ne emerge è sconfortante. Il dato forse più inquietante è quello che riguarda la carcerazione preventiva, cioè gli innocenti in carcere: la media mondiale oscilla addirittura tra il 50 e il 60%, molto al di sopra del già vergognoso 42% italiano, e nessun paese riesce a scendere sotto il 25%, cioè uno su quattro. Ma un altro aspetto deve soprattutto farci riflettere: le persone recluse in tutto il mondo sono circa nove milioni, con percentuali sulla popolazione molto diverse da paese a paese, ma con una costante. Dovunque, negli ultimi trent'anni, il numero dei detenuti è cresciuto più rapidamente sia della popolazione sia del numero di reati commessi. Negli Stati Uniti, ad esempio, i detenuti sono aumentati del 200%, i reati solo del 7%.

Questa crescita esplosiva, che Othmani attribuisce anche al ruolo dei media e alla demagogia dei politici, è la causa prima di quel sovraffollamento che noi radicali denunciamo in Italia ma che è problema globale. Ce lo dimostrano, se ce ne fosse bisogno, anche le cronache di questo ultimo anno. Il settimanale conservatore The Economist ci dice ad esempio che, a seguito delle rivolte londinesi di questa estate, la popolazione carceraria del Regno Unito ha raggiunto la cifra record di 87.000 detenuti, in una drammatica situazione di sovraffollamento. Poche settimane prima la Corte Suprema degli Stati Uniti, con una decisione senza precedenti, ordinava allo Stato della California di rilasciare ben 40.000 detenuti, per ripristinare le condizioni minime di rispetto dei diritti umani all'interno degli istituti di pena. E questi sono paesi di democrazia liberale, con redditi pro capite tra i più elevati dell'intero pianeta. La situazione delle carceri africane, che Othmani ben conosce, come pure l'inferno nascosto dei campi di lavoro cinesi, è infinitamente peggiore. Le condizioni di vita dei reclusi devono infatti essere sempre peggiori di quelle della parte più povera della popolazione, altrimenti svanisce qualunque effetto di deterrenza. Non solo, ma i regimi autoritari, accanto alla pena di morte e alla tortura, utilizzano il carcere come strumento principe per reprimere il dissenso. Anche da questo si capisce quanto siano intimamente connesse la lotta per l'affermazione della democrazia e quella per l'umanizzazione delle carceri. Il libro di Ahmed Othmani ce lo ricorda, con la forza della sua esperienza personale di vita e di politica: in quei paesi africani dove la democrazia avanza, vediamo infatti crescere di pari passo anche la sensibilità e l'impegno dei politici e dei cittadini per le carceri. Secondo un circolo virtuoso che sembra invece essersi spezzato in quei paesi occidentali che stanno pian piano scivolando verso forme di 'democrazia reale'.

Ahmed Othmani, Sophie Bessis, La pena disumana. Per una critica radicale del carcere. Prefazione di Giuliano Pisapia, Elèuthera, 2011.

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giovedì 8 dicembre 2011

Petizione al Parlamento per l'amnistia

Riceviamo e pubblichiamo il testo di una petizione al Parlamento per chiedere quell'amnistia che ripristinerebbe condizioni di legalità e di umanità nelle nostre carceri. È possibile firmare la petizione on line a questo link:



SÌ ALL'AMNISTIA!!! La situazione disumana nella quale i detenuti sono costretti a vivere ogni giorno e su quanto dolore sta causando questa situazione a chiunque abbia una persona cara là dentro, sapendo che vengono trattati peggio degli animali da macello. Perché È NEL DOLORE E NELLA RABBIA che si vive ogni giorno, sapendo che alle persone che ami manca praticamente tutto: acqua calda per lavarsi, detergenti per pulire, letti per dormire; le celle ospitano più detenuti di quanti dovrebbero, i letti a castello non bastano e c'è chi deve dormire su un materasso buttato per terra. Le condizioni sanitarie sono pessime e il rischio di contrarre malattie è elevato, i processi sono arretrati, i tempi della giustizia troppo lunghi, manca addirittura la benzina per portare i detenuti ai processi. Tutto questo è vergognoso. Nelle carceri italiane sono presenti più di 67.000 detenuti, in uno spazio che ne dovrebbe contenere poco più di 45.000, come potete immaginare la situazione è esasperante per chi ci è recluso, per chi ci lavora e per chi aspetta fuori, i suicidi aumentano di giorno in giorno, le statistiche dicono UNO OGNI CINQUE GIORNI e ad essi si aggiungono i decessi per suicidio degli agenti penitenziari. NON SONO PIÙ ISTITUTI PER IL REINSERIMENTO DEL CITTADINO MA LAGER DI MORTE. Non sono solo i cittadini a denunciare questa situazione, ma anche magistrati, avvocati, psicologi, assistenti sociali, agenti penitenziari, dottori, insegnanti, anche alcuni politici e gli altri Stati europei e non. Quindi mi chiedo cosa stia aspettando il Governo per dare una svolta a questa situazione che VIOLA I DIRITTI UMANI, invece di CONTINUARE AD EVITARE L'ARGOMENTO, forse perché manca il coraggio di prendere una decisione per paura delle varie reazioni. Così facendo aumentano il dolore e l'angoscia di ogni persona che ha qualcuno dentro le carceri. Ritengo sia giusto parlare di amnistia e che serva parlarne sui giornali, nelle radio, nelle trasmissioni e nei telegiornali per sensibilizzare l'opinione pubblica, perchè l'Italia è formata da noi cittadini e se permettiamo che succedano cose come questa ANTICOSTITUZIONALI, direi, ne siamo responsabili anche noi se non proviamo almeno a fare qualcosa, visto che chi dovrebbe occuparsi di questo pensa solo ai propri interessi, pensando a come levarci altri soldi a noi e non ai loro stipendi, preoccupati solo di mantenere una buona immagine ignorando quello di cui abbiamo veramente bisogno.
DITE SÌ ALL'AMNISTIA CON LE VOSTRE FIRME ACCOMPAGNATE DAGLI ESTREMI DI UN DOCUMENTO DEL FIRMATARIO.

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martedì 6 dicembre 2011

Riunione settimanale


Stasera, come tutti i martedì, ci ritroveremo nella sede di via Borsieri 12 (MM2 Garibaldi) a Milano, dalle 20:30 alle 22:00 circa, per la consueta riunione settimanale dell'associazione. Commenteremo insieme i provvedimenti economici adottati dal governo Monti domenica sera. All'ordine del giorno anche la seconda sessione del 39° Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, che si terrà a Roma dall'8 all'11 dicembre. La riunione è aperta alla partecipazione di tutti, iscritti e non.

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domenica 4 dicembre 2011

Il Partito Radicale proclama il diritto e la legge...

Dallo Statuto del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito*.


Preambolo allo Statuto

Il Partito Radicale
proclama il diritto e la legge, diritto e legge anche politici del Partito Radicale,
proclama nel loro rispetto la fonte insuperabile di legittimità delle istituzioni,
proclama il dovere alla disobbedienza, alla non-collaborazione, alla obiezione di coscienza, alle supreme forme di lotta nonviolenta per la difesa, con la vita, della vita, del diritto, della legge.
Richiama se stesso, ed ogni persona che voglia sperare nella vita e nella pace, nella giustizia e nella libertà, allo stretto rispetto, all'attiva difesa di due leggi fondamentali quali:
La Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo (auspicando che l'intitolazione venga mutata in "Diritti della Persona") e la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo nonché delle Costituzioni degli Stati che rispettino i principi contenuti nelle due carte; al rifiuto dell'obbedienza e del riconoscimento di legittimità, invece, per chiunque le violi, chiunque non le applichi, chiunque le riduca a verbose dichiarazioni meramente ordinatorie, cioè a non-leggi.
Dichiara di conferire all'imperativo del "non uccidere" valore di legge storicamente assoluta, senza eccezioni, nemmeno quella della legittima difesa.

* Il Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito terrà la seconda sessione del suo 39° Congresso a Roma dall'8 all'11 dicembre. Info su www.radicalparty.org.

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giovedì 1 dicembre 2011

Attuare i cinque referendum per cambiare Milano. A che punto siamo?


Sabato prossimo il Gruppo Radicale - Federalista europeo al comune di Milano e il comitato referendario Milano Sì Muove organizzano un incontro pubblico dal titolo 'Attuare i cinque referendum per cambiare Milano. A che punto siamo?', per fare il punto della situazione sull'attuazione dei cinque referendum propositivi su ambiente e mobilità sostenibile approvati dai cittadini milanesi con il voto del giugno scorso.


Programma completo

(Ore 10.00) Aprono e presiedono i lavori

Edoardo Croci, presidente del comitato Milano Sì Muove;
Marco Cappato, presidente del Gruppo Radicale - Federalista europeo e segretario del comitato Milano Sì muove.

Interviene:
Davide Corritore, direttore generale del Comune di Milano

(Ore 10.30) Primo referendum: Dimezzare traffico e smog

Pierfrancesco Maran, assessore mobilità, ambiente, arredo urbano, verde del Comune di Milano;
Andrea Poggio, vicedirettore di Legambiente (in collegamento via Skype);
Maria Berrini, amministratore unico Amat (in collegamento via Skype);
Fabio Casiroli, Systematica;
Anna Gerometta, Genitori Antismog;
Paolo Crosignani, Istituto dei tumori;
Carlo Monguzzi, presidente Commissione mobilità, ambiente, arredo urbano, verde del Comune di Milano;

(Ore 11.30) Secondo referendum: Raddoppiare alberi e verde pubblico

Enrico Fedrighini, portavoce Milano Sì Muove;
Andreas Kipar, paesaggista;
Francesco Borella, consigliere Italia Nostra Milano;
Rappresentante WWF Lombardia.

(Ore 14.30) Terzo referendum: conservare il parco EXPO

Stefano Boeri, assessore alla cultura e all’EXPO Comune di Milano;
Eliot Laniado, Politecnico di Milano;
Stefano Pogutz, direttore master Mager – Università Bocconi;
Franco Morganti, Network Economy;
Federico Oliva, presidente INU (in collegamento via Skype).

(Ore 15.30) Quarto referendum: energia pulita

Lucia De Cesaris, assessore all'urbanistica del Comune di Milano;
Carlo Montalbetti, direttore Comieco;
Marzio Galeotti, Università degli Studi di Milano e Iefe – Università Bocconi;
Claudio De Albertis, presidente Assimpredil;
Renato Ravanelli, direttore generale A2A;
Isabella Goldmann, architetto.

(Ore 16.30) Quinto referendum: riapertura dei Navigli

Guido Rosti, geologo e scrittore;
Empio Malara, presidente Amici dei Navigli;
Antonello Boatti, Politecnico di Milano;
Enrico Marcora, consigliere regionale;
Antonello Boatti, Politecnico di Milano;
Fiorello Cortiana, Internet Governance Forum Italia;
Stefano Rolando, IULM.

(Ore 17.30) Conclusioni

Marco Cappato, segretario del comitato Milano Sì Muove;
Enrico Fedrighini, portavoce del comitato Milano Sì Muove;
Edoardo Croci, presidente del comitato Milano Sì Muove.

È stato invitato il Sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. Al termine di ogni sessione è previsto il dibattito con il pubblico.

RSVP: infomilanosimuove.it; 02 88450276.

Appuntamento sabato 3 dicembre alle ore 10:00, presso la sala convegni al terzo piano di Palazzo Reale in piazza Duomo 14 (MM1/3 Duomo) a Milano.

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